La conferma è arrivata proprio ieri mattina mentre operai e curatrici si affannavano sugli ultimi ritocchi del triplo vernissage in programma per la sera. Toccherà al Parco dei musei di Villa Borghese, già impegnato nelle celebrazioni del Centenario, il compito di far da cornice al summit europeo, che inizierà il 4 ottobre. Il copione punta sul museo etrusco di Valle Giulia come foyer d'onore per cene e feste. E sulla Galleria d'arte moderna come centrale operativa per incontri ufficiali e conferenze stampa. Un provvisorio cambio di funzioni che rivoluzionerà le abitudini della Gnam, sottraendola per almeno un mese, a partire dalla metà di settembre, al suo pubblico. Un mare di grattacapi in arrivo, ma anche un momento di relativo sollievo per questo gigantesco e tormentato museo, precipitato in una crisi paralizzante, proprio quando, uscito dal tunnel di una lunga ristrutturazione, veniva incoronato come una delle strutture più accoglienti e ricca di servizi d'Italia. La crisi è esplosa alla fine della primavera, quando si è chiuso il ciclo delle mostre sulla Maestà di Roma, di cui la Galleria accoglieva il capitolo più corposo, e sono partiti i vigilanti e il personale a gettone, ingaggiati per l'occasione. Un drastico calo di presenze. Uno spaventoso taglio di fondi per la gestione ordinaria: il trenta per cento in meno della già magra dotazione della stagione precedente. E soprattutto un organico che ha di colpo messo a nudo le sue vistose lacune: la dirigenza assottigliata dall'esodo di funzionari chiamati a rimpolpare le nuove soprintendenze di Roma; una diminuzione di circa quaranta unità del corpo custodi che ha obbligato la direttrice Sandra Pinto a ridimensionare radicalmente gli orari d'apertura. Impossibile tener aperte tutte le sale. Nel giorni feriali, sbarrato il portone centrale (che tristezza vederlo così), e abbassato il costo del biglietto, il pubblico viene solo ammesso di mattina al settore dell'Ottocento e di sera a quello del Novecento. Una vita da museo dimezzato che rischia di azzerare anni di promozione e rilancio. E che Sandra Pinto ha cercato di compensare con una accurata iniezione di novità, ieri al taglio del nastro. La prima è il riordino e il riuso del giardino sul lato di via Aldovrandi, da anni impraticabile. Un maquillage curato da un noto architetto del verde, Paolo Peyrone, che ha risagomato l'esterno con piante mediterranee, la costruzione di due piscine, costellate di fiori di loto, e la collocazione di una decina di grandi statue anni '30, prese dai depositi. L'idea, per rimpolpare le casse del museo, è di utilizzare da subito il giardino per serate e incontri a pagamento. Ma anche di utilizzarlo durante il giorno come spazio a disposizione delle scuole, cui la Gnam metterà a disposizione di un grosso laboratorio, inaugurato con una mostra di disegni di taglio divulgativo, firmati dal pittore milanese Remo Bianco. Le altre due novità sono due mostre, catturate al volo con poca spesa, per alimentare il cartellone estivo. Un'antologica dedicata a Pat Steir, affermata autrice americana, che presenta una serie di gigantesche tele, segnate da una singolare ricerca sugli universi paralleli dell'acqua e della calligrafia orientale. E una ricca carrellata di disegni e incisioni dei grandi maestri italiani del dopoguerra, alimentata dai fondi della collezione dell'editore Neri Pozza. «Ma dal prossimo novembre, se non ci arrivano sostegni - avverte Sandra Pinto - dovremo praticamente abolire l'attività espositiva e ripiegare su operazioni meno vistose, legate allo studio e alla catalogazione dei nostri archivi. Davvero un peccato esser costretti a giocar sulla difensiva, proprio mentre il museo continua ad espandersi, con i lavori d'ampliamento di una nuova ala, progettata dall'architetto Diener, che moltiplicherà capacità d'accoglienza e superfici espositive».