Nel corso del 2006 il processo di definizione della rete di Musei-Memoriali della Shoah in Italia è giunto a un punto importante e già in questo gennaio 2007 alcuni di essi compiranno ulteriori decisivi passi verso la realizzazione. Nel giro di pochi anni quindi il nostro paese si troverà ad avere un Museo nazionale dell'Ebraismo italiano e della Shoah a Ferrara (quasi sicuramente nell'ex carcere di via Piangipane), un Memoriale della Shoah a Milano (nelle viscere della Stazione centrale), un Museo della Shoah a Roma (nel complesso di Villa Torlonia). A Ferrara la Shoah costituirà : una parte dell'esposizione, che racconterà anche l'intera storia della comunità ebraica della penisola, da Roma antica ai nostri giorni. Si tratterà di un Museo forse senza pari in Europa; poiché pressoché tutte le altre Esposizioni sono dedicate o alla persecuzione (con pochi o punti riferimenti al precedente arco storico) o alla storia ebraica di quella nazione (con limitati riferimenti alle deportazioni e ai massacri). Peraltro nel continente solo la nostra penisola (più esattamente, Roma) vanta una presenza ebraica bimillenaria e ininterrotta. Così a Ferrara spetta ora un compito decisamente notevole: raccontare con equivalente attenzione sia un'epopea di duemila anni di storia sia una tragedia che ne impegnò sette degli ultimi. Riguardo a quest'ultima, è noto che in città la persecuzione fu sempre gestita da fascisti italiani, anche nel periodo 1943-1945; di ciò (ossia della barbarie della Repubblica sociale italiana) il Museo dovrà tenere conto, pur senza disattendere la narrazione delle responsabilità omicide dell'occupante nazista. A Roma il Museo, sebbene trasferito lontano dallo storico ghetto a seguito di prepotenze di gruppi fascisti, sarà in stretto contatto col cuore pulsante di una comunità ebraica italiana che è la più numerosa della penisola e che mantiene nei cognomi e spesso anche nei nomi il ricordo dolente della più grave retata per la deportazione (16 ottobre 1943) e del più grave eccidio di massa (Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944) che colpirono gli ebrei della penisola (ma non dimentichiamo che la maggioranza degli uccisi alle Ardeatine era di origine non ebraica). Entrambe le azioni furono programmate e gestite dall'occupante nazista (ma non mancò la collaborazione «nostrale»); anche per questo è facile prevedere che il Museo dedicherà parte dell'allestimento all'intero processo continentale di distruzione dell'ebraismo. Ma soprattutto a Roma sarà possibile mostrare come gli arresti, in particolare quelli del 16 ottobre, avvennero dentro il tessuto urbano e sociale collettivo (e dentro una città ove l'unica vera personalità rimasta tacque). Il Memoriale di Milano ha una collocazione unica, si potrebbe dire straordinaria, se questo aggettivo non contenesse una certa valenza positiva. Esso verrà realizzato in una parte della stazione situata a livello strada, e quindi sottostante il piano sul quale arrivano e partono i treni e i viaggiatori. Lì sotto aveva luogo il carico e lo scarico dei vagoni merci, che venivano spostati da un livello all'altro tramite elevatori. E fu lì sotto, in questo regno delle spedizioni e della tecnologia dell'epoca, che gli ebrei prelevati nel carcere di San Vittore venivano caricati su vagoni, poi «elevati» e avviati ai lager nazisti (Auschwitz-Birkenau e non solo). Molte altre stazioni d'Italia e d'Europa furono teatro di partenze simili; ma poiché esse erano e rimangono un «organo vitale» della nostra vita collettiva, quei «binari della morte» non sono mai stati trasformati in «luogo della memoria». La particolare struttura della Stazione centrale rende invece possibile farlo. Per questo a Milano la caratteristica di Memoriale preverrà sulla pur non secondaria caratteristica museale. Intanto tra poco (non prima del 21 gennaio, forse dopo) su www.museoshoah.it sarà visitabile on-line la prima Mostra digitale sulla Shoah nella penisola, «La persecuzione degli ebrei in Italia 1938-1945 attraverso i documenti dell'epoca», realizzata dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea Cdec su finanziamento del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, nell'ambito del lavoro di progettazione del Museo di Ferrara. Si tratta di un progetto sperimentale che è auspicabile venga valutato con attenzione, sia per le sue caratteristiche, sia per riflettere se le esposizioni storielle 'materiali' oggi devono mantenere le consuete impostazioni o attingere, in qualsivoglia misura e modo, all'esperienza delle esposizioni 'virtuali'. In effetti il Cdec viene ad assumere il ruolo di principale supporto scientifico esterno ai Musei: se essi, come è giusto che sia, intendono proporre ai visitatori l'elenco completo dei nomi e dei dati biografici delle vittime, o se vogliono mostrare loro videointerviste a rigida impostazione storica ai sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau, dovranno fare riferimento alle raccolte dell'istituto milanese. Ma proprio l'imminente realizzazione effettiva di questi Musei e Memoriali comporta un rischio che non può essere sottovalutato: il rischio che essi attirino gran parte, forse anche la totalità, delle risorse disponibili nella nostra società per la Memoria della Shoah. Per ovviare a tale pericolo, basterebbe che lo stato riconoscesse l'utilità collettiva di quel lavoro di ricerca, e si impegnasse a sostenerlo, senza strafare ma con la necessaria regolarità. Intanto i progetti di Ferrara, Roma e Milano procedono, con iter personalizzati ma assai simili. Ciascuno deve costituire una Fondazione di gestione, definire o comunque dettagliare i progetti architettonico (a Ferrara sembra che vi sarà un bando), scientifico e allestitivo, avviare infine i lavori. La particolarità del tema fa sì che non sorgano (o vengano presto rintuzzate) rivalità. Occorrerà invece impegnarsi per una effettiva complementarità. Tra alcuni anni, qui in Italia, la privazione dei diritti e la privazione delle vite, la tragedia della vita da licenziato o della vita da braccato, la solidarietà o l'accanimento del non-ebreo, saranno memorizzati e soprattutto narrati in più luoghi, con le opportune metodologie didattiche, affinché giovani e adulti sappiano e rimangano consapevoli.
La Shoah e le case della memoria
Nel 2006, il processo di definizione della rete di Musei-Memoriali della Shoah in Italia raggiunse un punto importante. Nel 2007, alcuni di essi compirono passi decisivi verso la realizzazione. Il paese si troverà ad avere un Museo nazionale dell'Ebraismo italiano e della Shoah a Ferrara, un Memoriale della Shoah a Milano e un Museo della Shoah a Roma. A Ferrara, la Shoah sarà una parte dell'esposizione che racconterà anche l'intera storia della comunità ebraica della penisola. Il Museo sarà un'esperienza unica in Europa, poiché racconterà sia la persecuzione che la storia ebraica della penisola.
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