Italia Nostra boccia il nuovo look del Duomo con i capitelli grigio-scuri: «Perse l'unità cromatica e l'immagine unitaria con il sito». Secondo il presidente Zipelli è stato messo a rischio il riconoscimento dell'Unesco Il nuovo e dibattutissimo look della facciata del Duomo di San Giorgio non è conforme alla «Carta del restauro». Anzi, viola la circolare ministeriale n. 1171972, meglio conosciuta, per l'appunto, come Carta del restauro, che contiene chiare e dettagliate direttive circa la conduzione dei restauri. L'autorevole convinzione in premessa è quella del presidente della sezione di "Italia nostra", Cesare Zipelli. Un intervento che arricchisce ed infiamma la disputa sui lavori eseguiti sul prospetto del Duomo, imperniati sul rifacimento dei capitelli e di alcuni elementi decorativi in asfalto (quindi con una tonalità di colore assai scura). Articolata e pregnante la riflessione di Zipelli: «Nessuno mette in dubbio - rimarca - che nei nostri edifici sia stata adoperata la pietra asfaltica e che gradini, balconi, zoccoli decorativi siano stati spesso eseguiti in asfalto. Ma questo materiale si è nel tempo amalgamato con il calcare tenero, con il calcare duro e con gli intonaci in calce e sabbia calcarea, fornendoci un'immagine unitaria della città storica e dei suoi monumenti. Un'immagine integrata con il contesto delle vallate e delle pareti rocciose che la delimitano. Questi sono valori che dovremmo tutelare perché costituiscono la specificità del nostro centro storico. «Gagliardi - prosegue Zipelli - ha realizzato i capitelli del primo ordine ed alcuni elementi decorativi in asfalto; i capitelli del secondo ordine furono eseguiti in calcare tenero, ma il monumento che ci è stato tramandato era caratterizzato da un'unità cromatica di tonalità giallo-oro, tipica dei monumenti del Val di Noto, la quale esaltava la struttura architettonica del prospetto: che senso ha avere alterato questo equilibrio, mettendo in evidenza il colore grigio scuro di alcuni elementi di asfalto, ancor più in evidenza sul paramento inopportunamente sbiancato con l'eliminazione della patina giallo oro che si era formata nel tempo?». Da Zipelli, dunque, arriva una duplice censura. Anzi, lo stesso rincara la dose: «I lavori non sono stati eseguiti secondo le regole del minor intervento possibile, ma hanno cambiato, al di là probabilmente delle buone intenzioni, l'aspetto del monumento, introducendo una bicromia del tutto arbitraria ed eliminando la patina che lo caratterizzava. Tra alcuni anni (o decenni) il colore grigio-scuro dell'asfalto si attenuerà, ma chi può garantire che il prospetto riacquisterà la tonalità giallo-oro tanto apprezzata? Quello che è accaduto al Duomo, si inquadra in una visione tutta particolare della città storica nella quale i prospetti delle chiese, dei palazzi e delle case debbono essere dipinti con colori dalle tonalità accese. E' il pericoloso criterio del ripristino. "Italia nostra" ritiene che, nell'attuale condizione di confusione culturale e metodologica, sia più che mai doveroso eseguire i restauri nel rispetto della "Carta" che vieta l'alterazione o la rimozione delle patine che si sono formate nel tempo, prescrivendo che le puliture non dovranno arrivare alla nuda superficie della materia di cui constano le opere, mentre la patina deve essere conservata per evidenti ragioni storiche, estetiche e anche tecniche, perché disimpegna funzioni protettive delle corrosioni. Il codice dei Beni culturali, infine, prescrive che la finalità del restauro è l'integrità materiale del bene». Insomma, da Cesare Zipelli arriva una solenne bocciatura ai lavori effettuati al Duomo: «Una grave perdita - conclude lo studioso - per la cultura. Si sta anche mettendo a rischio il riconoscimento di patrimonio dell'Umanità ottenuto dall'Unesco»! Un giudizio severo che, a quanto pare, è però anche quello di Ray Bondin il commissario che istruì la pratica per il riconoscimento Unesco.