Sembra lo zio di Dante, un suo cugino campagnolo, un Dante bonaccione, allargato e magari anche felice, un Dantone alla matriciana. Ma cambiare faccia a Dante senza chiedergli il permesso vuol dire sottoporlo a mobbing, come mutargli dimperio le mansioni. Significa infatti costringerlo e costringerci ad adattare alla nuova faccia non solo le collezioni di francobolli, ma lintera vita della vecchia faccia. Beatrice, per esempio, probabilmente è anche per quel naso aquilino, da grifagno predatore, che mai troppo si abbassò «di cielo in terra» e nientaltro gli concesse che "dolcestilnovare". Ma se davvero Dante avesse avuto il naso meno irregolare, come questo che gli ingegneri delluniversità di Forlì hanno ricostruito a partire dal suo (?) teschio, probabilmente anche le cose dellamore gli sarebbero andate in maniera diversa. E se poi addirittura, come in una delle facce ipotizzate nelle sovrapposizioni fotografiche, Dante lo avesse avuto "rincagnato", alla Mike Tyson per intenderci, forse anche Bice Portinari si sarebbe decisa «a miracol mostrare», come fece appunto Naomi Campbell. E Dante non avrebbe scritto la "Vita nova" e forse neppure la Commedia. Insomma non si cambia la faccia alla gente, specie se è morta e non può reagire. «Ti cambio i connotati» è una delle peggiori minacce, perché significa renderti estraneo a te stesso, persino peggio del «ti taglio la faccia» che era la condanna alla deformazione permanente inflitta dallInquisizione ed è oggi sentenza mafiosa. Del resto la fisiognomica, che sarà pure una disciplina presuntuosa, serve appunto a decifrare la personalità perché, come si dice, «la faccia parla». E vero che da vivi spesso ci stanchiamo di portare tutti i giorni la stessa faccia, e dunque indossiamo di volta in volta la faccia di bronzo, la faccia tosta, la faccia barbosa e la faccia barbuta, la faccia facciosa, la faccia un po così, sino alla faccia di m.... e oltre la faccia che diventa congiuntivo: «ma mi faccia il piacere». Solo in questo senso potrebbe persino essere giusto concedere a Dante, Sommo Italiano, unidentità supplementare, come direbbe Pirandello, che è un espediente della coscienza, un trucco della morale sicuramente italiano, come insegnano i trasformisti della politica, lAndreotti dalle mille facce, il lifting di Berlusconi, la faccia sformata a mortadella di Prodi..., perché è sempre dalla faccia che si tira fuori la caratteristica che sta più nascosta. Ma qui bisognerebbe rimettere al lavoro Auerbach, De Sanctis e Sermonti per scoprire che cosa si cela in queste nuove guance tenere e rassicuranti che hanno appeso al teschio del poeta, così diverse da quelle scavate alle quali eravamo abituati, quelle belle guance emaciate e sofferenti che sono ormai tipiche dellintellettuale fazioso italiano, il quale appunto solo grazie alle legnose carni dantesche assolve la furiosa partigianeria nazionale e dunque se stesso. E cosa avrebbe fatto Virgilio se avesse visto un Dante più rotondo e accomodante come lo hanno rifatto adesso, un simildante paffuto persino, sebbene non alla Maurizio Costanzo? Forse il Maestro avrebbe cambiato percorso, non lo avrebbe portato pericolosamente in giro, e ogni tanto lo avrebbe fatto accomodare in salotto a parlare del mondo di qua invece che del mondo di là: più gossip e meno metafisica. E Ugolino, trovandosi davanti a un viso meno tagliente e dunque meno intelligente, e senza nemmeno più il mento volitivo, si sarebbe forse limitato a chiedergli uno stuzzicadenti per nettarsi, invece di raccontargli tutte le sue disgrazie pesanti, come sempre fanno gli intellettuali dolenti e sfigati quando si incontrano: ieri le porte inchiodate e i padri che mangiano i figli, oggi lo scioglimento dei ghiacciai e lapocalisse climatica. Ora i bravi chirurghi plastici che hanno operato sul teschio di Dante ovviamente spiegano che la ricostruzione è stata scientificamente attendibile, e da parte nostra non cè ragione di non credere alla loro buona fede e alla loro sapienza tecnica. Senza mai dimenticare tuttavia che anche dentro la scienza più esatta cè la mano del pregiudizio, e che sempre si proietta in immagine quello che sta già dentro la nostra testa, verità positivista e determinista quanto si vuole, ma ancora arbitraria, come tutta la storiografia per immagini, quella che "rianima" la Firenze del duecento, o la Roma di Caligola o la riunione del Gran Consiglio che costrinse Mussolini alle dimissioni. E state sicuri che presto qualcuno ricostruirà "scientificamente" la faccia del Cristo e poi anche la faccia del Padre. E ogni volta è se stessi che proietteranno. Il Dante che hanno rifatto è il Dante perturbante e inquietante, il Dante freudiano che stava ben riposto nella loro mente. E agli sfaccendati tecnici di Forlì che somiglia questa faccia e non a Dante, che rimarrà quello di sempre, con il De Monarchia sotto il braccio, lalloro in testa, il naso sommamente aquilino, avvoltoio imperioso, volto penetrante che riflette una poderosa cosmogonia, vagheggia una società ideale, è preda di passioni visionarie, trattiene un pensiero fluviale, divagante, una faccia da genio che piace a tutti, ma non a Beatrice e neppure agli ingegneri di Forlì.
Se questo è il vero volto di Dante: il viso ricostruito
Larticolo discute la possibilità di ricostruire la faccia di Dante Alighieri, il poeta italiano del Duecento, a partire dal suo teschio. Lautore sostiene che cambiare la faccia di qualcuno senza il suo consenso è una forma di mobbing e che la fisiognomica, che studia la relazione tra la faccia e la personalità, è una disciplina presuntuosa. Larticolo esamina le diverse ipotesi di ricostruzione della faccia di Dante, che vanno dalla sua faccia originale alle diverse versioni ipotetiche, come una faccia più rotonda e accomodante. Lautore sottolinea che la ricostruzione della faccia di Dante è un espediente della coscienza e che la scienza della fisiognomica è arbitraria e deterministica.
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