Bloccato un accordo da dieci milioni di euro firmato pure dalla Regione poco più di un mese fa Mistretta: «In questa città è difficile realizzare qualunque cosa» Il cantiere in viale Sant'Avedrace, il parco sulla necropoli fenicio-punica, i 272 mila metri cubi di ville e palazzine sul fronte di via Maglias non sono gli unici progetti bloccati dal provvedimento del direttore generale dell'assessorato regionale alla pubblica istruzione. Nel congelatore di viale Trento sono finiti anche i sogni di espansione della facoltà di ingegneria e una Casa dello studente previsti nel primo tratto di via Maglias, di fronte agli altri edifici, sotto il costone dei Punici. Un Polo tecnologico da dieci milioni di euro la cui progettazione e costruzione è stata affidata alla Nuove Iniziative Coimpresa e finanziato dal Cipe. A fine novembre 2006 il prorettore dell'università Franco Nurzia e rappresentanti della Regione (che eroga i fondi e vigila sulla procedura) hanno firmato a Roma, nella sede del Comitato interministeriale per la programmazione economica, il documento di consegna dei finanziamenti ed è partita la progettazione definitiva da parte dell'impresa. Anche in questo caso la Regione blocca un'intesa che ha sottoscritto poco più di un mese suscitando imbarazzo e preoccupazioni in facoltà e in rettorato e mettendo in discussione impegni assunti. Che fine faranno quei dieci milioni? LA PAURA DEL RETTORE. Il rettore Pasquale Mistretta non è stato formalmente avvertito. Ha saputo dai giornali del provvedimento regionale ed ha ipotizzato che riguardasse anche i loro progetti, visto che l'atto dirigenziale emesso da viale Trieste traccia in modo preciso il perimetro dell'area vincolata. «Se cambiano le scelte mi auguro che i fondi possano essere dirottati ad altri progetti, sempre universitari». Il suo ruolo istituzionale lo induce ad essere diplomatico, ma è chiaro che il numero uno dell'università è amareggiato. «A Cagliari non si riesce mai a fare nulla, tutto viene rimasticato, ridiscusso, congelato, ripensato, disperso e infine bloccato, la nostra cultura è la nostra condanna». Il dito non è puntato su Renato Soru, che pure è l'ispiratore della battaglia in corso. «È sempre andata così, anche se francamente non riesco a capire dove voglia arrivare Soru. Se ora è peggio? Sono abbastanza vecchio da poter dire che le cose sono sempre andate così. Posso citare l'asse mediano, Monte Claro, Sant'Elia e sono felice di vedere che dopo decenni di discussioni stanno realizzando lo scalo a mare alla Darsena. C'erano mille competenze, dai Vigili del fuoco ai canottieri alla Lega Navale e altri e non si faceva mai nulla». I DUBBI SU TUVIXEDDU. Progetto specifico a parte, Mistretta chiarisce che le sue sono considerazioni da urbanista e da cittadino. «Ciò che si sta realizzando a Tuvixeddu è il frutto di una lunghissima mediazione ed è una contropartita che il Comune paga all'impresa dopo una sentenza del Consiglio di Stato. Si trattò e si mediò tra le esigenze di Coimpresa, che partì da una cubatura molto più alta, e quelle del Comune che giocava al ribasso. Il risultato», spiega il rettore, «fu un compromesso: il privato si impegnò a cedere l'80 delle aree e un parco in cambio della possibilità di costruire quella cubatura. Ora si cambia il ragionamento e mi chiedo: la Regione ha chiaro - mi auguro di sì per la stima che ho nei confronti di Carlo Mannoni - quanto dovrà pagare per indennizzare i proprietari delle aree? Sanno che se un'opera è stata avviata si paga come se fosse stata terminata oltre ai danni, visto che si è innescato un processo -compresi mutui, debiti e infrastrutture già realizzate - che è complicatissimo fermare e che in ogni caso va risarcito?» MOTIVAZIONI DISCUTIBILI. «L'impressione, ma lo dico con grande prudenza e serenità, è che la battaglia su via Is Maglias non sia fondatissima. Credo che su ogni cosa si debba discutere avendo chiaro dove si vuole arrivare e quali sono le conseguenze», aggiunge Mistretta. «Per capire: se sul costone di via Is Maglias si vuole fare un quinta teatrale la si faccia, poi si sia pronti a pagare i costi salati per gli espropri. Ciò che mi dispiace», conclude il capo dell'ateneo, «è che questa città è lenta. Sono invecchiato vedendo irrealizzate, sepolte da discussioni e polemiche, cose di cui sentivo parlare quando ero ragazzo». I SARDISTI: BRAVO SORU. Intanto i sardisti definiscono il provvedimento di sospensione dei lavori sul colle di Tuvixeddu «un grande passo in avanti per la salvaguardia e la tutela del patrimonio storico, architettonico e ambientale della città». Per il consigliere comunale Claudia Zuncheddu «la ricchezza della nostra storia è il reale motore di sviluppo economico per il presente e per il futuro della società sarda, e come tale non può essere eventualmente assoggettata ad "accordi di programma" stipulati frettolosamente e in modo incauto fra enti pubblici ed privati che tutelano i propri interessi». Secondo l'esponente sardista, «è grazie al cinismo di questi poteri forti, e incontrollati, che i sardi per troppo tempo hanno subito impotenti la distruzione di un ricco patrimonio che nessuno potrà più restituire come è avvenuto con l'anfiteatro romano, il Poetto, e ora con il palazzo Aymerich in Castello e la necropoli punica di Tuvixeddu. Non si barattano alcuni posti di lavoro in cambio della cancellazione della nostra storia».