L'Opera dei Pupi, retaggio medievale del teatro delle marionette, è stata proclamata bene culturale dall'Unesco che ha tributato lo stesso riconoscimento al Canto dei pastori sardi in Barbagia. I giacimenti artistici non si nutrono solo di Giotto e Michelangelo. L'Unesco lo chiama "patrimonio culturale intangibile", dedicandogli una Convenzione mondiale di salvaguardia: valorizzare, nella varietà dei territori, tradizioni orali, cerimonie, riti, arti dello spettacolo popolare, consuetudini sociali, saperi e tecniche artigianali, senza escluderne la materialità dell'antropologia alimentare, cara al dotto Rabelais. Vivaci organetti hanno introdotto musicalmente la conferenza su "Le nostre tradizioni, una risorsa per il futuro", con il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, per presentare le iniziative che appoggiano la Convenzione dell'Unesco, attraverso un Comitato intergovernativo che si riunirà in Cina a maggio e l'anno prossimo in Giappone. «La potenza delle radici ancora vive: ecco la sfida, mentre è in atto il censimento delle risorse culturali di questo tipo», dice il ministro Rutelli, annunciando che la Finanziaria prevede una spesa di 15 milioni di euro. «Se le città, come le lingue, muoiono se non si rinnovano - aggiunge Rutelli - è dalle tradizioni che si può trarre la forza di renderne partecipe il grande pubblico». Trent'anni fa, un musicologo come Roberto De Simone rivalutò la tradizione popolare con la "Gatta cenerentola", che lui definiva «un melodramma nuovo e antico, come le fiabe, dove si canta per parlare e si parla per cantare». Più ancestrale l'esempio della Notte della Taranta, nel Salento, fenomeno studiato dagli antropologi e che richiama artisti internazionali. Fonti e risorse che comprendono anche rituali, come le processioni di cui si tramanda la scenografia. Alla conferenza, svoltasi ieri all'Ara Pacis, accanto al ministro c'era Maurizio Costanzo, intervenuto con il sottosegretario Danielle Mazzonis e l'antropologo Paolo Apolito. Partecipe di questa riscoperta, Costanzo ricorda che le processioni affascinavano un regista colto e raffinato come Orazio Costa, tanto da curarne la regia con passione. Perché l'origine dei beni "intangibili" - materializzati in altri esempi, come i Ceri di Gubbio, i Gigli di Nola, gli scacchi animati di Marostica - affonda nella cultura premoderna. Dalla quale nascevano persino le forme d'arte più sublimi, tra Medioevo e Rinascimento. «L'arte vuole sempre irrealtà visibili», diceva Borges, attratto pure lui dai "misteri" intangibili.
Rutelli: le tradizioni del passato, una forza per affrontare il futuro
L'Unesco ha proclamato l'Opera dei Pupi e il Canto dei pastori sardi in Barbagia come beni culturali intangibili. La Convenzione mondiale di salvaguardia è stata presentata al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, che ha annunciato una spesa di 15 milioni di euro per il censimento delle risorse culturali. La tradizione popolare è stata rivalutata da musicologi e antropologi, che hanno studiato fenomeni come la Notte della Taranta e le processioni. L'Unesco ha anche riconosciuto la materialità dell'antropologia alimentare come parte del patrimonio culturale intangibile.
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