«Ho un sogno per Catania, che diventi città della cultura, polo museale, punto d'arrivo per migliaia di turisti interessati a visitare gallerie d'arte, biblioteche, musei. Le potenzialità ci sono tutte, perché il sogno diventi realtà». Anche un politico molto pragmatico qual è Giuseppe Berretta, 36 anni, avvocato e docente di Diritto del lavoro all'università Kore di Enna, consigliere comunale diesse a Catania e già segretario cittadino, lascia trapelare i suoi desideri "onirici". Per poi tornare subito alla realtà delle cose. «Per aver rinnovato i poteri speciali al sindaco Scapagnini, il centrosinistra ha dimostrato di credere nell'istituzione Comune. Altrimenti non l'avrebbe fatto. Ma questo non significa che siamo ciechi di fronte alle mille inefficienze di questa Giunta e all'assoluta mancanza di strategie per uscire dalla crisi finanziaria in cui versa l'ente cittadino». Berretta dimostra di conoscere molto bene la "res publica" di Catania, nonostante sia consigliere comunale da due anni. «Faccio politica dai tempi della scuola - dice - pensi che ho in tasca l'ultima tessera del Pci, che conservo con nostalgia. La firma, infatti, è quella di mio padre (Paolo Berretta, vicesindaco ai tempi di Bianco, docente universitario da sempre impegnato in politica, scomparso qualche mese fa per un male incurabile, ndr.)». E confida due auspici per il 2007 appena cominciato: «Primo. Spero che finalmente si concluda l'iter per il Piano regolatore generale della città. Come opposizione stiamo partecipando costruttivamente al dibattito in Consiglio, consapevoli del fatto che se fai un'edificazione selvaggia, non puoi avere spazio per la riqualificazione della città. Quindi il piano, così com'è, va radicalmente modificato. Secondo. Mi auguro che in tempi rapidi si cerchi di mettere a frutto le risorse di cui il Comune dispone, le "utilities", cioè le società che producono utili, come le aziende del gas o dell'acqua. Oggi, invece, esse sono centri di costo senza alcun sollievo per gli utenti, spesso costretti a pagare servizi che non ci sono». In città, secondo Berretta, bisogna recuperare vivibilità e coesione sociale. «La filosofia della perequazione è assai condivisibile - dice - ma se essa diventa un criterio unico, significa che il Comune ha rinunciato al suo ruolo». E tira in ballo i quartieri periferici, da Librino a San Giorgio a Fossa Creta, che «si stanno sempre più ghettizzando. È lì che servono più servizi, parchi, presenza maggiore di forze dell'ordine, presidi ospedalieri, scuole. È questa la coesione sociale. Il sindaco non sembra molto preoccupato del destino delle nostre periferie urbane. Con tutto il rispetto per i club service, il suo programma sembra da sodalizio più che da ente comunale». Altro aspetto importante, per Berretta, è lo sviluppo economico di Catania. «Sviluppo economico, per la nostra città, significa martellare sull'Asi affinché le industrie che vogliono investire da noi abbiano subito aree a disposizione; significa trasformare il turismo da occasionale a risorsa reale; vuol dire completare finalmente la Plaia, investire sul turismo congressuale. Catania ha una grande vocazione commerciale, ma qualcuno se n'è dimenticato e chi ne trae benefici maggiori sono i grandi centri commerciali ubicati fuori città. Il centro è invivibile per il troppo traffico. Servono parcheggi e trasporti pubblici efficienti». Giuseppe Berretta parla di uno strumento che nel passato ha ben funzionato per lo sviluppo di Catania e che da qualche anno a questa parte «è diventato quasi inutile per mancanza di risorse economiche, ma anche per incapacità: InvestiaCatania. Occorre riattivarlo al più presto». E poi c'è la Sanità, che, per Berretta, in questa città non gode di buona salute. «C'è deficit di coordinamento tra le Aziende, che si stanno sempre più decentrando a danno dei cittadini. Noi chiediamo che venga rispettato il piano sanitario regionale. Il sindaco ha delle competenze e dei doveri precisi in materia, ma non ha mai fatto il tentativo di far sedere tutti attorno a un tavolo per discutere insieme dei problemi». L'ultimo pensiero di un politico giovane non può che essere rivolto ai giovani. «Ho vissuto un po' di tempo a Madrid nel corso del mio dottorato di ricerca - dice Berretta - e capisco che per molti la tentazione di andar via da Catania è forte. Però, nonostante la consapevolezza che al momento la qualità della vita qui non sia elevata, ritengo che in questa città ci siano le condizioni perché si resti, aspettando che il futuro, quello prossimo, sia migliore. Diciamo che sono un ottimista di sinistra».