Una banda di ladri dopo aver forato con arieti di cemento armato il muro dell'abside penetra nella "sacrestia bassa" Trafugati settecenteschi candelabri, crocifissi, tabernacoli e la paratia del santo per un valore che supera il milione di euro Hanno bucato il vecchio muro del duomo del Quattrocento dedicato a San Michele Arcangelo per riuscire ad entrare in quella che è considerata una delle più belle chiese dell'intera provincia. Un buco alto circa un metro e non più largo di settanta centimetri. Un lavoro da professionisti, portato a termine nella notte tra mercoledì e giovedì, protetti dall'oscurità e dalle doppie mura che circondano il retro della cattedrale e quelle vecchie dell'adiacente monastero. Aiutati da due grossi pali di cemento e ferro, hanno buttato giù il muro che dà su un bagno di quella che viene chiamata "sacrestia bassa". Da lì sono entrati nella stanza dove si trovano alcuni armadi contenti oggetti di valore. Tutti del Settecento e tutti catalogati dalla Sovrintendenza delle Belle Arti e dalla Curia. Reliquari, candelabri, crocifissi, tabernacoli. Tutti di notevole valore. Il pezzo più pregiato rubato, e con molta probabilità anche danneggiato, è stata la paratia della statua di San Michele Arcangelo e una statua di Gesù Bambino. Essendo oggetti di grandi dimensioni, i ladri devono averli rotti facendoli passare per il buco. Fuori, sull'erba, sono stati rinvenuti dei pezzi di legno della paratia e due dita della statua di Gesù Bambino. Ad accorgersi del furto è stato Danilo Zatti, sacrestano del duomo da 55 anni. Intorno alle 11 ha aperto la porta della sacrestia bassa e si è accorto del disastro. È corso a chiamare il parroco don Lorenzo De Pelli. Immediata la telefonata ai carabinieri e alla Curia di Padova. In duomo, oltre ai carabinieri di Agna che hanno controllato tutto e aperto subito le indagini, è arrivato anche il vicario don Enrico Piccolo. Anche il sindaco di Candiana Chiara Brazzo, e il suo vice Robertino Scapolo, appena avuto notizia del furto sono andati subito a controllare di persona l'entità dei danni. I ladri, con molta probabilità, sapevano che l'impianto d'allarme era temporaneamente fuori uso. «Se fossero entrati i ladri a casa mia - ha detto affranto il sacrestano Danilo Zatti - avrei sofferto meno. Per me è stato uno choc vedere il buco sul muro e gli armadi vuoti. È come se avessero rubato una parte della mia vita». «Mi viene da piangere - continuava a dire il sindaco Chiara Brazzo davanti agli armadi inesorabilmente vuoti -. Ci hanno portato via un patrimonio inestimabile. Il valore di questi oggetti supera il milione di euro». «È stato sicuramente - ha detto il vicesindaco Robertino Scapolo - un furto su commissione». Grande lo sdegno da parte di tutta la comunità.