Uno dei nodi gordiani che ingarbuglia il panorama nazionale del sistema di promozione, informazione e accoglienza turistica, è quello della pletora di enti e organismi vari, difficilmente riscontrabile in altri paesi europei. Tutto ciò comporta una dispersione di risorse umane e finanziarie, che potrebbero essere impiegate in maniera più efficace ed efficiente attraverso una totale riorganizzazione di tali organismi, partendo dagli uffici di informazione e accoglienza turistica (Iat). La base giuridica per uniformarli a livello nazionale è data dal dpcm del 1392002, che ha recepito l'accordo sottoscritto in sede di conferenza permanente stato-regioni, sui principi per l'armonizzazione, valorizzazione e sviluppo del sistema turistico. Secondo tale decreto, le regioni «definiscono concordemente gli standard minimi comuni di attività dei servizi di informazione e accoglienza dei turisti, disciplinandone gli strumenti, le strutture e le modalità di collegamento e concorso da parte degli enti territoriali e funzionali. Gli uffici di informazione e accoglienza turistica hanno denominazione unica di Iat e sono contrassegnati all'esterno da tale marchio, comune su tutto il territorio nazionale». Purtroppo tale accordo non ha prodotto né armonizzazione, né tanto meno standard comuni di qualità: basta dare uno sguardo alle varie leggi regionali sull'organizzazione turistica, per rendersi conto della totale disomogeneità circa le competenze, il controllo, le finalità e le funzioni degli Iat. Un primo intervento in tal senso dovrebbe essere quindi quello di affidarne la gestione alle pro loco da parte di tutte le regioni, che dovrebbero riservarsi soltanto il potere di controllarne l'attività e la qualità, in base a precisi standard, dei servizi di informazione, accoglienza e assistenza erogata ai visitatori. Le pro loco sono associazioni di privati cittadini, che hanno come scopo principale quello di tramandare, valorizzare e rendere fruibile il patrimonio naturale, storico, culturale e demoetnoantropologico dei borghi e delle città del nostro paese, attraverso l'opera di volontariato dei soci-residenti. Pur non essendo riconosciute giuridicamente come organismi in sé, ne viene tuttavia riconosciuto il ruolo che esercitano nel turismo in primis dalla legge 1352001, che all'articolo 1 recita: «La Repubblica valorizza il ruolo delle comunità locali... e delle associazioni pro loco». Tutte le regioni hanno dedicato alle pro loco apposite leggi o articoli di leggi, che prevedono finanziamenti per la loro attività e, da parte di molte, anche l'autorizzazione all'uso della denominazione di Iat per gli uffici da esse istituiti. Le pro loco, a loro volta, vantano titoli di tutto rispetto per poter gestire direttamente e uniformemente su tutto il territorio nazionale gli Iat, facendo così anche risparmiare alle regioni milioni di euro. Esse hanno una diffusione capillare, essendo presenti con loro uffici in circa 6.200 comuni italiani (su un totale di circa 8.500), gestiti da soci-volontari. Hanno una loro rappresentanza a livello nazionale, l'Unpli (Unione nazionale pro loco d'Italia), cui aderiscono circa 5.100 pro loco con oltre 500 mila soci, che organizzano annualmente oltre 20 mila tra sagre, feste laiche e religiose, rievocazioni storiche ecc, che vedono la partecipazione di milioni di persone. L'Unpli è interlocutore istituzionale del ministero per la solidarietà sociale, che finanzia i suoi piani di formazione sui temi del turismo e dei beni culturali per i dirigenti, del ministero dei beni culturali per la promozione di eventi, e dell'ufficio nazionale per il servizio civile presso la presidenza del consiglio dei ministri, per la formazione e l'impiego presso le pro loco di migliaia di .giovani, quasi tutti in possesso di una laurea o di un diploma di scuola media superiore. Molte sono le regioni che riconoscono l'Unpli come organismo di rappresentanza delle pro loco, mentre l'Anci, a sua volta, ne ha adottato il progetto «Aperto per Ferie», la cui fase centrale consiste nel costruire «un'offerta turistica strutturata», per rivitalizzare le aree e i borghi (20 nel 2005) a rischio spopolamento e fornire nuove prospettive a coloro che vi abitano. Ha un suo sito (www.proloco-unnli.it) ricchissimo di informazioni di carattere turistico, culturale, ambientale ed enogastronomico; stampa la rivista Arcobaleno, mentre tutte le pro loco stampano e distribuiscono milioni di brochure e opuscoli (molte hanno anche un house organ) sulle località dove operano; fornendo informazioni, assistenza e accoglienza ai visitatori. Le pro loco, in sostanza, non sono più soltanto quelle associazioni «che organizzano le sagre paesane», ma sono vere e proprie istituzioni (associazioni di promozione sociale) che custodiscono, «amano», recuperano e valorizzano la memoria, l'identità e autenticità dei nostri borghi e città, tutte risorse motivanti, che sono alla base del prodotto turistico: sono quindi le più titolate anche ad «accogliere» i visitatori. direttore del Dipartimento turismo dell'Eurispes