E' affidato all'Opificio delle Pietre Dure il vaso di Warka, uno dei reperti più preziosi della civiltà assiro-babilonese, andato in frantumi durante le devastazioni al Museo Nazionale di Bagdad negli ultimi giorni di guerra. Il pezzo, dal valore inestimabile, risale a un' epoca tra il quarto ed il terzo millennio avanti Cristo. La sezione materiali lapidei dell'Opificio ha avuto il compito di fare una ricognizione sulle condizioni del vaso di Warka nell'ambito della visita della delegazione italiana, organizzata dal Ministero per i beni e le attività culturali, per il recupero del patrimonio storico-artistico iracheno rimasto danneggiato durante il conflitto. Un tecnico dell'Opificio ha preso visione dell' opera e stilato una relazione che ne descrive lo stato e fornisce indicazioni su come procedere per il suo recupero. Il vaso è fra le opere rotte o distrutte durante le devastazioni provocate da sbandati e trafugatori d' opere d' arte. E' alto un metro ed è fatto di materiale simile all'alabastro: riporta sulla superficie scene che raffigurano sacrifici e rituali propiziatori legati al mondo agricolo. Viene considerato uno dei due reperti archeologici più importanti della civiltà mesopotamica, insieme ad un'antica statua di rame del 2.250 avanti Cristo.