All'intervento di Philippe Daverio, che abbiamo pubblicato ieri, segue la risposta del nuovo assessore alla cultura di Palazzo Vecchio Ringrazio «La Nazione» per la discussione che ha aperto con l'intervento, come sempre colto e intelligente, di Daverio. Verrà il tempo del confronto su scelte, programmi e iniziative concrete. Ma per il momento mi preme proporre, con tutta l'umiltà possibile, un ragionamento sull'idea di Firenze. Ho paura che su questa città piccola, anziana fuori dai circuiti internazionali del business, incomba un destino: quello della Disneyland del Rinascimento. Può anche non essere una iattura per tassisti e albergatori. Ma significa che un ragazzo fiorentino con la voglia di fare un mestiere diverso, dovrà molto probabilmente emigrare. Perché la sua città vive di rendita sul proprio passato e non gli offre opportunità di futuro. Si può rovesciare questo destino? Non saremmo qui se non credessimo di sì. «Rimettersi in gioco» dice Daverio e ha ragione. Abbiamo la fortuna di essere un marchio conosciuto in tutto il mondo, come hanno capito bene Gucci e Ferragamo: è la ragione per cui via Tornabuoni è diventata una copia della Fifth Avenue e non possiamo farci niente. Ma questa è anche la nostra forza. Da Firenze passa tutto il mondo. Se ad artisti, scienziati, architetti, imprenditori si chiede di venire qui, è più facile che accettino. ECCO che la città piccola e anziana, se ha un po' di idee in testa, può tornare a proporre qualcosa e magari dare delle nuove opportunità di lavoro ai nostri ragazzi. A due condizioni, credo. La prima è che ci sia un impegno forte dello Stato in termini di soldi. Accanto a Roma e Venezia, Firenze deve essere oggetto di investimenti soprattutto sul fronte della conservazione: musei, biblioteche, restauro. LA SECONDA è riuscire a convogliare sulla città le risorse dei privati per produrre cultura, che è appunto la «ragione sociale» della Fondazione Palazzo Strozzi: un esperimento nuovo (a livello nazionale) e determinante. Se funziona, abbiamo fatto un passo avanti. Vedo che c'è un po' di preoccupazione sul fatto che la politica sia espropriata di qualcosa che (sbagliando) si ritiene di sua pertinenza: se c'è la Fondazione e per di più il Governo taglia i fondi, che ci sta a fare l'assessore alla Cultura? Appunto queste due cose: convincere Stato e privati a investire su Firenze. Che non significa dirgli quanto siamo belli: questo lo sanno già e gli interessa relativamente. Ci vogliono proposte concrete, iniziative realizzabili di grande qualità che usino Firenze come palcoscenico e riescano (anche per questo) ad avere risonanza mondiale. CI SONO in questa città uomini e donne bravissimi. Devo riuscire a raccogliere le loro idee e portarle a chi ha i soldi per realizzarle. I pochi soldini che ho rischiarli per allargare il giro e gli orizzonti. Piero Pelù porterà a Firenze altri artisti: altre idee, altre occasioni potranno uscirne fuori. Dedicate ai fiorentini. Questo vorrei fosse chiaro: il pubblico di Firenze (noi) è esigente, terribile, incontentabile. Se riusciamo a fare qualcosa che lo convince, possiamo stare sicuri di avere fatto qualcosa di buono per tutto il mondo. Ce la faremo? Non lo so. Ci proviamo. Tutti assieme. Giovanni Gozzini Assessore alla cultura del comune di Firenze Assessore alla Cultura
FIRENZE. Convincerò i privati a investire
L'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio, Giovanni Gozzini, propone un piano per salvare Firenze dal destino di diventare una "Disneyland del Rinascimento". Secondo Gozzini, la città deve investire in conservazione, musei, biblioteche e restauro, e convogliare le risorse dei privati per produrre cultura. Ciò richiede un impegno forte dello Stato e la creazione di iniziative concrete e di grande qualità. Gozzini sostiene che Firenze ha la fortuna di essere un marchio conosciuto in tutto il mondo, ma che ciò non è sufficiente e che la città deve riuscire a convincere lo Stato e i privati a investire in lei.
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