Il Museo della Reggia al piano nobile di Palazzo Reale, che l'assessore Sgarbi ha bollato con termini ingiuriosi tipo «allestimenti da Bulgaria vecchio stile» è frutto di 6 anni di studi, ricerche, restauri filologici, condotti sotto la mia direzione e realizzati da un gruppo di storici dell'arte, di restauratori, di studiosi delle arti decorative che dovrebbero essere prima di tutto rispettati. Il progetto fu ispirato da Federico Zeri, che aveva polemizzato nel 1996 anche con Daverio perché a Palazzo Reale fosse riportata almeno una parte degli arredi originali. Ricordo ancora la sua ultima telefonata, all'alba del 5 ottobre 1998, mezz'ora prima che morisse, in cui Zeri mi sollecitava a recuperare al più presto una delle 4 torciere della Sala dei ministri. Con l'accordo di tutti i soprintendenti, da Lucia Gremmo, a Bruno Contardi, a Carla Di Francesco, ad Alberto Artioli, gli arredi originali (che Sgarbi definisce «materiale raccogliticcio» e «divani sbrindellati») sono stati restaurati, studiati e catalogati. I parati murari dipinti da Appiani e gli arazzi francesi con le storie degli Argonauti sono stati ricollocati nelle sale asburgiche restaurate nel 2000; e nel 2001 hanno fatto da corollario alla grande mostra sul Neoclassicismo. La ricollocazione degli arredi e dei dipinti, i colori delle stoffe delle tappezzerie e delle boiseries sono stati decisi dal direttore di Palazzo Reale, Sandrino Schiffìni (ora esautorato da Sgarbi), sulla base di ricognizioni degli inventari originali. Un lavoro che ha impegnato per 6 anni un gruppo di specialisti costato all'amministrazione 2.441.269,63 euro. Oggi tutte le 5 sale neoclassiche sono sotterrate da allestimenti fieristici per una mostra (già vista a Siena) di reperti egizi che gli esperti hanno già definito di scarso valore storico e archeologico. Le pannellature schiacciano gli arazzi del Settecento e coprono perfino il capolavoro di Anton van Dyck, il ritratto di Lady Venetia Digby. Nella prima «sala degli arazzi» lo sponsor della mostra che ha ricevuto da Sgarbi una tanto generosa ospitalità vende erbe e creme: la vendita continuerà fino a fine di aprile. Nel frattempo Milano ha perso la seconda grande mostra sulla Cina dell'Impero Han (gli organizzatori hanno preferito Palazzo Strozzi a Firenze) e il rischio che corre Palazzo Reale è quello di tornare il luogo degradato che era fino al 1997.