Tra breve scatterà il vincolo totale su tutto il colle Sarà risarcita l'impresa costruttrice del palazzo bloccato. Plauso degli ambientalisti all'iniziativa del presidente Soru «Un atto dovuto richiesto da tempo» CAGLIARI. Si chiama «realizzazione porta del parco» la delibera approvata ieri dalla giunta regionale che avvia la procedura di esproprio di un'area di via Sant'Avendrace, adiacente alla necropoli fenicio-punica, dove si stava costruendo un edificio. Nei giorni scorsi la Regione aveva iniziato l'iter per allargare a quel sito l'area di massima tutela, ma questo non era stato rispettato, da qui i sigilli al cantiere da parte del corpo forestale e il rapporto alla Procura, e ieri l'atto per l'esproprio. Il prossimo passo, ha annunciato la Regione, riguarderà la Coimpresa. L'internvento in viale Sant'Avendrace «si era reso necessario in quanto - ha spiegato l'altro ieri il governatore della Sardegna Renato Soru - i lavori di rimozione del vecchio edificio avevano messo in luce alcuni importanti reperti archeologici. Oltre al fatto che occorre un'ulteriore entrata per il parco». Ma i lavori di costruzione del nuovo edificio erano continuati nonostante le norme prevedano che per novanta giorni dall'avvio di questo tipo di pratiche le opere vadano fermate, quindi il corpo forestale regionale ha posto i sigilli al cantiere. Nei 90 giorni di tempo la commissione regionale per il paesaggio avrebbe dovuto formulare la proposta di notevole interesse pubblico e paesaggistico delle aree interessate: atto anticamera del vincolo e dell'esproprio. L'altro ieri il presidente Soru l'aveva annunciato un intervento immediato e ha mantenuto la parola. Gli interessati possono ricorrere, in ogni caso saranno rimborsati. L'area relativa all'espropriro riguarda la zona di Sant'Avendrace compresa tra i numeri civici 35 e 36 dove, invece, la Regione realizzera «la porta di accesso del futuro parco archeologico. La Giunta regionale - si legge in un comunicato regionale - su proposta dell'assessore ai Beni culturali Carlo Mannoni, di concerto con l'assessore all'Urbanistica Gian Valerio Sanna», ha approvato «l'esproprio dell'area con dichiarazione di pubblica utilità dell'opera, e con l'avvio delle procedure per l'acquisizione del sito interessato dalla presenza dei beni archeologici». In particolare il provvedimento fa riferimento a una serie di articoli del codice Urbani, che regola in campo nazionale i beni culturali. Nello stesso tempo la commissione regionale per il paesaggio «sta esaminando tutta la documentazione relativa all'intera area del colle» e «in tempi brevi, completerà la dichiarazione di notevole interesse paesaggistico, mentre dal ministero per i Beni e le Attività culturali sono già state sollecitate la direzione regionale e la soprindentendenza archeologica di Cagliari e Oristano perchè adottino provvedimenti di competenza». Il che significa che l'obiettivo è quello di bloccare la parte della lottizzazione della Coimpresa (273mila metri cubi) che riguarda Tuvixeddu. Per questa mattina, intanto, è prevista una conferenza stampa presso gli uffici del cantiere di Tuvixeddu in cui il sindaco Emilio Floris e il titolare della Coimpresa Gualtiero Cualbu terranno una conferenza stampa. La storia, insomma, si preannuncia movimentata. Come precisato nell'intervista a lato, Cualbu chiede il «rispetto delle regole» e questo fa presagire che interverranno le carte bollate. Gli ambientalisti, intanto, plaudono a Soru. Legambiente «accoglie positivamente l'intervento tempestivo della presidenza della Regione - afferma Vincenzo Tiana, responsabile regionale dell'associazione - che ieri mattina (l'altro ieri, per chi legge - ndr) ha inviato il corpo forestale per mettere i sigilli al cantiere in viale Sant'Avendrace. Provvedimento necessario per ridiscutere il futuro del Colle di Tuvixeddu». Apprezzata anche «l'intenzione della Regione di far valere le direttive del Piano paesaggistico regionale (Ppr), riconsiderare alcune delle concessioni edilizie rilasciate e aprire le aree lungo via Is Maglias e Via Sant'Avendrace per creare gli ingressi del futuro parco archeologico». L'altro ieri, inoltre, il caso-Tuvixeddu è diventato anche un fatto nazionale. Lo confermano le parole pronunciate da Pietro Folena, presidente della commissione Cultura della Camera, a cui Legambiente ha consegnato un dossier su Tuvixeddu. Durante il sopralluogo effettato sulla parte della necropoli che si affaccia in via Is Maglias, Folena ha assicurato il suo impegno per una risoluzione della vertenza. In parallelo Legambiente nazionale, informa Tiana, «sta sollecitando l'intervento del ministero dei Beni