Simone Siliani Già assessore alla cultura dal 1999 al 2006 Da par suo, anche se certamente senza originalità, Philippe Daverio descrive Firenze come una nobile decaduta, intenta a rimirarsi l'ombelico, a sognare i bei tempi andati, facendosi chiamare dai turisti che visitano il suo bel castello "signora marchesa". Una città, fuor di metafora, ripiegata sul suo splendido passato, che vive di rendita, ma dove non si produce più cultura d'eccellenza, stereotipo, invero, abbastanza frusto e già sentito. Ma, come ogni stereotipo, coglie solo aspetti della realtà. Inutile negare che vi sono settori della città che concepiscono la storia e l'arte qui depositatasi come (...) una gallina dalle uova d'oro e, per questo tendono ad alimentare l'uso dei depositi culturali del passato. Ma Firenze non è solo questo, anzi lo è sempre meno. Forse non sarà più la capitale culturale d'Italia e d'Europa, ma è tutt'altro che una morta gora. Peraltro, i risultati che Daverio può vantare a Milano come assessore alla cultura nel periodo 1993-1997 non sono ceno esaltanti perché se Firenze piange Milano certo non ride: da città europea e vivace proprio in quegli anni, Milano decade in una grigia e omologata città della finanza. E forse l'articolo di Daverio denuncia proprio una limitata conoscenza di Firenze. Inviterei volentieri Daverio a passeggiare nell'Oltrarno e visitare, ad esempio, Cantieri Goldonetta, un "contenitore" antico recuperato e sede di uno dei centri più avanzati d'Europa di danza e cultura contemporanee. Oppure a visitare la sede di Tempo Reale, il centro di sperimentazione musicale voluto da Luciano Berio. O ancora a fare insieme un giro dei teatri fiorentini, molti dei quali dedicati alla produzione contemporanea: dal Teatro Studio di Scandicci alla Limonaia di Sesto, da Cantieri Florida a Pupi e Fresedde di Rifredi. Se poi Daverio decide di venire in città a Maggio potrà facilmente rendersi conto che il Maggio è tutt'altro che un festival celebrativo e che Fabbrica Europa è uno dei festival di culture contemporanee più importante d'Italia. Quanto alla musica, mi domando come si faccia a dire che Firenze non è più una "vetta dell'espressionismo musicale": dovrei forse suggerire che gli artisti del Maggio sono fra i migliori d'Europa, oppure elencare la Scuola di Musica di Fiesole, l'Orchestra Regionale della Toscana, le stagioni degli Amici della Musica, fino ad esperienze più piccole ma di grande qualità. Magari, Daverio potrebbe essere invitato alla inaugurazione della nuova Biblioteca della Città per vedere come si può innestare una idea moderna di biblioteca in un immobile storico. Oppure visitare il Museo della Fotografia degli Alinari per capire come una esperienza produttiva e artistica storica continui a parlare agli uomini d'oggi, o anche il Museo dei Ragazzi in Palazzo Vecchio per rendersi conto di "come fare a riempire uno splendido contenitore di contenuti nuovi". Firenze, stia tranquillo Daverio, è la capitale della Toscana, ma il suo esserlo sempre di più non è legato al collocarsi sopra le altre città della Toscana bensì a fare sistema con queste: questo dovrebbe essere la carta vincente e l'oggetto di un lavoro continuo e difficile. Del resto potrebbe essere un buon suggerimento anche per Milano che soffre della crescita del ruolo culturale di città come Mantova o Brescia proprio perché si preoccupa di autoproclamarsi capitale lombarda e di competere con loro anziché essere il centro di un sistema regionale. Comunque, noi qui ci siamo dati da fare, caso Daverio e, infatti, i dati sulla qualità della vita e in particolare della cultura e del tempo libero del Sole 24 Ore lo confermano.
Firenze. Sappiamo ancora fabbricare cultura
Simone Siliani, ex assessore alla cultura di Firenze, ha scritto un articolo in cui descrive la città come una "nobile decaduta" che vive di rendita e non produce più cultura d'eccellenza. L'autore, Philippe Daverio, ha risposto con un articolo in cui critica Siliani per aver rappresentato Firenze in modo stereotipato e limitato. Daverio sostiene che Firenze è una città viva e in continua evoluzione, con settori che concepiscono la storia e l'arte come una "gallina dalle uova d'oro". L'autore propone di visitare alcuni luoghi culturali della città, come Cantieri Goldonetta e Tempo Reale, per capire meglio la vera essenza di Firenze.
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