LONDRA Povero duca; proprietario di una tenuta fiabesca paragonabile a Windsor, eppure al verde, tanto da doversi disfare di un dipinto di Raffaello al centro di un braccio di ferro tra la National Gallery di Londra e la Fondazione Getty di Los Angeles. Le magagne finanziarie di Ralph George Algernon Percy, 46 anni, di professione ingegnere, per nascita dodicesimo baronetto di Northumberland, erano emerse l'anno scorso con l'annuncio che la «Madonna dei garofani», gioiello rinascimentale grande quanto un quaderno di scuola, avrebbe lasciato il suolo britannico alla volta della California. Troppo allettante, per il duca, l'offerta del Getty: 35 milioni di sterline, circa 50 milioni di euro. La National Gallery era insorta: il dipinto, dopotutto, era esposto nelle sue sale dal 1992. Come privarsene? Il duca, si lamentarono i direttori del museo, doveva offrire a loro la possibilità di acquistare il dipinto prima di cercare compratori all'estero. A gennaio era intervenuto il ministero dei Beni culturali: la vendita sarebbe stata bloccata sino al 27 agosto per permettere ai musei britannici di uguagliare l'offerta statunitense. Ed ecco il vero problema: al duca non piace affatto l'annuncio giunto mercoledì dalla National Gallery. Il museo londinese ha strillato ai quattro venti di aver trovato i fondi, ma si tratta di 21 milioni di Sterline, circa 30 milioni di euro. Un po' poco, no? Non per il museo, che ha fatto i suoi conti. Se il duca vendesse il conteso Raffaello agli Stati Uniti, sarebbe costretto a pagare le tasse sugli introiti, circa 21 milioni di euro. La soluzione britannica, resa possibile da una donazione del Fondo per i Beni culturali della lotteria nazionale pari a circa 16,5 milioni di euro, lo esonerebbe dall'ingente versamento alle casse del Fisco, in quanto il quadro verrebbe acquistato per la nazione. I conti, però, non tornano, secondo il duca, che pur mantenendo un dignitoso silenzio sulla vicenda ha permesso che per lui parlassero vari «amici». «I consulenti finanziari del duca ritengono che le tasse da pagare sarebbero meno di quelle stimate dalla National Gallery», ha spiegato un suo collaboratore. Concorda un esperto della Price Waterhouse Cooper, società di consulenza aziendale e revisione dei conti: «Diminuire le imposte da 14 milioni di sterline a nove non sarebbe difficile» ha spiegato John Whiting. «Il duca si sbaglia se pensa di pagare meno tasse» ribatte invece il direttore della National Gallery, Charles Saumarez-Smith. Spetterà al ministero per i Beni culturali decidere, alla fine del mese prossimo, del destino della «Madonna dei garofani». Il duca, intanto, tiene a ricordare al Paese che i soldi non gli servono per andare in pensione ai Caraibi, bensì per mantenere possedimenti che ogni anno attirano migliaia di turisti. Alnwick, dove il duca vive al confine tra l'Inghilterra e la Scozia, è il più grande castello abitato dopo quello di Wìndsor. Appartiene alla famiglia Percy da 700 anni e, recentemente, ha trovato nuova fama: per i film di Harry Potter è stato trasformato nel collegio dì Hogwarts. Ma è un castello antico, che risale al Medioevo e poco contribuiscono ai costi di manutenzione i paganti che regolarmente vanno a visitarlo. E che dire della pinacoteca del castello? Tiziano, Canaletto, Van Dyck: non sono opere facili da conservare. E non è finita: sempre al duca appartengono 120.000 acri nel Northumberland, 3.000 nel Surrey, 200 a Londra, dove tra l'altro deve mantenere un'altro palazzo storico, Syon House. Con un patrimonio stimato attorno ai 450 milioni di euro, sarà pure al 108 posto nella classifica delle persone più ricche del Regno Unito, ma proprio non può permettersi di chiudere un occhio su una differenza di alcuni milioni di euro. E, se questo vuoi dire che il Raffaello andrà all'estero, pazienza.