Una mattina nel parco che non c'è tra cantieri e tombe devastate. La possibile rinascita di un tesoro archeologico abbandonato CAGLIARI. Stamani i 35 operatori del cantiere per il parco su Tuvixeddu si presenteranno regolarmente a lavorare. Così ha disposto la direzione dei lavori perché, se va avanti lo stop di tre mesi imposto dalla Regione secondo il codice Urbani, c'è da mettere in sicurezza i 22 ettari di impianti già allestiti. Ma ieri mattina circolavano anche altre idee durante la visita organizzata dal comitato Tuvixeddu Vive attorno al cantiere e sopra il colle dei Punici dove con uno sguardo si abbraccia l'intera lottizzazione di Coimpresa ai piedi di Tuvixeddu, dal lato di via Is Maglias. Dopo lo stop regionale oggi le opere saranno messe in sicurezza Alcuni operatori convenuti davanti al cantiere dopo aver saputo che ci sarebbe stato un tour di cittadini desiderosi di vedere e, se possibile, capire chi vuole costruire che cosa, ieri, interrogati dai giornalisti, si chiedevano se aspettare lo scorrere di questi a loro giudizio malaugurati tre mesi oppure se non fosse arrivato il momento di cavalcare una proposta: andiamo avanti col parco, il resto, vale a dire le costruzioni, potrà seguire. Non un divorzio da Coimpresa, ma una differenziazione tra parco archeologico e insediamento edile. Nel colle il parco è a buon punto: quel che si vede non da ragione a questa affermazione ma soltanto perché le opere fatte sono gli impianti elettrici, idraulici, di irrigazione, i terrazzamenti per piantare l'erba, il grosso, insomma, apprezzabile, però, quando il parco sarà anche arredato di panchine e steccati e poi inverdito dalle piante le quali dovevano cominciare ad arrivare già dalla prossima settimana. Un anno di lavori, spiegava un architetto, dopo i tre dal giorno dell'apertura del cantiere. Seicento tombe sono state scavate dalla soprintendenza in questi anni, alcune note, altre una scoperta, si è constatato che c'erano sepolcri anche dove sì pensava di no. Una circostanza che, in ritardo di dieci anni, ha dato ragione al ministero dei Beni culturali il quale allargò il vincolo apposto dalla soprintendenza cagliaritana limitato alle tombe visibili alcune piuttosto vandalizzate. A proposito di vandali, c'è la conferma che neppure il cantiere è stato al riparo dai nuovi barbari, quelli in cerca di antichità da cavar fuori senza un solo scrupolo di tutela. Sarebbero documentati la rottura dei bordi di alcune tombe, scavi cominciati in luoghi dove si può supporre ci siano sepolcri intatti, altri vandalismi regolarmente fotografate. E' una zona delicata, impensabile abbandonare il cantiere: già da oggi la soprintendenza dovrà inventarsi qualcosa pena la perdita delle acquisizioni raggiunte finora. La visita promossa da Tuvixeddu Vive si è sforzata di non avere sapore politico e nessuno degli esponenti si è espresso pro o contro il divieto arrivato dalla Regione. La visita voleva promuovere la conoscenza dei luoghi e quindi contribuire a diffondere consapevolezza sulla posta in gioco. Ma lo stop che blocca anche il parco ieri ha suscitato qualche domanda: perché? non servirebbe un parco vigilato anziché una distesa spoglia e yan-dalizzata? Rsultaya chiaro, invece, quel che si voleva ottenere bloccando le costruzioni Si vuole ripensare alle scelte operate per quella fascia sotto Tuvixeddu, lungo via Is Maglias. Lì deve sorgere buona parte delle palazzine Coimpresa: dall'alto si vedevano gli scavi e i capannoni del cantiere. La domanda che sostiene il ripensamento è: ha senso cinturare la necropoli con un insediamento del genere? I tecnici di Ecosabina anche loro in pellegrinaggio seppure involontariamente col gruppo di Tuvixeddu Vive spiegavano che l'intervento edile si dovrebbe allargare anche a Tuvumannu, con l'apertura delle due strade responsabili della sua trasformazione in ghetto, con costruzioni eleganti, la piazza, una chiesa, negozi e ancora un fetta di parco e impianti sportivi. Qualcuno nel gruppo chiedeva: perché non si danno i servizi a Tuvumannu e si lascia libera la striscia proprio sotto il colle? La contesa è qui: secondo la sensibilità ambientalista la necropoli è già stata aggredita a sufficienza dal cemento con case belle e brutte costruite nel corso del Novecento, quel che resta di libero attorno deve essere allestito come un accesso al parco. Vent'anni dopo il primo clamoroso altolà che fermò oltre 500 mila metri cubi di palazzine, il dibattito ricomincia.