Ma scoppia la grana della scala di Natalini Giovedì verranno innalzate due gru alte 50 metri: resteranno per 4-5 anni Il percorso di uscita interesserà lantica chiesa di San Pier Scheraggio Il progetto assegnato allarchitetto senza un concorso: ed è polemica -------------------------------------------------------------------------------- Assediata dal cantiere, montato e recintato intorno al suo perimetro, la Galleria degli Uffizi guadagna il suo futuro, restando aperta e visitabile durante i previsti 55 mesi di lavori, tra lo sferragliare di gru, il via vai di camion e materiali. Non sarà un bello spettacolo per chi transita tra piazza Signoria e il piazzale, per questo cè lidea di installare un "cantiere darte", una sorta di scatola trompe loeil che, come accade per altri cantieri nel centro storico, «copra dignitosamente linvasione di questo luogo sacro di Firenze» osserva il direttore regionale dei Beni culturali Mario Lolli Ghetti, convinto che si debbano cercare sponsor o magari incaricare la stessa impresa appaltatrice, per evitare di svilire la scenografia del loggiato e del piazzale degli Uffizi. Insomma tutto procede come da programma, secondo il nuovo progetto esecutivo presentato a febbraio 2004, frutto dellaccordo siglato tra ministero dei Beni culturali e Comune di Firenze nel 2003. Con la recente novità della ripresa del progetto della Loggia Isozaki sulluscita in piazza del Grano, al cui disegno definitivo sta lavorando lo staff dellarchitetto giapponese, e che sarà pronto a giugno. E mentre ancora non è chiaro se la struttura della Loggia sarà inserita da subito tra i lavori del primo lotto, è sicuro che nei prossimi 4 anni si procederà ai due nuovi collegamenti della Galleria: ascensori e blocchi di scale su entrambi i lati, a ponente in una piccola corte dietro la Loggia dei Lanzi, a levante nellarea tra i resti di San Pier Scheraggio e lo scalone vasariano. Intervento questultimo, che solleva ancora oggi non poche perplessità sulla necessità di edificare la scala proprio sullantica area monumentale di San Pier Scheraggio, come appunto dal progetto realizzato con la consulenza dellarchitetto Adolfo Natalini (che dovrà rivedere anche lallestimento della sala Botticelli) dallo studio Alessandro Chimenti, come previsto dagli accordi tra Comune di Firenze e ministero, con limprimatur di Roberto Cecchi, direttore generale dellArchitettura al ministero dei Beni culturali. Un modo si procedere "anomalo", «esterno alla direzione degli Uffizi e che ha ignorato tutte le nostre indicazioni», come già denunciato dallex direttrice degli Uffizi Annamaria Petrioli Tofani qualche anno fa, prima del suo pensionamento: «I fiorentini dovrebbero mobilitarsi, essere consapevoli che si sta intervenendo e modificando una parte monumentale della struttura degli Uffizi». E cè chi aggiunge che si è fatto un concorso internazionale per progettare la nuova uscita della Galleria e neppure un concorso di idee per intervenire allinterno delledificio vasariano. Cosa si prevede sullarea incriminata? Labbattimento di una volta vasariana, di un solaio per scendere al piano interrato del guardaroba, occupando parte della navata destra di San Pier Scheraggio. Da Roma, il direttore generale Cecchi a domanda diretta su tutta la procedura risponde «no comment». «Al tempo del progetto, con il ministro Urbani sono stato estromesso dal progetto - precisa Lolli Ghetti - ora, anche per volontà del ministro Rutelli dovrò riprendere la situazione in mano, con tutti i soggetti interessati». «Il progetto è ormai appaltato e i lavori sono stati affidati - commenta Paola Grifoni, soprintendente ai monumenti e direttrice dei lavori del Nuovi Uffizi - A suo tempo il progetto esecutivo generale è stato realizzato comunicando a tutti le modalità previste dallaccordo Palazzo Vecchio-ministero e così si procede come da cronoprogramma definito in quelle sedi e presentato il 24 febbraio 2004. Ciò non toglie che siano possibili varianti in corso dopera che però non possono modificare la filosofia progettuale, peraltro concordata nellorganizzazione delle sale e dei loro allestimenti con la direzione del museo e del Polo museale». Nessuna anomalia quindi, sottolinea la soprintendente Grifoni. A parte il fatto, per molti di enorme rilievo, che per la prima volta nella storia, un progetto di intervento di adeguamento funzionale in un edificio storico e monumentale, non è stato redatto o rivisto in accordo con la soprintendenza come prescrivono tutte le procedure, e tanto meno ricorrendo ad un concorso di idee, o a una consultazione tra storici dellarte e dellarchitettura.
la Repubblica
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MA
Mara Amorevoli
la Repubblica
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Bene culturale
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