Una legge fatta nell'interesse del BelPaese, contro «il brutto», che mira a fornire le autonomie locali di «tutti gli strumenti per avere città più belle, quelle che già ci sono e quelle che ci saranno». È questo l'identikit del disegno di legge di iniziativa governativa che reca la «legge quadro sulla qualità architettonica» licenziato ieri dal Consiglio dei ministri. A illustrarlo, il ministro della Cultura Giuliano Urbani, autore del provvedimento con il ministro delle Infrastrutture Lunardi. La legge «serve a mettere più cura nei piani urbanistici», ha spiegato Urbani. «Siamo il BelPaese ma negli ultimi 30-40 anni abbiamo fatto molto per deturpare i nostri centri storici, costruendo cose mostruosamente brutte». Da oggi, si spera, non più, perché la legge consentirà di «innalzare il livello qualitativo delle nuove zone» e tutelare le vecchie. Per farlo, il provvedimento individua una serie di strumenti. Tra questi il ricorso al concorso di idee, un fondo per il finanziamento delle spese, la revisione della «dichiarazione di particolare valore artistico», il restauro legato alla qualità, la valorizzazione del diritto d'autore e, soprattutto, la nascita di una Fondazione per la qualità architettonica costituita dei ministeri della Cultura, delle Infrastrutture e dell'Università. La Fondazione, tra l'altro, assegnerà una sorta di «bollino di qualità al bello», come lo ha definito Urbani. Ma una delle novità più considerevoli della legge è la «sostituzione di un parametro temporale, pigro, con uno oggettivo e legato al bello» nella valutazione e tutela delle opere architettoniche, come ha evidenziato lo stesso ministro della Cultura. La legislazione attuale, infatti, prevede che possano essere tutelate solo le opere di architettura costruite da oltre 50 anni. «Se demoliamo il brutto, anche quello costruito 50 anni fa, facciamo solo opera buona», ha spiegato Urbani. Il ministro ha subito chiarito che «non c'è un piano di abbattimento» nella nuova legge: «Incentiviamo la riconsiderazione di sostituire un brutto anche funzionale, e basti pensare alle case costruite negli Anni 50 che non hanno tutti gli standard di sicurezza moderni». «Il provvedimento - ha precisato il ministro -, largamente atteso dagli operatori del settore, da un adeguato riconoscimento alle peculiari esigenze conservative dei beni culturali. Non c'è dubbio infatti che il restauro di un'opera artistica crea problemi ben diversi rispetto alla costruzione di un nuovo edificio. Restaurare il Teatro alla Scala o il Colosseo non è la stessa cosa che asfaltare una strada». Urbani ha poi spiegato che «il provvedimento approvato sì inserisce in un pacchetto di iniziative, quali il nuovo codice dei beni culturali, la disciplina dell'insegnamento del restauro, l'aggiornamento delle sanzioni penali per i reati a danno del patrimonio culturale, che costituiranno un insieme di regole certe, moderne ed efficienti. In tal modo si è aperta la strada per assicurare una tutela sempre più efficace e tempestiva a un patrimonio che tutto il mondo ci invidia».
Ddl contro il brutto. Urbani: difendiamo il Belpaese
Il Consiglio dei ministri ha approvato una legge quadro sulla qualità architettonica, che mira a fornire autonomie locali per avere città più belle. La legge, promossa dal ministro della Cultura Giuliano Urbani, individua strumenti come il concorso di idee, un fondo per il finanziamento, la revisione della dichiarazione di particolare valore artistico e la nascita di una Fondazione per la qualità architettonica. La legge sostituisce un parametro temporale con uno oggettivo e legato al bello nella valutazione e tutela delle opere architettoniche. Il ministro ha spiegato che la legge non prevede un piano di abbattimento, ma piuttosto l'incentivazione della riconsiderazione di sostituire un brutto con un bello.
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