Itinerario tra i pascoli, i torrenti e il calcare degli Iblei Il paesaggio varia dalle nere pietre vulcaniche di Monte Lauro al bianco dei muretti a secco che Bufalino definiva "merletti dei campi" Il quinto parco naturale siciliano potrebbe nascere tra i pascoli e il calcare dei Monti Iblei. Ne sono convinti docenti, esperti, appassionati, rappresentanti delle associazioni naturalistiche da un paio di anni impegnati ad argomentare le motivazioni scientifiche per proporre la sua istituzione, motivazioni che sono diventate anche un libro (edizioni EdiArgo). E basta osservarne le belle foto per essere spinti a programmare una visita alla scoperta di cave e torrenti dellentroterra ibleo. Ma cerchiamo innanzitutto di collocare il "Parco che non cè". Larea protetta, nella parte ragusana, non dovrebbe avere una fascia continua e compatta di riserva integrale, bensì diverse zone sparse in tutta la provincia. Una delle più estese sarebbe di certo quella alle pendici di Monte Lauro (980 metri di altezza), lantichissimo cratere spento dove si incontrano i confini di tre province (Catania, Siracusa e Ragusa). Qui ha le sorgenti il fiume Irminio, che con il suo corso ha segnato profondamente il territorio ibleo. Un facile itinerario automobilistico alla scoperta di quello che potrebbe essere il quinto parco siciliano può dunque partire dallarea sommitale del monte (facilmente raggiungibile dalla superstrada Catania-Ragusa passando da Vizzini e Buccheri). Fra le alternative possibili conviene puntare verso Monterosso Almo (600 metri di quota), paesino con un affascinante centro storico, rimasto fuori dai grandi traffici dopo la costruzione della superstrada per Catania e che oggi, proprio per il suo valore urbanistico e architettonico, dovrebbe rientrare nellarea protetta. Giusto alle porte del paese si lasciano le nere pietre vulcaniche di Monte Lauro e inizia il bianco calcare dominante in tutta la zona con la ormai famosa geometria variabile dei muretti a secco, i «merletti dei campi», come li definiva Gesualdo Bufalino. Pochi chilometri dopo Monterosso Almo, nei pressi di un casello della ferrovia dismessa Vizzini-Siracusa, si svolta in salita verso laltipiano ragusano. Zona di nebbie e di vento quando arrivano le perturbazioni, ma anche di paesaggi sereni e verdeggianti, di mucche al pascolo e cave (come si chiamano le valli da queste parti) che interrompono allimprovviso la regolarità dellaltipiano. Dopo 10 chilometri un bivio consente di andare a visitare il pregevole abitato di Chiaramonte Gulfi, terra di produzione di un eccellente olio doliva. Rimanendo invece sullaltipiano si continua per circa 4 chilometri sino a una traversina sulla sinistra che consente di raggiungere la profonda incisione di Cava Misericordia. Lasciata lauto, un sentierino segnalato dal Cai permette di scendere a piedi in mezzora sino a un antico romitorio, probabilmente settecentesco, oggi affidato dallAzienda foreste demaniali proprio al Cai. Lambiente della Cava Misericordia sarà certamente uno dei punti di riferimento del futuro Parco: rimboschimenti forestali degradanti verso un rivoletto dacqua che scorre tutto lanno. Sui ripidi pendii calcarei crescono alberi di melograno, carrubi, lecci e si scorgono tracce di sentieri e mulattiere a testimonianza di una frequentazione plurisecolare. «Del resto le cave delle nostre parti - spiega Lorenzo Lo Presti, tra i promotori del Parco - non sono altro che montagne viste al contrario, che precipitano verso il centro della terra». Si può poi continuare il tour raggiungendo Ragusa Ibla e scendendo al tracciato della vecchia statale 194. Da qui fiancheggiando lIrminio si ritorna verso Giarratana e Monterosso Almo in un paesaggio che, come scrive il pittore Piero Guccione, conserva «splendore e serena bellezza».
SICILIA: Alla scoperta del parco che non cè
Il testo discute la possibilità di istituire il quinto parco naturale siciliano tra i pascoli e il calcare dei Monti Iblei. Docenti, esperti e appassionati hanno lavorato per proporre la sua istituzione, motivazioni che sono state anche pubblicate in un libro. L'area protetta dovrebbe avere diverse zone sparse in tutta la provincia, con una delle più estese alle pendici di Monte Lauro. Il fiume Irminio ha segnato profondamente il territorio ibleo e un itinerario automobilistico può partire dall'area sommitale del monte. Il paesino di Monterosso Almo, con il suo centro storico, dovrebbe rientrare nell'area protetta.
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Bene culturale
Luogo