Visto da un celebre Progettista «Il pittore come Le Corbusier: per loro lo spazio creato dall'architettura era uno stato d'animo» Sospesi nel tempo. Le lunghe ombre diagonali proiettate dai profili degli edifìci e da inquietanti figure fuori scala aprono nuovi scenari della mente in un'attesa senza fine Le mille ed una piazza d'Italia che sorprendentemente continuiamo a scoprire dentro le trame compatte dei tessuti delle nostre città, attirano ancora oggi il nostro interesse per la ricchezza delle relazioni adottate che via via si sono consolidate nel processo di stratificazione storica che le ha modellate. La loro immagine possiede una capacità evocativa rispetto al bisogno di storia e di memoria che noi oggi, nuovi orfani urbani, inconsapevolmente ricerchiamo per far fronte alla precarietà e alla fragilità dei modelli di convivenza che conosciamo. Scoprire una piazza che si apre improvvisa fra i tessuti compatti dell'edilizia urbana, è per il cittadino un modo del tutto naturale per rappacificarsi con la storia del grande passato, un modo per riscoprire segni ed emozioni che gli appartengono e che riconosce come essenziali per la sua storia. La piazza, dentro il tessuto della città europea (con una connotazione ancora più forte per quella italiana), offre forme di comunicazione semplici e comprensibili attraverso il linguaggio dello spazio e testimonia dei valori sociali e collettivi che motivano l'esistenza della stessa città, dove coesistono tracce del passato e modi d'essere del presente. Sono queste condizioni privilegiate di equilibrio, di dialogo e di confronto che ai nostri occhi trasformano le piazze in luoghi d'incanto nei quali la composizione dei contorni e la suggestione delle loro infinite immagini si presentano come una realtà unica ed irripetibile, riconoscibile attraverso una rapidissima contemplazione. Le piazze sono «vuoti», punti di riferimento e di orientamento dentro la complessa trama dei tracciati urbani; spazi che narrano di una storia e di un passato che, ora riletto, ci appare amico, straordinariamente complesso ma, nel contempo, semplice nella sua disarmante facilità di lettura. L'interpretazione «metafisica» intuita da de Chirico per le piazze d'Italia, è uno straordinario enunciato di poesia che offre una chiave di lettura tuttora di grande attualità. L'espressione suggestiva, forte ed intima, evocata da questi spazi diviene parte della nostra esperienza, della nostra storia, momento formativo della nostra stessa identità. La descrizione alla quale conferisce vita de Chirico attraverso le atmosfere rarefatte proprie dei grandi spazi e della luce mediterranei, le ampie superfici del suolo minerale che nei dipinti lambiscono gli orizzonti o la stesura delle lunghe ombre diagonali proiettate dai profili architettonici e dalle inquietanti figure «fuori scala», apre nuovi scenari della mente fatti di spazi di attese senza fine, misteriosi silenzi e struggenti malinconie. L'osservatore è portato a confrontarsi con condizioni spaziali che sfuggono alla quotidianità e le atmosfere tracciate lo indirizzano dentro un percorso di conquiste intellettuali e poetiche che scaturiscono dai temi cari all'artista, con lo sguardo verso l'immobilità del tempo e i misteriosi interrogativi che attraversano la vita. Sono questi alcuni sentimenti che, ancora oggi, possiamo facilmente traslare dalle immagini dipinte di de Chirico e trasportare direttamente negli spazi quotidiani delle nostre piazze. Basta infatti che si quieti il gran correre della vita cittadina, come avviene normalmente all'imbrunire o nella luce rarefatta dell'alba, per far sì che questi luoghi trasmettano le emozioni di de Chirico, essenziali e profetiche rispetto al significato della vita. Allora, anche per noi, diviene possibile penetare il mistero dei segni e delle immagini liberate dalle loro funzioni e dai loro nessi logici per scoprirei questi vuoti, la ricchezza e la pluralità dei pensieri e dei messaggi che vi sono custoditi; anche per noi diviene accessibile l'intuizione di de Chirico dove le piazze d'Italia testimoniano della semplicità e del mistero della vita. Queste realizzazioni, che modellano i nostri slarghi urbani, ottenute al prezzo di lotte e fatiche potranno riapparire spazi estremamente fragili e delicati, capaci di rimettersi in gioco nei loro significati più profondi al solo apparire di una traccia d'ombra. Come ha avuto modo di osservare Bonnefoy «L'imperfezione ontologica dell'ombra assilla nell'opera di De Chirico la pura categoria dello spazio». In tal modo, oltre che il cittadino, anche l'architetto non può far altro che confermare questa straordinaria osservazione per la quale le costruzioni forti ed immobili tornano in balia delle emozioni proprie dello spirito dell'uomo. Queste condizioni, riscoperte attraverso il mondo poetico di de Chirico, riconducono alla considerazione stravolgente di Le Corbusier quando, a proposito dell'interpretazione dello «spazio indicibile» creato dalle architetture, ammoniva come esso non fosse una realtà esterna ma, semplicemente, un profondo stato d'animo che giace dentro di noi. SENSO DI VUOTO "Lo sposalizio della Vergine" di Raffaello (1504) si regge su di un vuoto prospettico con i personaggi in primo piano in una scenografia reale: de Chirico mantiene il -';. vuoto ma scardina la prospettiva rinascimentale L'INCOMPIUTA Piazza della Pace a Parma offre un orizzonte «non finito»: il restauro degli anni 90 dell'edificio della Pilotta ha collocato alberi e una fontana al posto delle colonne e. della pianta della chiesa cinquecentesca di San Pietro Martire SFONDI DI SUGGESTIONE In alto, «L'enigma dell'arrivo del pomeriggio», dipinto nel 1911-1912 e, sopra, «Melanconia» del 1912: gli sfondi architettonici non hanno una funzione di scansione degli spazi, ma servono come suggestione magica