CAGLIARI. Proprio mentre il Comune di Cagliari notificava all'impresa costruttrice lo stop ai palazzi decretato della Regione per salvaguardare il parco archeologico di Tuvixeddu, il presidente della giunta Renato Soru e il presidente di Confindustria Gianni Biggio, quello dell'«emergenza democratica», erano protagonisti di un altro match. Stavolta ravvicinato. Teatro della sfida il convegno sulla riforma della pubblica amministrazione. Tra i due ex amici, che oggi pomeriggio si ritroveranno faccia a faccia nelle consultazioni sulla Finanziaria, neanche un saluto. Iniziamo dal blocco dei lavori. L'imprenditore Gualtiero Cualbu aveva notificato che si sarebbe fermato solo di fronte a uno stop del Comune e ieri è arrivata la notifica. Per il rischio che il decreto della Regione, in attuazione del Piano paesaggistico, blocchi anche i lavori all'interno del parco archeologico, oggi ci sarà la manifestazione dei 35 operai del cantiere pubblico. E tra una settimana ci sarà il pronunciamento della commissione regionale per il paesaggio, che si è riunita ieri. Secondo quanto si è appreso, la commissione pare intenzionata a confermare la richiesta di un maggiore vincolo. «Stiamo cercando di trovare una soluzione che migliori lo stato attuale del progetto senza bloccare tutto», ha spiegato il presidente della commissione Franco Sardi. Ed eccoci allo scontro politico. Nei giorni scorsi Biggio, facendo riferimento anche al caso Tuvixeddu, aveva denunciato un'«emergenza democratica» e messo sotto accusa il presidente della Regione. Il quale aveva reagito: «Biggio è il partito dei costruttori, l'emergenza esiste inni Confindustria». Ieri mattina i due (che sino a un anno fa sembravano in sintonia, tanto che Biggio era un possibile candidato comune per il Consorzio industriale) si sono appena sfiorati. All'ingresso dell'hotel in cui si è svolto il convegno, Biggio è stato fermato dai giornalisti. «In Confindustria - ha detto -non c'è nessuna emergenza e l'associazione non è un partito politico, né tantomeno fa politica se non per i riflessi della politica sulle imprese, sull'economia». E ha concluso: «I costruttori all'interno di Confindustria rappresentano meno del dieci per cento delle aziende associate». Mentre Biggio finiva di parlare è arrivato Soru, il quale si è voltato dall'altra parte. Ai giornalisti che lo hanno raggiunto ha il presidente della Regione ha replicato subito dopo dicendo che l'attenzione di Confindustria verso i riflessi della politica sulla società è «esattamente quello che dovrebbe avere e che negli ultimi giorni non ha fatto». Sia Biggio sia Soru hanno trattato l'argomento anche durante il convegno. Il leader degli industriali, che ha detto di apprezzare l'impostazione del disegno di legge della giunta, ha affermato che «l'impresa è un pezzo di società e che la pubblica amministrazione è al servizio della società e quindi anche delle imprese». E detto che «è giusto dettare regole precise», ma «non imposte dall'alto», puntando anche su «sicurezza e stabilità» delle norme. Soru ha spiegato che il disegno di legge sulla trasparenza e l'efficienza della pubblica amministrazione («fa parte anche della questione morale») si inquadra nell'azione riformatrice della giunta («stiamo cambiando la Regione») e si è soffermato sul caso Tuvixeddu: «L'intervento della Regione sul parco archeologico non è dettato dall'arbitrio o emergenza democratica ma si tratta di un'assunzione di responsabilità: mettere interessi dell'intera società davanti a quelli del singolo». Secondo il presidente «la classe politica sarebbe cieca e sorda se non facesse tutto il possibile per difendere questo patrimonio, Cagliari ha una grande specificità, Tuvixeddu è la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo, è giusto preservarla per dare all'isola un ulteriore biglietto da visita». Ha smentito che la giunta abbia danneggiato le imprese («ne stanno arrivando di nuove») e ha però detto che il settore industriale «non va confuso» con quello delle costruzioni. Alle quali potranno essere offerte opportunità di esportare le capacità in altri Paesi del Mediterraneo «per altri progetti, come le infrastrutture». Infine l'appello: «Non delegittimiamoci con lotte che possono fare morti e feriti, abbiamo un bisogno disperato di tutti i sardi».