Pompei. Blitz dei tecnici dell'Azienda sanitaria Napoli 5 nell'area archeologica di Pompei: nel mirino gli scarichi fognari e il sistema di smaltimento dei rifiuti speciali. I sanitari hanno richiesto all'ufficio tecnico della soprintendenza tutta la documentazione relativa alle ditte esterne che si occupano dell'espurgo dei pozzi neri e della rimozione degli scarti delle attività di scavo: tegole, travertini, vernici e colori utilizzati per i restauri sono, infatti, considerati rifiuti speciali. A disporre i controlli è stata la procura di Torre Annunziata. La nota del ministero dell'Ambiente, che nei mesi scorsi aveva ordinato controlli a tappeto in tutti i monumenti italiani, e un esposto giunto negli uffici giudiziari torresi hanno convinto i magistrati oplontini a far scattare le ispezioni dei sanitari pompeiani all'interno della città sepolta. Ieri mattina, i medici del dipartimento di prevenzione di via Acquasalsa, diretti da Luciano Scatola, hanno fatto scattare i controlli sul sistema fognario dell'area archeologica e degli uffici della soprintendenza. Il primo ufficio a essere ispezionato è stato il laboratorio di ricerche applicate della soprintendenza pompeiana; successivamente i medici eseguiranno ulteriori accertamenti in tutte le strutture di Porta Marina Superiore. I sanitari, supportati nell'ispezione dai tecnici del comune di Pompei e dai vigili urbani, solo nei prossimi giorni, dopo aver visionato anche la documentazione richiesta alla soprintendenza, renderanno noti i risultati degli accertamenti. Secondo il responsabile dell'area archeologica Pietro Giovanni Guzzo i controlli rientrano nella norma. «In merito agli accertamenti da parte della Asl 5 e del Comune di Pompei negli uffici e nell'area archeologica, nell'ambito di più vasti controlli per la tutela dell'ambiente predisposti dal ministero per l'Ambiente - sottolinea il soprintendente Guzzo - abbiamo ricevuto finora solo la richiesta della documentazione relativa ai contratti con le ditte esterne che si occupano di espurgo e smaltimento di rifiuti speciali. La documentazione, così come concordato, verrà consegnata al Comune e all'Asl dagli uffici competenti». Il blitz di ieri ha un precedente. Il 29 settembre 2006 Pietro Giovanni Guzzo e il direttore degli scavi Antonio d'Ambrosio furono iscritti nel registro degli indagati della procura di Torre. Annunziata. Le ipotesi di reato formulate: «Violazione della legge Ronchey in materia di tutela dell'ambiente e deturpazione dei beni archeologici e ambientali». La denuncia partì dai carabinieri del Noe che posero sotto sequestro alcune zone dell'area archeologica dove furono rinvenuti cumuli di materiale di risulta. Il materiale, nonostante l'inchiesta, rimane dov'era. La zona, infatti, è ancora posta sotto sequestro e quindi la rimozione non è possibile. Materassi, vecchie sedie e altro materiale di risulta resta sotto gli occhi dei visitatori sempre più sconcertati da quei reperti che con la civiltà romana non hanno nulla a che fare.
POMPEI. Blitz negli Scavi, inchiesta sugli scarichi
I tecnici dell'Azienda sanitaria Napoli 5 hanno eseguito un blitz di controllo nella zona archeologica di Pompei, concentrati sugli scarichi fognari e il sistema di smaltimento dei rifiuti speciali. La procura di Torre Annunziata ha richiesto documentazione relativa alle ditte esterne che si occupano dell'espurgo dei pozzi neri e della rimozione degli scarti delle attività di scavo. I controlli sono stati effettuati con la partecipazione dei medici del dipartimento di prevenzione e dei tecnici del comune di Pompei. I risultati degli accertamenti saranno comunicati nei prossimi giorni. Secondo il responsabile dell'area archeologica, i controlli rientrano nella norma.
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