Ville vesuviane senza vertice Appello bipartisan al ministero: ora le risorse per la tutela II 31 DICEMBRE scorso è scaduto il mandato del commissario dell'Ente Ville vesuviane, Giuseppina Maria Oliviero, che resta in carica, in proroga, per 45 giorni. Che cosa accadrà dopo? Sul futuro dell'organismo e dei palazzi del Miglio d'oro per ora c'è solo un grande punto interrogativo. Tutto per uno statuto mai approvato. Il commissario Oliviero cerca di evitare i toni polemici, ma ammette: «Ci sentiamo un po' abbandonati». E spiega: «II ministero di Rutelli non ci ha mai convocati per discutere la bozza che abbiamo presentato». Sono oltre cento le dimore stori-che del Settecento nel territorio vesuviano. Di queste, soltanto quattro sono visitabili: Villa Campolieto, Villa Ruggiero, Villa delle Ginestre e il parco sul mare di Villa Favorita. Ci vanno le scolaresche ma anche i turisti: «Decine di migliaia all'alino», assicurano dall'Ente. Un piccolo miracolo che si realizza con pochi fondi e una legittimazione che ha più il sapore di un'opera di volontariato. Lo statuto servirebbe a dare all'Ente un'identità, utilizzando la formula della fondazione privata e mantendendo un carattere consortile: ne farebbero parte, come soci fondatori, lo Stato, la Regione, i Comuni di Napoli, Portici, San Giorgio, Ercolano, Torre Annunziata e Torre del Greco. Il resto delle ville è in buona parte uno sfacelo, fatta eccezione per pochi casi di gestione privata. Antonio Martusciello, ex viceministro per i Beni culturali, conferma l'Sos. «Quando ero in carica abbiamo lavorato su due fronti: l'erogazione di risorse per 7 milioni e 200mila euro e la valorizzazione delle dimore: nel 2005 abbiamo aperto definitivamente Villa delle Ginestre. Dopo, nessuno si è attivato per le risorse». «Negli ultimi anni - ribatte l'assessore regionale ai Beni culturali Marco Di Lello - gli unici interventi strutturali sulle Ville sono stati realizzati dall'Ente grazie ai fondi della Regione. Condivido l'appello al ministero: uscire dalla precarietà è urgente».