Napoli è una città dalla lunghissima storia, perciò spesso dimentica, sperduta nella lunga durata della sua vita, nell'infinito numero dei suoi fatti, dei suoi monumenti, delle sue antiche e nobili istituzioni, cui sembra guardare con il gusto della dissipatezza proprio dei grandi ricchi. Nel 1888 il principe Giuseppe Caravita di Sirignano fondò il Circolo degli Artisti, poi divenuto, per l'incorporazione di altre analoghe associazioni, Circolo artistico-politecnico. Esso occupa un intero piano (circa 2000mq) del Palazzo del Cardinal Zapata in piazza San Ferdinando ed ospita una imponente collezione di opere di artisti napoletani dell'Otto-Novecento, riconosciuta dalla Soprintendenza come «Museo Giuseppe Caravita principe di Sirignano» e conserva, col proprio salone di ricevimento, l'ultimo esempio in Italia di opere del Comencini. Insomma un complesso imponente, che ha vissuto per oltre un secolo una vita gloriosa, potendo vantare soci e presidenti autorevoli, visitatori illustri, manifestazioni culturali ed artistiche di alto livello. Purtroppo, verso la fine della seconda metà del '900, la crisi della città investì anche il Circolo Artistico e proprio il tentativo dei Soci fondatori di restituirlo unicamente alla sua più autentica tradizione culturale ne ha provocato la crescente difficoltà economica. Perciò, dopo sforzi innumerevoli, per un debito non superiore ad otto-novecento milioni di vecchie lire, i locali del Circolo sono stati assegnati, attraverso un'asta giudiziaria per 3.410,00 euro. La decisione appare sorprendente, sia per la valenza economica di un immobile delle dimensioni ricordate in Piazza San Ferdinando, sia per la valenza storica del monumento. Basti dire che un vincolo della Soprintendenza ha considerato inscindibile dai locali la collezione museale. E allora? Che fine farà tutto ciò, in mani private, che non conosco e non voglio conoscere? Fossero esse - come certamente saranno - le più nobili e disinteressate, non è più logico che i locali siano conservati al Circolo e alla loro funzione di centro di cultura e di manifestazioni artistiche, aperte al pubblico? Non è più logico che sia un ente pubblico o un ufficio periferico dello Stato a gestire e garantire tutto questo? Mi risulta che i soci fondatori sono disponibili a donare il tutto ad una istituzione pubblica, anche una Fondazione come l'Istituto del Banco di Napoli, purché sia assicurata la sopravvivenza della vecchia società. E allora, ecco il mio appello: salviamo il Circolo Artistico. La cittadinanza e le pubbliche istituzioni che la rappresentano non possono e non devono restare passivi. Salvare il Circolo è un modo per dimostrare che si vuole davvero il riscatto di Napoli. Faccio un solo esempio, se nella sede del Circolo, accanto al museo già esistente, si colloca una sala di lettura di giornali, non si offre ai cittadini, e specialmente ai giovani, un luogo centralissimo di incontri, di informazioni, di discussione sui problemi della città? E non è questo un gran fatto per Napoli? Mi si lasci sperare che il Circolo Artistico sia salvato e restituito alla sua funzione. Ne va della dignità di Napoli.
CAMPANIA: Giù le mani dal Circolo Artistico
Il Circolo Artistico di Napoli, fondato nel 1888, è un complesso imponente che ospita una collezione di opere di artisti napoletani dell'Otto-Novecento. Dopo una crisi economica, il Circolo è stato assegnato a un acquirente privato attraverso un'asta giudiziaria per 3.410 euro. La Soprintendenza ha considerato inscindibile la collezione museale dai locali. Il Circolo è stato fondato dai soci fondatori, che sono disponibili a donare l'istituzione ad un ente pubblico. L'autore del testo appella alla cittadinanza e alle pubbliche istituzioni a salvare il Circolo Artistico, considerandolo un luogo importante per la cultura e la dignità di Napoli.
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