La polemica scoppiata all'indomani della visita del ministro Rutelli Affermazioni «del tutto fuorvianti e non rispondenti per nulla al vero, neppure buone per un non mantovano, tanto sono svagate, approssimative e sbagliate». Non è certo tenera la replica del sovrintendente Filippo Trevisani al deputato ulivista Burchiellaro che, all'indomani della visita a Mantova del ministro per i beni culturali Rutelli, lo aveva invitato a scusarsi «con lui e con i mantovani» per le affermazioni fatte su Strada Cipata e sulla contestata lottizzazione. «Dire - aveva sostenuto l'ex sindaco di Mantova - che il nuovo quartiere interverrebbe sulla stessa area del borgo di Lunetta scomparso alcuni secoli fa è falso. Bastava che il sovrintendente avesse confrontato la pianta di Mantova del 1575, di proprietà del Comune». E non avrebbe avuto dubbi sul fatto che «il nuovo intervento si colloca ad almeno un chilometro da dove quella carta colloca l'antica Lunetta». Da qui la richiesta a Trevisani di scusarsi col ministro, suo datore di lavoro, e con tutti i mantovani. Il diretto interessato, però, a pentirsi non pensa proprio. Anzi, ribatte a Burchiellaro «spinto non certo da miei scrupoli 'amministrativi' o 'legali', ma solo da un dovere di mera precisazione storica». La sua replica ruota attorno a quattro punti, con l'auspicio finale della salvaguardia di Cipata. Inizia dalla pianta del 1575, che, «peraltro - osserva il sovrintendente - non è tra le più significative nel fornire indicazioni sull'alta storicità dell'antico luogo denominato Cipata» e dove «non compare assolutamente un antico quartiere Lunetta»: «La denominazione del moderno quartiere sembra trarre origine dalla particolare conformazione a mezzaluna delle fortificazioni sorte attorno al borgo di san Giorgio a partire dall'epoca napoleonica». E, come «punto secondo» della sua replica, «per memoria culturale e non 'amministrativa'», ricorda che nel dipinto la Morte della Vergine del Mantegna, citato da Burchiellaro, «è ripreso non il profilo della città bensì la veduta del borgo murato di san Giorgio, con una visione prospettica che parte non certo dal 'vecchio quartiere di Lunetta' ma da una stanza del castello, da identificarsi, perciò, presumibilmente, con la Camera Picta, o con quella denominata 'dei Soli'». Il nocciolo della replica è il punto terzo. «Se - dice Trevisani - per l'onorevole Burchiellaro l'aver fatto estirpare piante e arbusti spontanei dal lungo argine del ponte di san Giorgio ha significato anche un 'recupero del profilo originale della città', personalmente ritengo che il problema della zona Cipata comporti innanzittutto la salvaguardia di quanto rimane di un prezioso contesto territoriale a cui tale profilo fa da mirabile sfondo. E per inciso, è il caso di ricordare che l'area Cipata, ancora così solitaria, per nostra fortuna, e dalle forti suggestioni bucoliche, potrebbe aver indotto l'ignoto estensore di una mappa quattrocentesca, conservata all'Archivio di Stato di Venezia, ad indicare tale località come luogo natale di Virgilio». Ma per Trevisani «il capolavoro dell'esternazione del deputato ulivista» è l'aver indicato, «dalla propria finestra ideale», la cartiera di Nervi, «edificio devastato a suo tempo e mai fatto oggetto di restauro come invece meriterebbe». «Con simile artificio retorico - aggiunge con ironia -, Burchiellaro riesce ad immaginare, a vedere addirittura, sempre dal castello, in un amabile dialogo, l'Alberti, le sue opere mantovane, Nervi e, why not?, i prodotti della più recente speculazione edilizia, quelli prossimi venturi, che speriamo non vengano mai realizzati, quale variante del 'dialogo tra antico e moderno', in un filone inedito, che potrebbe aver credito, solo - conclude - come tema e soggetto preziosi di una rinnovellata bad picture».