Tripodi conferma: il 16 si abbatterà e ci sarà il ministro Pecoraro Scanio CONFERMATA la data del 16 gennaio per la demolizione dell'ecomostro di Stalettì alla presenza dal ministro all'Ambiente, Pecoraro Scanio La conferma arriva dall'assessore regionale all'Urbanistica, Michelangelo Tripodi che ricorda come «l'iniziativa è stata fortemente voluta dal presidente della giunta regionale calabrese, Agazio Loiero ed è solo il primo passo. Infatti rientra nell'ambito del progetto "paesaggio e identità" per cui sono stati stanziati 600 mila euro per la riqualificazione dell'area con l'accordo di programma quadro». Soddisfazione è stata espressa anche da Quirino Ledda, responsabile Servizi sociali della Legacoop Calabria. «Con la demolizione di una parte della cementificazione delle abitazioni abusive nella baia di Copanello il 16 gennaio 2007 si rende giustizia a quel territorio che ha subito con la complicità di tante istituzioni una delle più brutali speculazioni avvenute nella nostra Provincia.Con l'abbattimento dell'ecomostro si potrà ridare la possibilità del suo recupero ambientale e storico del tratto costiero che viene considerato il più affascinante e bello della nostra Provincia. Nel volume curato dalla professoressa Emilia Zinzi dedicato all'analisi storico territoriale sul Comune di Stalettì voluto dall'amministrazione comunale, il prof. Bruno Toscano scrisse nella sua prefazione che: nei suoi brevi confini si concentrano fra l'età Romana e il Tardo Antico, l'antica Scolacium al Castrum Scillacium a Stalettì, che rispecchiano un caratteristico avvicendamento tra costa e interno, tra altura e piano. I pezzi del repertorio millenario non potrebbero essere più vari: dai luoghi di culto di età greca, alle peschiere, del cenobio insediato da Cassiodoro nella villa degli Aureuli, affacciato sullo Ionio; dai resti dei fortilizi già abbandonati nel secolo XIII, ai reperti viari (la via grande), dalle testimonianze delle attività agricole, fornaci e mulini». Dunque, un patrimonio inestimabile secondo Ledda che non dev'essere buttato alle ortiche ma che dev'essere usufruito dai turisti e dai cittadini. A tale scopo serve un piano di riqualificazione. Ledda fa sapere che sono «già previste nelle linee del Piano regolatore del Comune predisposto dagli architetti Vanda Alcaro e Filippo Giacobbe che prevedono seguenti opere: - la valorizzazione delle risorse paesaggistiche con la previsione di interventi mirati alla creazione di parchi urbani e naturali, di rimboschimento e di ripristino di percorsi naturalistici e di punti panoramici;la manutenzione e difesa del suolo dall'erosione, da smottamenti, da frane con opere di sistemazione morbida dei versanti e dei corsi d'acqua, con rimboschimento ed altro;il recupero ed il restauro dei beni culturali territoriali con la creazione del Parco Archeologico e con la realizzazione di percorsi di accesso, nonchè la realizzazione di un museo locale con relativi servizi». La Legacoop Sociali, ritiene che questo percorso possa diventare uno stimolo importante in grado di attivare una occupazione giovanile avendo progetti duraturi legati alla promozione di un turismo culturale capace di valorizzare ciò che esiste e che attualmente fuori dai soliti e sovraffollati circuiti di maggiore interesse, oltre il riconoscersi dell'identità di una comunità che in quel luogo vive. «I beni culturali conclude Ledda- sono una vetrina per capire le ragioni delle trasformazioni, delle culture e delle loro continuità per contribuire a ridurre quel senso di non appartenenza che ci sta conducendo per via della globalizzazione selvaggia a recidere le nostre radici storiche. Oggi con questa scelta coraggiosa la nostra Regione dimostra che quando vi è la volontà politica si può bonificare un territorio gravemente violentato, e nel contempo dare speranza ad un futuro migliore per la nostra terra».