Mancano vigilanti e archeologi, critiche di Settis e dei sindacati alla gestione dell'ente Prima che Alain Elkann ne prendesse in mano la gestione il museo egizio di Torino assomigliava a un museo: vetrinette, didascalie, cronologie, polvere d'ordinanza a corredare mummie e papiri. Adesso, dopo il restyling estetico affidato nel 2005 allo scenografo Dante Ferretti - costato un milione e 300mila euro - il museo assomiglia ad un set holliwoodiano. Luci colorate, vetrate, giochi di specchi. «È kitsch», dicono i critici, «un'americanata». Sta di fatto che le visite al museo si sono impennale. L'obiettivo di Elkann era portare il numero dei visitatori dalla media di 300mila della vecchia gestione al mezzo milione: i biglietti staccati alla fine del 2006 sono stati 600 mila. «Effetto delle olimpiadi invernali», replicano ancora i critici della gestione Elkann. Il problema del museo egizio comunque non è il pubblico ma la gestione. Almeno secondo una parte del sindacato, la Uil, che in questi giorni sta denunciando il rischio che La Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, non riesca a garantire gli standard di tutele che si era impegnata a rispettare quando nel 2004 siglò l'accordo con il ministero dei Beni culturali. «Mancano gli egittologi, i tecnici, gli addetti alla vigilanza», attacca il sindacato. Per il quale «la situazione del museo egizio è allarmante». Accuse gravi. Che la Fondazione respinge. Anche se effettivamente dei 57 addetti per la vigilanza e la sicurezza, che secondo i parametri indicati dal ministero servirebbero al museo, ce ne sono in forza solo 21. Anche perché dei 37 che erano ben 16 di loro hanno preferito essere destinati ad altro incarico dal ministero dopo che la Fondazione aveva cambiato le loro modalità di impiego. Stesso discorso per gli egittologi: tre di loro hanno deciso di andarsene perché non tutelati dal punto di vista dell'autonomia tecnico-scientifìca. La Fondazione presieduta da Elkann replica che gli altri quattro archeologi sono invece rimasti, che un accordo si è trovato. «Hanno subito pressioni dalla soprintendenza di Torino», controbatte il sindacato. Sta di fatto che la Corte dei conti del Piemonte ha aperto una vertenza per le denunce fatte dal sindacato in merito all'impiego illegittimo del personale e all'utilizzo nella gestione del museo, peraltro in perdita, di fondi ministeriali. Insomma la gestione Elkann è sotto attacco. Anche se a Torino - pur in clima di turn over dei vertici di enti e fondazioni - nessuno ne mette in discussione l'operato. Critiche alla Fondazione del Museo egizio sono venute invece, nei mesi scorsi, da Salvatore Settis, il consigliere del ministro Francesco Rutelli ai Beni culturali. Ma il ministro, sollecitato a intervenire dal sindacato, è muto come una mummia. «Lui e Alain Elkann», dicono i maliziosi a via del Collegio romano, «sono vecchi amici».
TORINO. Museo egizio, due siluri per Elkann
Il Museo egizio di Torino, gestito da Alain Elkann, ha subito un restyling estetico nel 2005 che ha aumentato le visite, passate da 300mila a 600mila. Tuttavia, i critici sostengono che il museo assomiglia ad un set holliwoodiano e che la gestione Elkann è in crisi. Il sindacato Uil denuncia il rischio che la Fondazione non garantisca gli standard di tutele e che manchino gli egittologi e i tecnici. La Fondazione replica che gli altri archeologi sono rimasti e che un accordo si è trovato. La Corte dei conti del Piemonte ha aperto una vertenza per le denunce fatte dal sindacato. Il ministro Francesco Rutelli è muto su questioni di gestione del museo.
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