La più importante biblioteca del Meridione d'Italia, la Nazionale di Napoli, porta ancora il nome di quel sovrano che affidò il governo del nostro Paese a Mussolini, che firmò le leggi razziali, che avallò la dichiarazione di guerra, che fuggì da Roma vergognosamente l'8 settembre: Vittorio Emanuele III. Rare figure nella storia d'Italia hanno svolto un ruolo così durevolmente negativo. Perché dunque quella illustre biblioteca i cui tesori la pongono sullo stesso piano delle due Nazionali "centrali" di Roma e di Firenze reca quel nome? Perché la splendida sede in cui si trova, e cioè il palazzo reale in piazza Plebiscito, fu donata allo Stato italiano per l'appunto da quel re, su consiglio e sollecitazione del Senatore del Regno Benedetto Croce. E dunque a lui che la biblioteca andrebbe intitolata. Che conservi ancora quella vecchia intitolazione è offensivo sia verso Napoli che verso Croce. E a lui che la città deve questa ricchezza impareggiabile. Croce non è figura che possa scivolare nel dimenticatoio. Scrisse una volta di lui, commemorandolo, Concetto Marchesi: «Egli era l'unico superstite di universale valore a cui il liberalismo avrebbe potuto affidare in eredità quanto restava del suo tesoro ideale e storico». (L'intero saggio, alto per il contenuto e per lo stile, si può leggere ormai in un volume zeppo di scritti introvabili, appena uscito: Concetto Marchesi, Altri scritti, Edizioni dell'Archivio Concetto Marchesi, Cardano al Campo). Non so a chi spetti di prendere l'iniziativa, ma certo il ministro ha sensibilità e cultura e non lascerà, spero, cadere questa sollecitazione.