«Torno a Berlino - dove ho già vissuto prima della caduta del Muro, e dopo - con entusiasmo: è una città ricca di stimoli culturali». Angelo Bolaffi commenta così la sua nomina per chiara fama a direttore dell'Istituto italiano di Cultura di Berlino, dove si insedierà entro metà marzo. «È una grande responsabilità, in un Istituto di cultura - spiega - tra i più importanti al mondo, se si considera che l'interscambio commerciale tra Italia e Germania è altissimo; inoltre, la Germania è stata ed è per noi terra di migrazione, dove la comunità italiana è molto folta». Romano, classe 1946, germanista, ordinario di Filosofia politica all'università La Sapienza, Bolaffi è anche autore di numerosi saggi che offrono preziose chiavi di lettura nei rapporti tra i due Paesi (dall'ultimo, Pensiero e potere. Pensare «oltre» il '900, a Il sogno tedesco. La nuova Germania e la coscienza europea). Professore, lei usa dire che gli italiani ammirano i tedeschi, ma non li amano; i tedeschi amano gli italiani ma non li stimano. Con quale spirito affronterà l'incarico, tra vecchi pregiudizi e affinità elettive? «Cercherò di rappresentare per quello che è possibile un'immagine dell'Italia lontana dagli stereotipi che vengono diffusi da certa stampa tedesca; ma cercherò anche di contrastare, d'altro canto, un'immagine autolesionista prodotta dall'Italia stessa. Mi piacerebbe divulgare un'immagine del nostro paese più moderna, produttiva, lontana da quell'idea romanticheggiante e classica che piace tanto ai tedeschi, i quali ci temono e non ci capiscono forse proprio perché non ci conoscono abbastanza; non sanno che il '900 è stato un secolo cruciale per la cultura e l'industria italiane». Un rilancio oltre il Grand Tour? «Già: per loro il viaggio in Italia resta quello di Goethe, mentre ignorano il Viaggio in Italia di Piovene, uscito nel 1957 con La Ciociara di Moravia e la prima Cinquecento: ecco, 50 anni dopo vorrei raccontare in un convegno questa Italia. Ma nel marzo 1957 ricorre anche l'anniversario dei Trattati di Roma. Se c'è un asse politico che funziona oggi in Europa è quello tra Italia e Germania, catalizzatore dell'Ue in una congiuntura nella quale i tedeschi concentrano tutte le massime cariche europee; ogni volta che l'Europa deve giocare le carte del suo destino, la Germania gioca un ruolo fondamentale». E il Sud? «Vorrei raccontarlo in modo diverso, portando magari la mostra che a Roma espone le immagini del Vesuvio, per far capire lo spessore della complessità di una terra dove chi "fatica" davvero, per le difficoltà ambientali, sono i napoletani, altro che i tedeschi...».