VENEZIA La partita tra Palazzo Grassi e Guggenheim sta per concludersi ma con ogni probabilità tra poco inizieranno i supplementari. Il match dell'arte contemporanea giocato sullo sfondo della piccola ma prestigiosissima sede di Punta della Dogana ha ormai i giorni contati ma i due contendenti sembrano inchiodati ai punti da un risultato di parità. Con gli «americani» che tentano il tutto per tutto chiedendo un'ultima audizione alla commissione esaminatrice (concessa il 22 gennaio) e con i francesi che ignorando la richiesta dei rivali («non copiamo di certo la Guggenheim» è la rasoiata di Aillagon) sperano in un gol in zona Cesarmi. La paura del pareggio si respira eccome. Ma a meno, appunto, di colpi di scena pare l'ipotesi più probabile. Comunque sia, non finirà qui. «Qualsiasi sia il verdetto del comitato tecnico-scientifico commenta Luigi Bassetto, presidente della commissione che ieri si è riunita a Ca' Farsetti a questa prima fase concorsuale seguirà una seconda fase che potremmo chiamare negoziale. Alla quale parteciperà il vincitore (o i vincitori, l'ipotesi di un ex aequo è formalmente possibile) per definire tutti quegli aspetti specifi-ci non affrontati nel bando e non determinanti per l'esito del verdetto». Un esempio per capirci. Se nel bando c'è scritto che il vincitore dovrà provvedere «almeno» al restauro della parte interna di Punta della Dogana, in questa seconda fase negoziale si discuterà nello specifico tutta la questione restauri. E così via. Verranno poi affrontati i temi legati ai costi complessivi, agli orari di apertura e alle interconnessioni da realizzare con le altre strutture cittadine. Nel caso il comitato presiduto da AchilleBonito Oliva optasse il giorno 23 per un ex aequo, sarà poi questa «trattativa privata» a dover decretare un unico vincitore. In base a quali criteri? Semplice: chi farà spendere meno soldi al Comune si aggiudicherà la partita. «È chiaro, conferma Bassetto, che nella seconda fase, se ci trovassimo ancora di fronte a due soggetti, le scelte verranno fatte in un'ottica di convenienza per l'amministrazione comunale. Mi sembra del tutto evidente». Altrettanto chiaro, dunque, che in una situazione di indecisione artistica saranno gli aspetti finanziari a pesare maggiormente. Prima che questa seconda fase negoziale abbia inizio («il più presto possibile» conferma Bassetto), Bonito Oliva, Magnani e Dal Canton dovranno però esprimere nero su bianco il loro giudizio. Al momento solo rumors. Che indicano, come detto, una parità ai punti (uno dei due concorrenti sembra aver più impressionato da un punto di vista artistico, un altro da quello del piano finanziario). L'accordo tra i due per spartirsi in qualche modo la Punta della Dogana sembra essere però fuori discussione. «Mi sembra un quadro assolutamente stravagante commenta il direttore di Palazzo Grassi Jean-Jacques Aillagon il compito della commissione è quello di decidere, e una scelta dev'esserci. Since-ramente non penso che Giancarlo Galan abbia un'opinione differente dalla mia». Infatti: «L'accordo è impossibile risponde Franco Miracco, portavoce del Governatore troppo complessa la situazione. E gli architetti, e le opere, e gli stessi partner economici che hanno scelto per esempio la Guggenheim. Cosa diciamo loro? Si va con Pinault?».
Dogana, tra Guggenheim e Pinault vince chi fa risparmiare il Comune
La partita tra Palazzo Grassi e Guggenheim per la gestione della Punta della Dogana sta per concludersi, ma con probabilità di supplementari. I due contendenti sembrano inchiodati a un risultato di parità. Gli americani chiedono un'ultima audizione alla commissione esaminatrice, mentre i francesi sperano di ottenere un gol in zona Cesarmi. La paura del pareggio si respira. La commissione tecnico-scientifica si riunirà per una seconda fase, chiamata negoziale, che potrebbe decidere il vincitore. In questa fase, verranno affrontati temi come il restauro, i costi e le interconnessioni con altre strutture cittadine.
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