CAGLIARI. La Regione va avanti. Lunedì mattina alle 11 si insedierà la commissione regionale per il paesaggio con, all'ordine del giorno, il vincolo paesaggistico per i colli di Tuvixeddu e Tuvumannu. L'obiettivo è quello di bloccare i lavori della lottizzazione integrata della Coimpresa che insistono su quelle aree. Intanto Legambiente fa un'altra denuncia: per una cisterna punica che afferma è stata lesionata dai lavori di via is Maglias. La commissione era stata annunciata, ma la novità sta nel fatto che sino all'altro ieri si pensava che l'organismo regionale si sarebbe dovuto interessare solo di Tuvixeddu, mentre il discorso del vincolo totale è stato allargato anche al colle che sta di fronte, Tuvumannu: zona già ampiamente costruita e dove sono previste nuove lottizzazioni (anche dell'università) e si sta completando una parte della viabilità (da via Is Mirrionis a via is Maglias) che comprende una strada, esterna e interrata (quasi terminata). Tutte opere che si trovano all'interno del progetto di intervento della Coimpresa, che comprende anche la realizzazione di un parco archeologico e naturalistico. La storia di questi giorni inizia lunedì coi sigilli a un cantiere di via Sant'Avendrace, a ridosso di Tuvixeddu (e in cui erano stati rinvenuti dei reperti archeologici), che non aveva rispettato l'avvio del procedimento per l'allargamento del vincolo totale (che implica il blocco dei lavori per 90 giorni). Ed è proseguita martedì con la delibera per l'esproprio della stessa e l'annuncio dell'istruttoria per la dichiarazione di tutto il colle di Tuvixeddu (quindi anche della zona di via Is Maglias dove insiste parte dell'intervento di lottizzazione della Coimpresa) come area di «notevole interesse paesaggistico», anticamera del vincolo totale. La commissione che si insedierà lunedì (prevista dal codice Urbani che norma i beni culturali e il paesaggio) fa parte di questo iter: dovrà valutare se le opere previste per Tuvixeddu-Tuvumannu sono penalizzanti per l'area, in considerazione del fatto che in quella zona esiste la più grande necropoli fenicio punica del Mediterraneo. I componenti sono otto: quattro istituzionali (Franco Sardi, direttore generale dell'assessorato regionale alla Pubblica istruzione, Paolo Scarpellini, coordinatore regionale delle sovrintendenze, Stefano Gizzi, sovrintendete ai Beni architettonici, e Vincenzo Santoni, sovrintendente ai Beni archeologici) e quattro nominati dalla Giunta (Raimondo Zucca, antichista, Maria Antonietta Mongiu, archeologa, Ignazio Camarda, botanico, e Sandro Roggio, architetto). Oggi il sindaco Emilio Floris e Gualtiero Cualbu (Coimpresa) terranno una conferenza stampa per difendere il progetto di lottizzazione integrata. Intanto Legambiente fa un'altra denuncia che secondo l'associazione avvalora la richiesta di vincolo totale: afferma che le opere che si stanno realizzando hanno lesionato una cavità individuata come cisterna punica e, quindi, da tutelare. «Siamo costretti afferma Vincenzo Tiana, responsabile regionale del gruppo a intervenire nuovamente sui lavori in corso nella via Is Maglias per i quali avevamo già segnalato, nel mese di ottobre, il deterioramento di una cisterna punica. La competente soprintendenza aveva confermato che la cavità in questione costituiva in ogni caso un bene d'interesse archeologico, aldilà della loro, non ancora definita appartenenza. Poi Legambiente avevamo sollecitato la «loro tutela rigorosa». In questi giorni l'associazione ha ricevuto la lettera del 2 gennaio della sovrintendenza, nella quale si afferma che «le forme di tutela e valorizzazione del versante della necropoli di Tuvixeddu di via Is Maglias sono state già concordate». Viceversa, lamenta Legambiente, «le operazioni di scavo nella zona in oggetto si sono ulteriormente e pericolosamente avvicinate ai siti d'interesse archeologico, tanto da lesionare il bordo di una delle suddette cavità». Infine l'associazione ambientalista ricorda che la perimetrazione del vincolo regionale per Tuvixeddu «comprende tutta la collina», sottolineando «il valore paesaggistico in cui è inserita l'area archeologica, che si estende per circa sessanta ettari: da via Monte Melaghetto a via Vittorio Veneto». Per cui «è particolarmente grave che, nonostante le normative e l'assicurazione della sovrintendenza, sia stata permessa la manomissione del bene archeologico e l'alterazione sostanziale del contesto in cui le cisterne erano inserite che era rimasto integro da migliaia d'anni, superando la devastante attività di cava, ma a quanto pare rischia di essere compromesso dall'attuale attività edilizia».