IL CASO La tabella prevede tempi lentissimi. Via ai restauri, al lavoro 2 operai Allaltezza di viale Filippetti sul terreno accanto alle fondamenta delle mura hanno scavato tane i ratti Quello per il recupero dellarco sarà lultimo settore a partire: 14 mesi di interventi e tre anni di pannelli Dopo che pochi giorni fa il Comune ha dato gli ultimi ritocchi al controverso contratto con lazienda di affissioni (i mesi autorizzati scendono da 32 a 29, gli spazi da da 2520 a 2300), i lenti avanzamenti dei lavori di restauro sulle mura spagnole sono previsti da una tabella di marcia quasi cronometrica: otto mesi, contando dallo scorso ottobre, per il primo tratto in viale Filippetti, poi cantiere spostato e cinque mesi per viale Beatrice dEste, altro spostamento e un anno intero per i Bastioni che danno sulla piazza, rush finale di quattro mesi per i pochi avanzi di mura in viale Caldara). Del resto, se i restauri finissero prima, coi cartelloni davanti non si vedrebbero comunque. E magari qualcuno potrebbe tornare a pensare che lidea del Comune di finanziare lintera operazione con la pubblicità non era poi così geniale. Porta Romana, comunque, resterà nascosta dietro poster di magliette e mutande per tutto il tempo: sarà lultimo cantiere ad aprire e durerà 14 mesi, tra fase campione e fase esecutiva. Rende, da sola, in pubblicità, quasi due milioni di euro sui sette dellintero incasso, spiega il proprietario della Tmc Nanni Mongini, che snocciola le cifre: «Abbiamo costi certi per cinque milioni e 800 mila euro, tra spese per i cartelloni, gli impianti elettrici e un milione e mezzo di tasse da versare al comune. Due milioni e 800 mila euro vanno allimpresa di restauro. Per noi prevediamo un utile lordo di 8-900 mila euro, se riusciremo a vendere tutti gli spazi. E in mesi come gennaio, per esempio, non è facile. Se sulla Porta Romana ora vedete la stessa pubblicità del mese scorso, è perché lo spazio è invenduto. Se non fosse che il nostro primo obiettivo è aiutare la città, non ne varrebbe neppure la pena... ». Sul fatto che lintervento fosse urgente, non ha dubbi il re-sponsabile del cantiere Marco Gasparoli, dellazienda di famiglia di Varese specializzata in restauri (35 dipendenti tra impiegati e tecnici, alle spalle tra molti altri gli interventi conservativi alla chiesa di Santa Maria alla Scala in San Fedele e sulla fontana dei Piermarini di piazza Fontana): «Allaltezza di viale Filippetti abbiamo trovato tane di ratti in quantità, dappertutto vegetazione infestante e addirittura tronchi che spuntano tra i mattoni, incrostazioni saline, mattoni instabili, parti pericolanti, immondizia a mucchi dietro viale Sabotino. Si direbbe che di quel pezzo di città non si sia mai occupato nessuno ». La terapia: «Iniezioni devitalizzanti e rimozione delle piante infestanti, pulitura dei mattoni con impacchi detergenti e di acqua distillata, consolidamento, ripristino della copertura in sommità e ristilatura delle fughe tra i mattoni ». Come dire grandi, scientifiche e costose pulizie di Pasqua, in una casa dove nessuno spazza da decenni. In confronto, i lavori sulla Porta, che la Sovrintendenza ha chiesto di inserire nel piano di restauro consentendone luso pubblicitario per far tornare i conti, sono meno impegnativi: «Lultimo restauro è del 91, certo non è che stesse crollando, però cerano già infiltrazioni nella copertura e una solfatazione della pietra dovuta al forte inquinamento». Ma scusi, Gasparoli, ci vogliono davvero tre anni, per questi lavori? E non potrebbero occuparsene più di quattro suoi dipendenti alla volta? «Che domande, certo che lavorando contemporaneamente sui cinque lotti si farebbe prima. Dal punto di vista aziendale, è sempre meglio far presto, dal punto di vista pratico a rallentare di solito sono le autorizzazioni del Comune. Ma lorganizzazione del cantiere è sempre in funzione dei tempi di consegna. E quelli dicono 19 maggio 2009». Più chiaro di così... «Però mi lasci aggiungere una cosa: almeno andando piano ci sarà il vantaggio che per tre anni si farà anche un po di manutenzione. Invece a cantiere chiuso chi dovrebbe occuparsi del mantenimento ordinario dei manufatti ricomincia a non occuparsene, è successo anche dopo che abbiamo ripulito e restaurato il monumento a Parini in piazza Cordusio: dopo un po non venivano più sostituite le pile del dispositivo scaccia piccioni». Già, potrebbe essere lultimo paradosso del "teorema dello sponsor": se per pagare un restauro di sei mesi si nascondono le mura per tre anni alla città, quanto bisognerebbe tenerle nascoste dietro ai tabelloni, per tenerle in ordine nei secoli a venire?