Rischia di diventare retorica la domanda che tutti, ogni santo giorno, ci poniamo in questa regione per tutto quello che accade e per tutto quello che non accade, e cioè su che cosa non funzioni come dovrebbe non solo per quanto riguarda il turismo culturale. Si sa che da anni la Calabria insegue l'obiettivo di fare del turismo un elemento forte della sua economia, puntando soprattutto sulla risorsa del mare, centinaia di chilometri di costa, peraltro quasi a contatto di gomito con la montagna. Per questo sogno il territorio è stato letteralmente violentato con conseguenze che oggi si pagano a caro prezzo: cementificazione selvaggia, inquinamento del mare, una risorsa messa seriamente a rischio. Qualche risultato c'è stato ma non più di tanto, qualche settimana di "mmuina", grande affollamento per pochi giorni nelle località balneari, per raccogliere tutto sommato un piatto di lenticchie. Il turismo in Calabria, anche quello costiero che è la voce più consistente, stenta a decollare. In questo contesto per il turismo culturale non poteva esserci più fortuna. Pur possedendo un significativo patrimonio d'arte e di monumenti, questa regione che ha dato il nome all'Italia (e pochi lo sanno), dove si è sviluppata, da Reggio a Locri, a Crotone, a Sibari e sulle sponde tirreniche del Vibonese e della Valle del Lao, la civiltà della Magna Grecia, che è stata all'origine della civiltà occidentale, questa regione, che è stata il crocevia di varie culture, che nel grande museo archeologico di Reggio ospita i Bronzi di Riace accanto a molte altre opere di grande pregio e valore, che offre al visitatore il fascino di Gerace e di altre centinaia di piccoli borghi antichi accanto ai monumenti bizantini, la Cattolica di Stilo o il Pathirion di Rossano, che conserva tre preziose isole linguistiche, gli occitani di Guardia Piemontese, i grecanici attorno a Bova e gli arbresh dei paesi italo-albanesi, questa regione finora ha ricevuto soltanto qualche briciola di turismo culturale. Non è accaduto per caso, evidentemente il patrimonio culturale di questa regione è quasi sconosciuto, non sono adeguatamente valorizzati i suoi elementi di più forte richiamo, mancano o non sono efficaci le iniziative pubbliche e private indirizzate a organizzare l'offerta e a renderla fruibile. Qualche idea in questa direzione l'aveva preannunciata, nei mesi scorsi, l'ex assessore al Turismo Donnici. Ora c'è un nuovo assessore, il vicepresidente della giunta Adamo, si capirà presto la sua direttiva di marcia, si capirà se anche per lui il futuro del turismo calabrese non è legato soltanto al mare ma può anche giocare la carta dei beni culturali. In un giornale radio di qualche giorno fa ho ascoltato un servizio sul bilancio del turismo d'arte o culturale in Italia nell'anno appena concluso. I dati analizzati hanno rivelato che le regioni del Centro e del Nord assorbono ben l'80 per cento del turismo culturale, con Lazio e Toscana che la fanno da padroni, e che soltanto il venti per cento sceglie le regioni meridionali, in particolare la Campania con Napoli e Pompei e la Sicilia con Palermo, la valle dei templi e Siracusa. La Calabria non era neppure menzionata, il che significa che la regione dei Bronzi di Riace e dei monumenti bizantini è appena sfiorata da quanti - ed è una fetta importante del movimento turistico nazionale - sentono il richiamo del patrimonio d'arte. Non è certamente un bel risultato dopo anni di impegni e programmi mirati - si è sempre detto - a incrementare anche il turismo culturale. Mi domando che cosa non ha funzionato.
Per il turismo culturale buoni propositi e pochi frutti
La Calabria è in difficoltà nel promuovere il turismo culturale, nonostante il suo ricco patrimonio d'arte e di monumenti. La regione ha tentato di valorizzare il suo patrimonio culturale, ma senza successo. Secondo i dati del bilancio del turismo d'arte o culturale in Italia, la Calabria non è stata menzionata, il che significa che la regione è appena sfiorata da quanti sentono il richiamo del patrimonio d'arte. La Calabria ha bisogno di nuove iniziative per valorizzare il suo patrimonio culturale e renderlo fruibile per i turisti.
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