«NESSUNO della commissione cultura della Camera ci ha interpellato e, poiché sarebbe un delitto se Roma non avesse una sede espositiva dedicata alla moda, il Museo ce lo facciamo da soli». Non usa mezzi termini, Stefano Dominella, presidente di AltaRoma, all'indomani dell'approvazione del testo unico che vede a Milano la sede del Museo della Moda e a Firenze la Fondazione che dovrebbe gestire l'intero polo museale italiano (sia per l'individuazione delle strutture che per la ripartizione dei fondi). «Se a Milano il pret-à-porter si è trovato la strada spianata - aggiunge Dominella - lo deve solo all'Alta Moda romana che ha saputo aprire i mercati giusti. È proprio dalla capitale che la moda italiana, nata a Firenze, è stata lanciata. Ed è assurdo che non si pensi di individuare in città degli spazi che possano ospitare un museo». Secondo Dominella l'Italia dovrebbe avere almeno cinque grandi musei: a Venezia per i costumi e i tessuti preziosi, a Milano con la moda dal '70 ad oggi, a Como sulla storia della seta, a Firenze per l'Uomo e a Roma dal '56 ai nostri giorni con una particolare attenzione per i costumi teatrali d'alta sartoria. Ma dove dovrebbe nascere il museo,della capitale? «Nel progetto che ho già nel cassetto da diverso tempo - continua il presidente di AltaRoma - assieme ai miei collaboratori, ho individuato diverse aree. Mi piacerebbe che sorgesse in un'ala degli ex Mercati generali, quando saranno restaurati, oppure in un antico palazzo del centro, oppure ancora in una delle ex caserme del quartiere Prati. Nei prossimi mesi ne discuteremo con il presidente della Camera di Commercio Andrea Mondello e con il sindaco Veltroni». Intanto, anche Fausto Sarli, uno dei protagonisti dell'Alta moda capitolina, esprime il suo grande rammarico per la poca attenzione dedicata a Roma. «È un peccato - spiega il maestro - che con tutto quello che si sta facendo per rilanciare la couture e per aiutare i giovani, Roma non venga presa nella giusta considerazione e non faccia parte a pieno titolo della gestione delle rete di musei. In questa città si sta investendo tanto, noi ci crediamo, purtroppo ancora una volta ci ritroviamo ad essere penalizzati». «La moda in Italia dovrebbe ruotare intorno a tre poli», interviene Renato Balestra mentre si appresta a salire sul palco di Ostia antica per presentare, all'interno del Festival Euro-mediterraneo, una serata dedicata alla lirica e al teatro. «Roma dovrebbe sedere a pieno titolo al fianco di Milano e Firenze - continua Balestra - e invece si ritrova fuori dai giochi». Di diverso avviso la maison Biagiotti. Lavinia, che parla a nome della mamma Laura, ritiene che la scelta di affidare a Firenze la gestione del sistema museale italiano sia strategica e non mirata contro Roma. «Firenze è molto ben organizzata - sostiene Lavinia - e Roma è di per sé un museo a cielo aperto. Far sfilare la moda nelle strade e nelle piazze di Roma, è come portarla nel più grande museo del mondo».
II Museo della moda lo facciamo noi
Il presidente di AltaRoma, Stefano Dominella, ha espresso la sua delusione per la scelta di affidare la gestione del sistema museale italiano a Firenze, che vedrà la sede del Museo della Moda e della Fondazione per il polo museale italiano. Dominella sostiene che Roma dovrebbe avere una sede espositiva dedicata alla moda e che la capitale è stata penalizzata dalla scelta. Secondo lui, l'Italia dovrebbe avere almeno cinque grandi musei, tra cui uno a Roma, che potrebbe essere ubicato in un'ala degli ex Mercati generali o in un antico palazzo del centro.
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