Sparse per tutta la Liguria da Chiavari a Savignone, progettate da grandi firme come Daneri, spesso sono in stato di abbandono il grido di dolore I wolfsoniani: "Serve una mobilitazione a tutela di un patrimonio fondamentale, figlio del razionalismo" il sovrintendente Rossini: "Può essere una soluzione trasformarle in strutture alberghiere di qualità. Ma tutto deve passare da noi" Nel dopoguerra la decadenza per lo stato degli edifici, ma anche per la razzia degli arredi interni, ovunque saccheggiati Occasioni per "far cambiare aria" ai bambini. Templi dellindottrinamento fascista. Gioielli dellarchitettura razionalista. Erano tutto questo le colonie marine, montane, elioterapiche sbocciate in Liguria negli anni Trenta. Adesso è emergenza: «Rischiamo di perdere un patrimonio fondamentale», dicono a una voce, Silvia Barisione, storico dellarte e conservatore della Collezione Wolfson e Enrico Pinna, docente di "Restauro del Moderno" alla facoltà di Architettura di Genova. Dopo lannuncio della trasformazione in struttura alberghiera a quattro stelle della "colonia Fara" di Chiavari, lattenzione degli esperti si è alzata sul rosario di edifici analoghi, che si sgranano in Liguria, dalla costa allentroterra. Progettati da grandi nomi del razionalismo italiano, da Luigi Carlo Daneri a Camillo Nardi Greco. Un patrimonio fatto dagli edifici, ma pure dagli arredi e dalle rifiniture interne (dai serramenti alle maniglie) che, dalla dismissione nel Dopoguerra, sono stati saccheggiati o si sono danneggiati. Oltre Chiavari: a Moneglia, cè la colonia marina Burgo (1938), ospitava i bimbi degli operai delle omonime cartiere. A Marinella, Sarzana, la colonia Olivetti (1938). Poi quelle montane: Nardi Greco ne realizzò una a Rovegno, nel 1934 (cè un progetto di recupero), e firmò il progetto di due strutture di Savignone, la "colonia montana di Renesso" (1933) e la "colonia montana di Montemaggio" (1938). Questultima è quella ligure in peggiori condizioni, abbandonata da anni. Infine, a Santo Stefano DAveto, la colonia "Piaggio" progettata da Daneri (1939), ora coinvolta in un progetto di riqualificazione. Anche in corso Aurelio Saffi, a Genova, cera una colonia, ora non esiste più nulla. Lunica schedatura su questo patrimonio è stata presentata e pubblicata solo nel 2004. «E stato solo un primo lavoro di scrematura - spiega Silvia Barisione, co-autrice del lavoro - che va proseguito: molti edifici dellepoca, e colonie in particolare, devono ancora essere inseriti». E inserimento significa riconoscimento: «Cè grande ignoranza - mette in guardia Enrico Pinna - non sapere che le colonie sono edifici importanti per larchitettura moderna, realizzati da architetti internazionali, le mette a rischio di distruzione». Barisione racconta di un blitz, con furgone, presso la colonia di Daneri per "salvare" alcuni arredi a rischio: la sedia in tubolare metallico di Gabriele Mucchi, che era buttata in un angolo e impolverata, oggi entrata nella collezione Wolfson, è stata appena richiesta in prestito dal prestigioso museo darti applicate di Londra, "Victoria Albert". Erano colorate, le colonie, allesterno e nelle finiture interne. E si sono evolute: le prime a monoblocco, poi a torre, a villaggio. Fu larchitetto genovese Mario Labò, altro campione del razionalismo, a schedarne le tipologie, per primo. Il sovrintendente per i Beni architettonici della Liguria, Giorgio Rossini, rassicura: «Quasi tutte le colonie sono di proprietà pubblica: sono soggette a verifica e ogni progetto di riconversione deve esserci sottoposto». E avvenuto alla "Fara". E alla "colonia San Giorgio" di Pietra Ligure (1949), di proprietà della città di Milano. «Può essere una soluzione trasformarle in strutture alberghiere di alta qualità - dice - con la nostra supervisione: si mantengono i grandi vani comuni, si garantisce il recupero e la fruibilità pubblica». Le colonie abbandonate stanno correndo un grande rischio: «Dopo 50 anni - spiega Pinna - la riqualificazione è necessaria: altrimenti perdiamo tutto». E lancia lappello allorganizzazione "Docomomo" (Documentazione e conservazione del Movimento Moderno), sede a Parigi e un solo quartier generale italiano, a Roma: «Li ho già contattati perchè "Docomomo" apra a Genova la sua seconda sede».
Colonie, i tesori da salvare. Appello per sottrarle al degrado: "Sono gioielli dellarchitettura"
In Liguria, le colonie marine, montane e elioterapiche progettate negli anni Trenta sono state trasformate in strutture alberghiere di qualità. Tuttavia, molti di questi edifici sono stati abbandonati e sono in stato di abbandono. Il sovrintendente per i Beni architettonici della Liguria, Giorgio Rossini, rassicura che quasi tutte le colonie sono di proprietà pubblica e che ogni progetto di riconversione deve essere sottoposto alla sua supervisione. Tuttavia, gli esperti mettono in guardia contro la perdita di questo patrimonio fondamentale, che include edifici importanti per l'architettura moderna realizzati da architetti internazionali.
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