DALLA MOSTRA sul Palmezzano che si è svolta l'anno scorso a quella su Silvestro Lega che si apre domenica, si snoda il filo rosso di una scelta culturale precisa: grandi eventi che siano però strumenti di promozione culturale del territorio e di valorizzazione delle nostre ricchezze». Piergiuseppe Dolcini, presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, collega così l'evento culturale al San Domenico con l'attività complessiva dell'ente. La Fondazione forlivese con un patrimonio di 410 milioni di euro e una decina milioni di euro investiti ogni anno in attività culturali, assistenziali e di promozione dello sviluppo è ormai protagonista di livello nazionale. Presidente Dolcini, qual è l'idea di sviluppo che sta dietro alle attività della Fondazione? «Il nostro impegno coinvolge i punti di forza della realtà forlivese: università, sanità e tessuto imprenditoriale. In questi campi c'è necessità di fai crescere il tasso di innovazione e competitività. Pensiamo a uno sviluppo di qualità che porti quindi anche a una migliore vivibilità, coinvolgendo la bellezza, la cultura e la vita della città, compreso il commercio». Ma qual è il ruolo della Fondazione: finanziatore o promotore? «E' un ruolo duplice. Perché anche come erogatori facciamo delle scelte precise, valutando il merito delle iniziative e pensando ai risultati. In qualche modo dobbiamo progettare avendo in mente un tipo preciso di sviluppo. Così si comprende la donazione di due risonanze magnetiche e un robot chirurgico all'Ausi di Forlì: interventi rilevanti che mirano ad alzare il livello della sanità pubblica forlivese. In tema di interventi sociali abbiamo poi destinato 300 mila euro al bando per l'inserimento lavorativo di disabili e ben due milioni di euro per lo sviluppo locale e la costruzione di alloggi per lavoratori immigrati e famiglie in condizioni di disagio». Non potendo, per legge, finanziare attività private in campo economico, come agisce la Fondazione per promuovere lo sviluppo locale? «Stiamo approntando un progetto per costituire una società strumentale che saldi l'università al tessuto imprenditoriale. Intendiamo dar vita a un laboratorio per il trasferimento della tecnologia innovativa dalle aule universitarie alle aziende. E' un'iniziativa comune con la Fondazione Carisp di Cesena nella quale pensiamo di coinvolgere altri enti come università, camera di commercio e associazioni di categoria. E' stato affidato l'incarico per la redazione del piano industriale da completarsi entro la prossima primavera. Allo stesso tempo stiamo per varare la partecipazione con 60 milioni di euro, assieme ad altre fondazioni bancarie, al Fondo per le infrastnitture della Cassa depositi e prestiti. L'obiettivo è di avere voce in capitolo nella società che gestirà il fondo che avrà un ammontare di un miliardo e mezzo di euro per favorire la realizzazione di infrastnitture nel nostro territorio. Abbiamo inoltre acquisito il 5 per cento di Sinloc, la società incaricata di redigere il progetto di sviluppo del Polo tecnologico aeronautico di Forlì». Un nodo centrale del dibattito sullo sviluppo di Forlì è la rinascita del centro storico: quale sarà il vostro contributo? «La politica del centro storico la fa ovviamente il Comune, ma la Fondazione può intervenire con progetti importanti. Un 'cuore' della città più bello e più vivibile ha bisogno, ad esempio, di una bella illumuiazione. Pensiamo di regalare a Forlì un bel progetto per illuminare anche piazzette e monumenti che meritano più attenzione. Un altro contributo importante alla vivibilità al centro storico lo daremo sicuramente con l'attività della nostra nuova sede, il restaurato palazzo del Monte di Pietà, che ospiterà attività culturali, incontri e magari anche un ristorante di qualità». Le banche sono spesso accusate di aver dato colpi mortali ai centri storici con l'apertura di sportelli a ripetizione... «E' vero, ma noi daremo un segnale contrario. Stiamo pensando ad acquisizioni di immobili importanti nel centro storico prevedendo nuovi spazi commerciali». A proposito di banche: la Fondazione ha ceduto la quota di controllo della Cassa dei Risparmi di Forlì al Sanpaolo di Torino che ora si è fuso con Banca Intesa. Cosa accadrà alla Cassa forlivese? «Non cambia nulla. La nuova banca nazionale ha recepito completamente gli accordi tra Fondazione e Sanpaolo che garantiscono pienamente il futuro della banca forlivese. A marzo 2007 si terrà l'assemblea straordinaria della Cassa dei Risparmi che sancirà l'ingresso nel nuovo gruppo col rispetto delle clausole di garanzia. Nel corso dell'anno si completerà l'acquisizione degli sportelli romagnoli di Sanpaolo. Carisp Bologna e Banca Popolare dell'Adriatico, poi la partecipazione azionaria della Fondazione scenderà al 20. Una quota che ci rassicura appieno perché occorrerà comunque 185 per decidere su identità, sede e radicamento locale della Cassa di Risparmi». La mostra di Lega apre il secondo anno di attività dei Musei San Domenico, una struttura prestigiosa che però non ha ancora un modello di gestione. Cosa ne pensa la Fondazione? «Noi intendiamo proseguire con questo tipo di attività, organizzando direttamente grandi eventi culturali, ma è ovvio che questo non basta. Col trasferimento del patrimonio artistico del Comune, il San Domenico non può limitarsi a essere una grande pinacoteca. Deve essere uno strumento di cultura, un laboratorio di iniziative che faccia anche da punto di riferimento per il territorio. Bisogna capire quanto tutto questo può costare. Il Comune da solo non ha i mezzi per farcela e la Fondazione non può assumere la gestione di una struttura che finirebbe per assorbire tutte le risorse da noi destinate alla cultura. Ognuno deve fare la sua parte, e la Fondazione è pienamente disponibile, individuando lo strumento giusto, che può essere la società consortile. Serve poi una figura di grande spessore come il professor Antonio Paolucci che da quando ha curato la mostra del Palmezzano ha imparato ad amare Forlì che ci aiuti in questo difficile ma importante percorso per la crescita di Forti».