«Bisogna stare attenti: se si fermano i lavori c'è il rischio che le tombe subiscano danni da parte di tombaroli o gruppi di giovani che ci vanno a giocare. È già successo, ma è anche pericoloso perché sono profonde anche più di sette metri». È il colpo di scena che nessuno si aspettava. L'archeologa Annalisa Sanna e l'architetto Livio De Carlo intervengono all'improvviso, mentre Roberto Copparoni (presidente dell'associazione ambientalista Amici di Sardegna) ha appena finito di dire che la necropoli punica di Tuvixeddu è «un tesoro lasciato per decenni all'incuria» queste le parole, «che negli ultimi anni è stato blindato e sottratto alla città». I due tecnici lavorano per il Comune assieme alla "Ecosabina", la società che ha vinto l'appalto per la realizzazione dei 22 ettari del parco archeologico di Tuvixeddu. È il colpo di scena inaspettato della passeggiata organizzata ieri mattina dal comitato spontaneo «Tuvixeddu Vive» per visitare la necropoli e i cantieri del futuro parco archeologico e quello del nuovo quartiere residenziale cui hanno partecipato 300 persone. «Gli operai stanno lavorando da due anni alle tombe», spiegano, «ma un'interruzione ora sarebbe molto rischiosa perché l'area è pericolosa e non può essere aperta al pubblico». In veste di guida, il presidente dell'associazione Amici di Sardegna ha spiegato ai presenti quello che, almeno per il momento, è ancora rigidamente sotto chiave, almeno sino a quando non terminerà il cantiere della "Ecosabina" che dovrà lavorare ancora un altro anno prima di ultimare i percorsi lungo il canyon e le tombe puniche. «Per decenni ha regnato l'incuria», spiega Copparoni, «ora è sottratto ai cagliaritani per via del cantiere. Quando in occasione della prime edizione di monumenti aperti riuscimmo a far visitare la necropoli a tremila cagliaritani, fummo persino denunciati da altre associazioni ambientaliste con l'accusa di averlo rovinato col passaggio delle persone». E sul blocco dei lavori imposto dalla Regione, il comitato spontaneo «Tuvixeddu vive» taglia corto. «A un'eventuale conferenza di servizi dovranno essere invitati anche i residenti», ha proposto Copparoni. «È necessario abbandonare le strumentalizzazioni e trovare una mediazione tra diritti acquisiti e l'interesse pubblico».