Culturali perché partecipi a un tavolo a tre con Regione e Comune per presentare nuove proposte di tutela e garantire i necessari finanziamenti per la realizzazione di un parco archeologico di valenza mediterranea, da noi da tempo auspicato». Brinda anche il Gruppo di intervento giuridico: «Aspettavamo questo giorno da anni - afferma il responsabile Stefano Deliperi - provvedimenti di vincolo, espropri e indennizzi rappresentano la strada per un grande parco archeologico-ambientale e per la salvaguardia e la corretta valorizzazione del colle di Tuvixeddu. Lo sosteniamo da lungo tempo e ora si inizia a vederne la realizzazione. Esprimiamo il nostro più deciso appoggio all'azione per la tutela della necroploi fenicio-punica avviata dall'amministrazione regionale presieduta da Renato Soru». «Brillante» e «doverosa» viene definita la scelta della Regione da parte di Roberto Copparoni, presidente della associzione Amici di Sardegna, che sottolinea che «nessuno vuole recare danno ai proprietari, ma la Regione ha diritto di espropriare tutto quello che ritiene utile e importante per la salvaguardia del patrimonio storico». Per Chicco Porcu, capo gruppo in consiglio regionale di Progetto Sardegna, afferma che «col vincolo a Tuvixeddu, il centrosinistra alla guida della Regione conferma di avere un progetto chiaro anche per Cagliari». Mentre An considera illegittima l'azione della Regione e la considera «un esproprio proletario del governatore no global». LA REAZIONE DI GUALTIERO CUALBU «Non si può lavorare senza regole certe» Il titolare della Coimpresa cauto attende un incontro con Soru CAGLIARI. «Per noi imprenditori sono importanti le regole, senza non è possibile fare intrapresa economica», sottolinea Gualtiero Cualbu, punto di riferimento della Coimpresa, titolare del progetto integrato di Tuvixeddu-Tuvumannu che il governatore della Sardegna Renato Soru vuole bloccare nella parte che interessa le edificazioni di Tuvixeddu. Al di là dei toni, lo scontro è durissimo: il progetto sottolinea Giuseppe Piras, coordinatore della Coimpresa, «ha avuto un iter di quindici anni, tutti i permessi possibili da parte degli enti competenti e interventi economici ingenti da parte di vari soggetti. In più abbiamo già ceduto al Comune tutte le aree previste dall'accordo di programma, compresi i ventitrè ettari del parco (già realizzato al 60 per cento): 20 per l'area archeologica e tre per quella naturalistica». Nuorese di origine, cagliaritano di adozione, Cualbu è a capo della holding Minoter Spa che opera prevalentemente fuori della Sardegna: nel settore ambientale, immobiliare e industriale. Responsabile dell'Ance Sardegna, la sezione dei costruttori edili della Confindustria, Cualbu è noto in città, oltre che per Tuvixeddu, anche perchè capofila della cordata che possiede il T-hotel di piazza Giovanni XXIII. Il presidente Soru propone di eliminare tutte le costruzioni previste a Tuvixeddu, di realizzare quelle progettate per Tuvumannu e le altre altre cubature di farle in aree diverse della città: lei, ingegner Cualbu, che cosa risponde? «Noi imprenditori abbiamo bisogno di regole. Sono queste che normano i rapporti». E su Tuvixeddu? Esiste un accordo di programma firmato nel 2000 anche dalla Regione e dal Comune, oltre che dagli enti di tutela: è un contratto di natura privatistica regolato dal codice civile. Il che significa che vi sono regole precise da rispettare». Su Sant'Avendrace, però, la Regione ha avviato la procedura per l'esproprio, per il privato vi sarà il rimborso... «Si ricordi che si tratta di cifre alte: il valore del bene e il mancato guadagno». La Regione, però, è disposta a pagare per la tutela di un sito culturale di tale importanza... «Il nostro progetto prevede un parco archeologico di venti ettari, ma su questo argomento faremo un incontro publbico per spiegarlo e mostrarlo, perchè pare che pochi lo conoscano. Ma il punto ora non è questo: bensì quello delle regole e della certezza del diritto». Si spieghi. «Noi con la Regione abbiamo recentemente firmato un protocollo d'intesa sulla modifica della viabilità, aspetto inserito nel progetto. Il resto sarebbe rimasto come prima. Adesso la questione cambia di nuovo. La Regione ha una sua visione dei problemi e questo va bene, ma noi imprenditori chiediamo che vi siano regole chiare, altrimenti si possono anche fare cose buone, ma si rischia di snaturarne il valore se si utilizza un metodo sbagliato». E su Tuvixeddu? «La Regione ha affermato che ci convocherà: stiamo aspettando».
La Nuova Sardegna
10 Gennaio 2007
Tuvixeddu, la Regione firma il primo esproprio
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