L'assessore alla Cultura accusa Alessandra Mottola Molfino. «Troppi milioni sperperati». L'assessore critica il recupero al Museo della Reggia voluto da Alessandra Mottola Molfino «Restauro grottesco costato milioni Così hanno rovinato Palazzo Reale» Che il mondo vada a rovescio è cosa che so da troppo tempo, ma ogni volta spero che chi sbagliane abbia consapevolezza, e pudore del suo errore. Invece no. Così leggo, non con stupore ma con costernazione, l'aggressiva nota polemica di Alessandra Mottola Molfino sulle mie decisioni relative alla sua dispendiosa invenzione (apprendo oggi ispirata da Federico Zeri in uno dei suoi malumori) del cosiddetto «Museo della Reggia». Una patetica caricatura voluta dall'ex direttrice centrale dell'assessorato alla Cultura per compiacere il legittimo desiderio del compianto studioso di riportare in Palazzo Reale (impresa pressoché disperata) i dispersi arredi originali. Nella sostanza il «museo» si presentava come una vera e propria truffa, non avendo nulla da mostrare, se non un simulacro di ricostruzione, tipo stanze di rappresentanza di una sciatta prefettura dì provincia, tolti naturalmente gli affreschi e i decori stabili. Ovviamente gli arazzi francesi con le storie degli argonauti e gli affreschi restituivano una gradevole impressione, mortificata peraltro da divani che confermo sbrindellati e non d'epoca come nei vecchi alberghi dei Paesi comunisti, e da altri campioni di mobilia con le tappezzerie orrendamente rifatte. Chiamare museo quelle stanze è un vero controsenso, giacché un museo non è fatto dì stanze sbrigativamente arredate, ma di ciò che esse contengono. E in quegli ambienti non vi era una sola opera che meritasse di essere ricordata per la sua singolare eccellenza: non un quadro, non una scultura, neppure un vaso. E neanche l'ingombrante centrotavola prestato dalla sovrintendenza. Incapace di destare stupore nonostante le sue dimensioni. Ho quindi inteso non alterare gli ambienti sommariamente ricostruiti, ma semplicemente cancellare la denominazione «Museo della Reggia» per motivi di decoro e anche per salvare la memoria della ingrata Mottola Molfino dal ludibrio per quella miserevole invenzione piena di ambizioni sbagliate per chi aveva avuto la fortuna di dirigere un museo vero, in cui gli arredi erano l'ambientazione adeguata per assoluti capolavori, come il Poldi Pezzoli. I materiali del sedicente (benché inconsapevole) «Museo della reggia» non erano neppure raccogliticci, semplicemente non erano. Da parte mia nessuna accusa ingiuriosa, solo constatazioni. Ma il problema vero, di cui la Mottola Molfino appare colpevolmente ignara, non riguarda il «museo» inesistente - del quale non mette conto parlare se non perché cancellarne la denominazione consente occasionalmente l'uso delle (quando va bene) sale di rappresentanza per mostre come quella dei costumi di Lila de Nobili per l'Aida di Zeffirelli del '63, o come quella propedeutica (e diversa da quella presentata a Siena nell'autorevole sede di Santa Maria della Scala) sulla cura del corpo femminile nell'antico Egitto, in attesa del suo compimento, che i festeggiamenti per la prima della Scala hanno costretto a procrastinare, il 26 gennaio - ma l'incredibile disprezzo, in perfetta contraddizione con l'assunto - con cui si è provveduto a restaurare quegli ambienti. E invece di vergognarsi per i restauri grotteschi e devastanti che hanno sfigurato la stanza dei ministri e quella, attigua, del centrotavola, la Mottola Molfino si compiace del «lavoro che ha impegnato per 6 anni un gruppo di specialisti costato all'amministrazione 2.444.269,63 euro». Una cifra inaudita, sperperata per creare due sale completamente finte nello stile classico in salsa araba del Principe di Savoia e di altri grandi alberghi kitch. Cartapesta, ori e colorini improbabili, intagli meccanici, volgari stoffe moderne, un effetto di nuovo senza alcuna memoria dell'originale con un traumatico contrasto con la sala delle Cariatidi. E non solo per i materiali, le tappezzerie e le false boiseries ma anche per dettagli, come il debordare (che ha lasciato stupefatto l'architetto Alberto Artidi) delle pannellature con le stoffe rispetto allo spazio architettonico del muro con la porta che introduce alla sala delle Cariatidi. Il povero evocato Sandro Schiffini, che non è stato esautorato ma promosso direttore di un vero museo come quello dell'Ottocento, è giudicato responsabile di questi interventi grotteschi e sbagliati (al limite del codice penale vista la cifra spesa) voluti dalla Mottola Molfino. A fronte dei milioni sperperati dalla Mottola va aggiunto che lo sponsor della mostra sulla bellezza femminile nell'antico Egitto, curata da una valorosa collega della Mottola Molfino come Maria Cristina Guidotti, non ha avuto un solo euro dal mio assessorato, che si ispira a una rigorosa parsimonia. Una posizione incomprensibile per chi, come la Mottola Molfino, ha dissennatamente sperperato qualche milione di euro per la più insensata mostra (da dimenticare, ma memorabile per bruttezza) mai fatta a Milano: Milano Europa 2000. Un esempio di incomprensione dell'arte contemporanea pari all'incomprensione del restauro di chi si compiace per l'orrido recupero delle sale di palazzo Reale. È proprio con interventi come questi che Palazzo Reale può essere definito un «luogo degradato», come non era (se non per le ingiurie del tempo) fino al 1998 quando, con l'entusiasmo della Mottola Molfino, si decise di recuperare un vasto ambiente del palazzo con otto colonne di plastica contando sullo stordimento o sulla distrazione della sbigottita soprintendenza. Questo il vergognoso restauro magnificato dalla Mottola Molfino, felice di spendere il danaro pubblico come, mi auguro, mai spenderebbe il proprio. Vedi come il mondo va a rovescio. assessore alla Cultura
(Milano) Museo della Reggia, un restauro grottesco
L'assessore alla Cultura ha accusato Alessandra Mottola Molfino di aver speso troppi milioni di euro in un progetto di recupero del Museo della Reggia, che è stato definito un "restauro grottesco" e "devastante". Il progetto, voluto da Mottola Molfino, ha costato 2.444.269,63 euro e ha comportato la creazione di sale finte nello stile classico, con materiali di bassa qualità e dettagli sbagliati. L'assessore ha anche criticato il fatto che Mottola Molfino si sia compiaciuta del lavoro che è stato fatto, mentre il resto dell'amministrazione si è tenuta al corrente solo per timore di essere criticata.
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