concerto Unesco Per conquistare nuovo pubblico a Bologna serve una biglietteria unica e una politica di marketing comune Perché non si festeggia ogni 21 giugno il premio Unesco con musica ovunque, dallopera ai buskers? A dispetto dei «soliti ignoti che vogliono vederci scomparire», «siamo vivi e continueremo a vivere», ripete Carlo Maria Badini, vice presidente dellOrchestra Mozart. E i «soliti ignoti» che non nomina, «nemmeno sotto tortura», sono Comune, Regione, Ministero ma anche le istituzioni musicali infastidite da una «new entry» inaspettata, Teatro Comunale e Musica Insieme. A dispetto di «chi ci vuole sepolti», la Mozart conferma i suoi programmi di aprile e anzi raddoppia lattività in grembo allAccademia Filarmonica, con «unorchestra baby» formata dai giovani strumentisti del Corso di formazione. «Siamo qui, vivi e vegeti, a creare disturbo», e Badini diffonde i conti economici della sua creatura: che chiude il primo triennio di attività in pareggio e con lorgoglio di poter dire che nel 2006 dalla vendita dei biglietti e dei concerti lOrchestra Mozart ha incassato una cifra pari al 53,60 per cento dei costi di produzione, che ammontavano quellanno a 2.353.657 euro. Detto questo, ecco la sfida: «Invitiamo le altre istituzioni musicali a fare altrettanto: a confrontare pubblicamente i loro bilanci con i nostri». Quanto a lui, Badini si impegna a ridurre del 20 per cento i costi dei concerti entro un biennio. Quando andiamo al Manzoni chiudiamo in rosso per 20mila euro a concerto? «Cercheremo di supplire con la fantasia, è lunica sala che abbiamo a Bologna». I Concerti Brandeburghesi di Bach - in programma ad aprile nei teatri di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Venezia, Pisa, Prato, Bolzano e Verona - «grazie alla generosità solidale di Claudio Abbado» si autofinanziano completamente. «Mi sembra una buona risposta - aggiunge, non senza sarcasmo - a chi ci ha negato contributi pubblici obiettando che siamo unimpresa privata, e dunque sta a noi assumercene oneri e onori». E però, a questo punto, poiché tutte le istituzioni musicali sono imprese private, Teatro Comunale compreso, «Comune e Regione dovranno dimostrare che essi finanziano solo istituzioni pubbliche. O non è così?». È un severo e lungo jaccuse quello che Carlo Maria Badini ha pronunciato ieri mattina, nelloccasione della presentazione delle attività dellAccademia Filarmonica per lanno in corso. Ribatte, punto per punto, a tutto quanto nei mesi scorsi si è detto e si è fatto a proposito dellOrchestra Mozart ma anche della perduta o no civiltà musicale di Bologna. Si è detto che la Fondazione Carisbo, principale sostenitrice dellOrchestra, si vuole tirare indietro? «Resterà al nostro fianco, a condizione giustamente di non essere la sola. Ad essa affiancheremo il sostegno di imprese esterne al mondo bolognese». E del Ministero, verosimilmente, benché Rutelli non abbia ancora risposto per iscritto allappello del maestro Claudio Abbado. In marzo verranno annunciati i futuri programmi di giugno e novembre. E chissà che per quellepoca non venga anche accolta lidea che Badini ha lanciato ieri: quella di una festa della musica che ogni 21 giugno trasformi «Una città in musica» («vi ho già coniato lo slogan»): musica ovunque, «e non per scimmiottare Parigi», in tutte le sue espressioni, da quelle classiche fino ai buskers. Ecco la maniera per celebrare il riconoscimento ottenuto dallUnesco di Città della Musica. Perché, lo dice, «non mi è piaciuto il modo con cui lo si è festeggiato, con un concerto rockettaro in piazza - benché il rock sia un genere che frequento e rispetto». E, ora si rivolge al sindaco Cofferati, «non bastano le modeste appendici di un concerto in San Petronio e uno al Comunale a render giustizia della civiltà musicale che a Bologna si è sviluppata lungo lasse dellultrasecolare Accademia Filarmonica, del bicentenario Teatro Comunale, del centenario Liceo e Conservatorio di musica». Si è detto che lintero comparto della musica colta è in sofferenza, a Bologna, e che il suo malato più grave è il Teatro Comunale. Ma «al sindacato autonomo Fials-Cisals, che rivendica con due giornate di sciopero il pagamento di qualche decina di minuti di sforamento orario, pochi pur sacrosanti spiccioli, vorrei ricordare che viviamo in tempi calamitosi e di sordità politica. E vorrei anche ricordare che, nel 1964, quando entrai al Comunale come sovrintendente, si lavorava quattro-cinque mesi lanno, lorchestra non era stabile e il coro era formato da onesti dilettanti. Nel giro di tre anni lorchestra divenne stabile, il coro professionale. Quando le banche ci negarono il credito, furono il sovrintendente e buona parte dei lavoratori a sottoscrivere una cambiale di 50 milioni per pagare gli stipendi». Marco Tutino, lattuale sovrintendente, lamenta lassenza di una politica condivisa per il Comunale e constata che il 70 per cento dei bolognesi non sa cosa sia quel teatro? «Io sono convinto che il Comunale debba scuotersi dalla sua staticità, aprirsi a tutte le forme nuove del linguaggio musicale, senza distinzioni tra colte ed extracolte. E poi uscire dal teatro, andare in ogni dove, in città e provincia. Ci sarà un motivo se, negli anni della contestazione, il Teatro Comunale fu sempre risparmiato e se, nel marzo del 77, in una piazza Verdi messa a ferro e a fuoco, lunico luogo rispettato». Qualcuno ha parlato di cartellone unico? «Io più pragmaticamente parlo di una biglietteria unica, di servizi tecnici e amministrativi assemblati, di una politica di marketing unificata e una campagna promozionale per la conquista di pubblico nuovo. Oggi a Bologna il pubblico non sono più di 4-5mila persone: io penso che non sia impossibile in un decennio arrivare a quota 20-25mila. In Emilia Romagna agiscono una fondazione lirica, sei teatri di tradizione, hanno sede tre orchestre, la Toscanini, la Cherubini, la Mozart, vi sono decine di teatri e sale da concerto: cosa aspettiamo a discutere di un distretto musicale regionale?».