Come possiamo tornare a parlare dei problemi della Val d'Orcia in modo «normale» e costruttivo? Il nuovo grido di allarme uscito sulla stampa nazionale a firma di Alberto Asor Rosa, «Una cava minaccia la Val d'Orcia» ripropone purtroppo ancora una volta il metodo utilizzato nel più famoso articolo sulla lottizzazione di Monticchiello del 24 agosto 2006, «Il cemento assale la Val d'Orcia». Anche in questo caso si utilizzano dati e fatti, distorcendoli, o peggio, per amplificare il punto di partenza di un ragionamento che trova terreno fertile per suscitare una facile attenzione mediatica mentre elude la complessità della realtà, costringendo a una difficile operazione di difesa i malcapitati amministratori locali da tempo impegnati in una coerente difesa del territorio. Nel caso della cava di S. Quirico - dal nome di «Malintoppo» - Asor Rosa sostiene che si stia procedendo a un ampliamento di diciotto ettari di una cava esistente, con conseguente compromissione del paesaggio; in realtà, quello di cui si sta discutendo nelle sedi istituzionali appropriate (e su proposta del comune di San Quirico d'Orcia) è la semplice traslazione di circa tre ettari della cava in una zona più a valle, con finalità esplicite di salvaguardia del paesaggio e della vegetazione locale. E' evidente che anche in questo caso, così come in precedenza per quello di Monticchiello, l'obiettivo di queste critiche sembra quindi quello di voler colpire la pianificazione complessiva dell'area delegittimando la credibilità del percorso tecnico e istituzionale in atto. L'articolo allarga la polemica denunciando una presunta mancanza di sensibilità delle istituzioni locali, che sarebbero incapaci di garantire la tutela del buon nome della Val d'Orcia. Viene in un primo momento plaudita l'iniziativa del sindaco di S. Quirico, Marileno Franci (apparsa sulla stampa nazionale) che ha chiesto alla Monsanto di non utilizzare l'immagine dei «cipressini» - icona internazionale della val d'Orcia e della Toscana tutta - per pubblicizzare i suoi Ogm (organismi geneticamente modificati, antitesi evidente della genuinità dei prodotti locali) ma subito dopo il professor Asor Rosa si domanda il perché di tanto zelo, affermando che nulla sarebbe stato fatto per impedire alla immobiliare che sta costruendo l'ecomostro di Monticchiello di pubblicizzare in maniera analoga la sua iniziativa. In verità l'utilizzo pubblicitario da parte della Società iniziative toscane, realizzatrice della lottizzazione di Monticchiello, delle dizioni «provincia di Siena», «comune di Pienza», «Parco artistico naturale e culturale della Val d'Orcia» e «Patrimonio mondiale dell'umanità» è apparsa da subito ai soggetti istituzionali interessati come inopportuna, ma si configura sostanzialmente come un'azione legittima. I soggetti chiamati in causa da Asor Rosa (non essendo dotati di potestà legislativa), pur avendolo tentato, non sono quindi riusciti ottenere la cancellazione dei prestigiosi simboli dal materiale pubblicitario. La provincia di Siena e la Commissione italiana per l'Unesco avevano provveduto a diffidare, per quanto riguarda la provincia e a invitare per quanto riguarda la Commissione Unesco, la Società iniziative toscane dal loro utilizzo. Per quanto riguarda il comune di Pienza - e questo Asor Rosa lo sa per certo avendoglielo io stesso raccontato in un colloquio risalente alla scorsa primavera - l'intervento sulla questione si è dispiegato in una duplice direzione: dapprima diffidando la Società medesima e invitandola al ritiro di una prima edizione del materiale pubblicitario cartaceo che conteneva i loghi degli enti interessati (cosa che è avvenuta immediatamente) e successivamente, visionata la seconda versione dei depliant e dei manifesti, attraverso l'interessamento di un legale di fiducia, che ne ha tuttavia confermato la legittimità (estate 2005). «Anno nuovo, vizi vecchi» verrebbe da dire; e purtroppo siamo sempre nel campo di un'informazione non corretta, per quanto autorevolmente supportata (viene da pensare: l'autorevolezza è data una volta per tutte o, come accade per tutte le azioni umane, dovrebbe essere anch'essa soggetta a qualche forma di verifica?). Con queste premesse dovremmo ora occuparci del problema vero che è stato sollevato, e cioè quello della tutela del territorio, questione che vede costantemente impegnati da un ventennio gli amministratori di questa valle, con risultati positivi che sono evidenti a chi ha voglia di posarvi uno sguardo non viziato da pregiudizi. Ma come si fa? Credo che il confronto sia francamente difficile, se non impossibile, almeno fino a quando non sarà restituita oggettività e giusta dimensione ai fatti, e soprattutto fino a quando si continuerà a ignorare le sedi e i percorsi democraticamente legittimati. Auspico allora che partendo da un «Malintoppo» possiamo sgombrare il campo dai malintesi, dalle esagerazioni e dalle delegittimazioni sentenziate a priori. Buon anno e che Iddio ci salvi dai salvatori della Val d'Orcia... sindaco di Pienza e pres. Conf.za sindaci Val d'Orcia