Un'idea per chi salti a Roma domani. E un'occasione da cogliere al volo (che si ripeterà il 24 marzo, il 19 maggio, il 21 luglio, a settembre perla Notte Bianca o il 17 novembre) grazie al programma «Farnesina porte aperte». Un'iniziativa che consente, non solo di ammirare il complesso architettonico (costruito da Enrico Del Debbio con Arnaldo Foschini e Vittorio Morpurgo) ma anche la sua collezione d'arte contemporanea. Una collezione composta essenzialmente da due nuclei di opere: quelle pensate appositamente per la sede istituzionale e quelle, assai più numerose, appartenenti alla raccolta avviata nel 2000 dal Ministero grazie ad un'illuminata iniziativa promossa dell'allora Segretario Generale Umberto Vattani. Le prime costituiscono la testimonianza diretta del programma decorativo sviluppato da Del Debbio per le aree interne del palazzo delle quali egli, in qualità dl direttore artistico del cantiere, completò gli arredi e gli apparati decorativi coinvolgendo, per questo, vari artisti; così è nato il soffitto della Sala per le Riunioni Internazionali di Pietro Cascella, quello dello Studio del Ministro di Giorgio Quaroni, quello in stucco dorato della Sala delle Vittorie di Amerigo Tot, quello dell'Anticamera degli Ambasciatori dl Francesco Goccia e, su questa stessa linea, sono stati chiamati nel corso degli anni Luigi Montanarini e Toti Scialoja (bellissimi i loro grandi mosaici a parete del 1966), o Pietro Consagra, o Arnaldo Pomodoro (la sua Grande sfera del 1966-'67 è posta all'esterno del Ministero). A queste opere, spesso di dimensioni monumentali, se ne affiancanp da poco più di un lustro numerose altre che, pur non appartenendo al Ministero, sono concesse ad esso da archivi e collezioni private in forma di comodato al fine di costituire una raccolta capace, seppure temporaneamente, di illustrare le vicende artistiche nazionali del XX secolo. Naturalmente, proprio per questo motivo oltre che, forse, per un preciso indirizzo curatoriale, essa si presenta con dei caratteri non del tutto omogenei, sottolineati ulteriormente dalla dislocazione non sempre felicissima (ovviamente in spazi di una sede della pubblica amministrazione e non di un museo). Tuttavia molte di esse costituiscono motivi di notevole interesse (come si può vedere anche nel volume Cento anni di Arte Italiana alla Farnesina a cura di Maurizio Calvesi presentato ieri in coincidenza con l'inaugurazione della mostra Sagome 547 dedicata ai problemi dell'infanzia nel mondo derivanti da guerre, atti terroristici, violenze...) e la circostanza costituisce una valida occasione per ammirarle. Tra queste, ad esempio, La città d'America di Afro del 1952, l'Architettura 1 di Bice Lazzari del 1955, gli Amanti antichi di Leoncillo del 1965, Telegramma del '60 e il Re del Sole del '61 di Gastone Novelli, Sperimentale di Antonio Santilippo del 1957 oltre vari lavori dl Burri di Fontana; e poi, ancora, le creazioni di Nunzio, Dessì, Ontani.