I progetti e le ipotesi sul trasloco di San Vittore hanno sbattuto per anni contro lo stesso muro: il vincolo architettonico. Posto dalla soprintendenza su tutti gli edifici pubblici costruiti da più di 50 anni. Ieri, a incrinare quel divieto, sono arrivate le parole del ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani: «Demolire il brutto, anche se costruito più di 50 anni fa: San Vittore è un edificio che non merita di essere tutelato, potrebbe fare spazio a nuove costruzioni». Solo parole, per ora. Ma pronunciate dal ministro che di quel vincolo, nei fatti, è il più alto responsabile. «Musica per le nostre orecchie dice il vicesindaco, Riccardo De Corato . Aspettiamo solo che l'opinione del ministro si traduca in un atto concreto. Noi siamo pronti: tolto il vincolo, arriveranno le ruspe». Stessa attesa per il deputato di Forza Italia, Maurizio Lupi. «Su San Vittore si è parlato fin troppo. Per la dignità dei detenuti e per il recupero dell'area, mi auguro che le parole di Urbani siano davvero un passo concreto». Il progetto del Comune, annunciato qualche mese fa dal sindaco Albertini, è quello di creare sull'area di San Vittore una sorta di «central park» circondato da grattacieli: Milano che si immagina newyorchese. E perde, forse, un pezzo della sua storia. «Ma la nostalgiadice l'architetto Stefano Boerinon può schiacciare le riflessioni sulla città contemporanea». Sì alla demolizione, dunque? «Il nodo è un altro: non si dovrebbe espellere il carcere dal corpo della città. Opera, penitenziario "nel deserto", è la costruzione più agghiacciante che abbia mai visitato, un carcere tra le case è invece simbolo di speranza, della possibilità di riabilitazione». Parole condivise dal responsabile lombardo di Legambiente, Ennio Rota: «II carcere non può essere lontano dalle coscienze. E d'altra parte i parenti dei detenuti devono poterlo raggiungere agevolmente. Sull'abbattimento di San Vittore comunque non mi farei scrupoli. Ben venga il parco». A difendere i cinque raggi che nel 1879 ospitarono i primi 800 detenuti, resta la soprintendente Carla Di Francesco, che aveva già affermato: «È impensabile radere al suolo San Vittore». In caso di richiesta, sarà comunque la soprintendenza a fare una verifica sull'interesse storico e architettonico dell'edificio. E sulla base di quelle valutazioni, sarà forse possibile immaginarne la nuova vita. «Si potrebbero concentrare a San Vittore dice Emanuele Piano, capogruppo ds in consiglio comunale le funzioni culturali e di reinserimento. Le decisioni dovranno comunque ruotare intorno a un unico punto: quale sia la cosa migliore per i detenuti, per il loro recupero e per la città». Gianni Santucci «Le parole di Urbani arrivano come musica alle orecchie. L'unico ostacolo alla demolizione di San Vittore è il vincolo architettonico. Una volta rimosso, il carcere sarà abbattuto. Al ministro non resta che formalizzare questa-, sua volontà, traducendola in un atto concreto. Non abbiamo dubbi che alle sue parole seguiranno i fatti. Noi siamo pronti: tolto il divieto, arriveranno le ruspe»
II ministro: demolite San Vittore, è brutto
Il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, ha espresso il desiderio di demolire il carcere di San Vittore, che è stato costruito più di 50 anni fa e è tutelato dal vincolo architettonico. Il vicesindaco Riccardo De Corato e il deputato di Forza Italia, Maurizio Lupi, hanno espresso la loro disponibilità a demolire il carcere se il vincolo verrà rimosso. Il Comune di Milano ha annunciato un progetto per creare un central park sull'area del carcere, ma alcuni hanno espresso preoccupazioni sulla possibilità di espellere il carcere dal corpo della città.
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