Il 5 gennaio scorso è comparso su il manifesto un articolo di Stefano Chiarini («Disfida di Monticchiello») che, al di là delle opinioni, esige alcune precisazioni. 1. Chiarini afferma che gli amministratori locali non erano stati invitati al convegno di fine ottobre. Non è vero. Se fosse stato presente o avesse assunto doverose informazioni, avrebbe visto o saputo che hanno preso la parola al convegno, oltre all'assessore regionale Riccardo Conti, l'assessore al Turismo del comune di Pienza, Claudio Serafini che ha portato, fra l'altro, un saluto ai convegnisti, il sindaco di San Quirico d'Orcia, Marileno Franci; il sindaco di Capalbio, Lucia Biagi; il sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni; l'ex sindaco di Pienza e altri. Tutti i principali esponenti della amministrazione comunale di Pienza erano stati invitati, ma il sindaco Del Ciondolo non ha ritenuto opportuno partecipare. 2. Chiarini sostiene che, nonostante «il linciaggio mediatico» promosso da quanti erano, e sono, contrari alla lottizzazione di Monticchiello le istituzioni «chiamate in causa» non hanno condiviso quegli atteggiamenti critici. Anche questo non è vero: il ministro Rutelli, subito accorso in zona, ha valutato la lottizzazione in modo pesantemente negativo e proposto, quanto meno, di limitarne i danni; il presidente della regione, Claudio Martini, l'ha definita «uno schifo» (da non ripetere); il direttore dell'Unesco arch. Francesco Bandarin, ha scritto alla Società Iniziative Toscane srl e ai giornali: «L'iniziativa di costruzione di una lottizzazione edilizia in comune di Pienza, a Monticchiello, non ha in alcun modo l'approvazione dell'Unesco, che anzi la considera lesiva dell'integrità del sito del Patrimonio mondiale della Val d'Orcia» chiedendo che qualsiasi riferimento all'Unesco venisse subito tolto dalla pubblicità di quella immobiliare. Nulla racconta Chiarini del tono aggressivo usato, nel proprio sito, imitando le Iene televisive, dalla immobiliare Iniziative toscane contro i suoi critici, persino contro il parroco «colpevole» di aver espresso un'opinione negativa in merito. Nulla racconta del volantino anonimo contro Alberto Asor Rosa chiamato il «vero ecomostro della Val d'Orcia», e distribuito in tutte le cassette postali del paese, né di altri spiacevoli episodi. Infine, sulla legislazione urbanistica toscana, tanto lodata da Chiarini, ci limitiamo a far notare come la sub-delega ai comuni della tutela paesaggistica sia stata criticata dalla Conferenza nazionale per il paesaggio e dall'allora ministro dei Beni culturali, Giovanna Melandri, fin dal 2000 e come essa confligga con lo stesso articolo 9 della Costituzione «la Repubblica (e non i comuni, n.d.r.) tutela il paesaggio» e pure con il Codice dei beni culturali e paesaggistici. Del resto, in quale modo possono i comuni da una parte incassare somme decisamente consistenti dalle concessioni edilizie, come è avvenuto negli ultimi anni, e dall'altra svolgere efficacemente il ruolo di tutori unici del paesaggio? Senz'altri controlli che quelli (nel caso in questione gravemente assenti) della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici? Essere al tempo stesso controllori e controllati è sempre sbagliato, antidemocratico e fonte di pasticci senza fine. Il caso Monticchiello ha fatto emergere in Toscana una serie di lottizzazioni per le seconde case e di pesanti scempi paesaggistici a Fiesole, a Bagno a Ripoli, a Donoratico, a Bagnaia, a Rigutino, a Casole d'Elsa, a Capalbio, a Magliano in Toscana, a Campagnatico, ecc. Alla faccia dell'urbanistica «partecipata». Sinceri saluti.
PAESAGGIO: Sul caso Monticchiello sbagliate
Il 5 gennaio è apparso un articolo di Stefano Chiarini su Il Manifesto, in cui chiede precisazioni su alcune affermazioni fatte su un convegno di fine ottobre a Monticchiello. Chiarini sostiene che gli amministratori locali non erano stati invitati al convegno, ma ciò non è vero. Inoltre, Chiarini afferma che le istituzioni chiamate in causa non hanno condiviso atteggiamenti critici, ma ciò non è vero. Il ministro Rutelli ha valutato la lottizzazione in modo negativo, il presidente della regione Claudio Martini l'ha definita uno schifo e il direttore dell'Unesco Francesco Bandarin ha scritto una lettera esprimendo disapprovazione.
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