Mancano 168 giorni e qualche ora alla proclamazione delle nuove sette «Meraviglie del mondo». La scelta infatti sarà fatta il 7 luglio a Lisbona, una data davvero cult per gli appassionati di numerologia: 070707. Di certo, comunque, nel frattempo il lotto delle candidate si è ridotto a ventuno. L'ultima a essere stata scelta è il sito archeologico di Petra, in Giordania, antica capitale del regno dei nabatei a cavallo della nascita di Cristo. Grandi ingegneri idraulici, i nabatei costruirono canali e bacini di raccolta sotterranei per l'acqua, ma anche un teatro da ben quattromila posti modellato sugli esempi contemporanei romani e greci. Questi due ultimi popoli sono anch'essi presenti tra le finaliste, grazie al Colosseo di Roma e l'Acropoli di Atene. L'incrocio tra la cultura islamica e quella europea è invece rappresentato da due diversi edifici guarda caso sistemati proprio ai capi opposti del Mediterraneo: l'Alhambra a Granada (Spagna) e la ex chiesa ed ex moschea di Hagia Sophia a Istanbul in Turchia. La Russia sfodera inoltre la Piazza Rossa e il Cremlino, mentre gli Usa rispondono con la Statua della Libertà. Sarà poi un monumento preistorico, il sito di Stonehenge con le sue antiche e misteriose pietre, a rappresentare l'Inghilterra; mentre la Francia sfodera quasi inevitabilmente la Torre Eiffel come simbolo di sfida e progresso. L'ultimo gioiello europeo è il castello di Neuschwangstein in Baviera, forse non a caso, usato come modello da Walt Disney per i castelli delle sue fiabe animate. Valicando l'Oceano Atlantico, per l'America centrale è in lizza la piramide Maya di Chichén Itza nello Yucatan e per quella meridionale la misteriosa città di Machu Picchu sulle Ande peruviane, oggi peraltro minacciata da un afflusso turistico eccessivo e la statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro. Non mancano nemmeno le misteriose statue dell'Isola di Pasqua al largo delle coste cilene. Uno sguardo agli altri continenti. L'Australia offre l'Opera House del porto di Sidney. Più corposo il lotto delle concorrenti provenienti dall'Asia: la grande muraglia cinese, il tempio di Kyomizu a Kyoto (Giappone), le meraviglie della civiltà Khmer di Angkor in Cambogia e il Taj Mahal, il grande mausoleo costruito in India dagli imperatori Mogol. Resta l'Africa, con la misteriosa città di Timbuctù nel Mali, tappa obbligata per le carovane che attraversano il Sahara, e l'unica delle «Sette Meraviglie» del mondo antico a essere sopravvissuta fino a oggi: le Piramidi d'Egitto. Scelte perché rappresentano il sogno umano più grande: quello dell'immortalità. Ognuno di questi capolavori è stato scrutinato da un gruppo di esperti coordinato da Federico Mayor, ex direttore generale dell'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura, a partire da un gruppo più esteso di 77 siti che erano stati votati da milioni di persone in tutto il mondo. E adesso saranno ancora i voti raccolti via internet o per telefono a scegliere quali saranno le «nuove» sette meraviglie. L'evento ha sollevato un notevole battage mediatico, eppure la cosa non sembra rappresentare una semplice operazione di marketing. Metà dei profitti generati dall'iniziativa saranno infatti usati per finanziare interventi di restauro architettonico in tutto il mondo.