Un turista su quattro, quota che sale quasi al 50 per gli stranieri, e un business da 20 miliardi di euro all'anno, secondo il Touring, stima più o meno condivisa da altri osservatori. È questa la gigantesca "torta" dei beni artistici e culturali italiani, che ogni anno va a rimpinguare i bilanci di musei e siti archeologici, anche se poi gli effetti com'è ovvio si allargano agli alberghi e ai ristoranti, fino a business ancora diversi, come l'organizzazione di congressi e gli "incentivi" aziendali. Per non parlare degli eventi legati a singole mostre, altro elemento di richiamo di grande importanza (in Italia ce ne sono circa 3mila all'anno e le prime 50 raccolgono oltre 5 milioni di visitatori). In Italia, insomma, arte e cultura sono elementi turistici per antonomasia. Anche se, come sottolinea Emilio Becheri, professore universitario e oggi assessore al Turismo del Comune di Firenze, il nostro Paese non ha la metà (o addirittura due terzi) del patrimonio mondiale. Un "falso storico" che risale agli inizi degli anni Novanta spiega Becheri e che non giova al nostro Paese. D'altronde British Museum e National Gallery hanno oltre 5 milioni di visitatori all'anno ciascuno (come del resto il Louvre). E gli stessi italiani pensano che i due quadri più famosi del mondo siano la Gioconda di Leonardo e i Girasoli di Van Gogh, nessuno dei quali, purtroppo, viene custodito in musei italiani. Al di là queste curiosità, resta un fatto concreto: se il turismo culturale è un business, bisogna gestirlo come tale. Un'ovvietà che l'Italia ha scoperto da meno di dieci anni, da quando cioè la legge Ronchey ha promosso l'iniziativa privata nelle attività "collaterali": servizi di ristoro, accoglienza, gestione delle biglietterie, merchandising. Un parto tutt'altro che facile, visto che la legge è del 1993, ma è diventata operativa solo nel '97. I primi servizi a partire sono stati quelli editoriali: quattro anni dopo l'entrata in vigore della legge, l'84 degli istituti interessati secondo l'ultimo rapporto di Federculture aveva un punto vendita di libri e oggettistica. Molto più lenta invece la diffusione della ristorazione. Civita, Firenze Musei, Gebart, Novamusa, Ticketteria e Venezia Musei: sono questi alcuni tra i concessionari più importanti. Ma la legge Ronchey ha disciplinato solo i musei statali (molto importanti in città come Firenze), dove spesso questi concessionari si lamentano delle rigidità di una convivenza tra pubblico e privato, mentre nelle strutture comunali (che pesano invece in città come Venezia) questi vincoli non esistono ed è possibile ragionare in un'ottica di "global service" che si estende anche all'amministrazione, alla pulizia, alla custodia e ad altri servizi ancora. Vincoli forti, nei musei statali, anche in materia tariffaria, con il risultato tra l'altro che ai gestori privati non restano risorse finanziarie sufficienti per attività collaterali come il marketing territoriale. Perché la gestione (privata o pubblica che sia) dei musei è solo un aspetto del business dei beni culturali, che trova espressione anche per citare un paio di attività nel marketing territoriale e nella predisposizione di pacchetti turistici. L'attuale ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, sembrava deciso ad andare oltre alla Ronchey. E con la Finanziaria 2002 il Parlamento (in teoria) spianava la strada ai privati addirittura nella proprietà e nella gestione dei beni. Un'iniziativa che ha scatenato una ridda di polemiche e che a tutt'oggi non è stata attuata perché, proprio quando il regolamento si trovava quasi al termine del suo lungo iter amministrativo, il ministero dei Beni culturali ha deciso di ritirarlo (si veda «II Sole-24 Ore» del 19 giugno scorso) «per una riflessione più approfondita».
Beni culturali, businness da 20 miliardi di euro
Il turismo culturale è un business di grande importanza in Italia, con un valore di 20 miliardi di euro all'anno. I musei e siti archeologici sono i principali beneficiari di questo business, ma anche gli alberghi, ristoranti e eventi legati a mostre contribuiscono. Tuttavia, l'Italia non ha la metà del patrimonio mondiale, secondo Emilio Becheri, professore universitario. Il turismo culturale è un settore che richiede una gestione concreta, come la promozione del marketing territoriale e la predisposizione di pacchetti turistici. La legge Ronchey del 1993 ha promosso l'iniziativa privata nelle attività "collaterali" dei musei, ma la sua applicazione è stata lenta.
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