Finché c'è vita c'è speranza. L'antico detto calza a pennello agli agguerriti docenti e studenti dell'istituto Sigonio di via Saragozza, i quali - fedeli al loro impegno - non intendono assolutamente mollare la presa. A loro parere la scuola, ristrutturata può continuare ad essere il liceo di oggi, non c'è bisogno di un nuovo edificio. Per vincere la battaglia sono disposti a percorrere tutte le strade. Una di queste, oggi, li vede recapitare una lettere ai parlamentari modenesi ai quali si chiede di intervenire. La lettera è partita a fine dicembre, pochi giorni dopo un partecipato consiglio di istituto confluito incluso con un ordine del giorno votato ad ampia maggioranza (14 favorevoli, uno contrario e un astenuto) con il quale l'istituto si schiera nettamente contro il trasferimento della propria sede storica di via Saragozza e chiede contestualmente all'amministrazione comunale di rivedere la propria decisione di spostare dopo 108 anni di vita l'istituto. Un ordine del giorno giunto dopo il rifiuto del sindaco e dell'amministrazione tornare sulle proprie decisioni nonostante la mobilitazione dei cittadini. Di fronte a questo stato di cose il liceo ha deciso di procedere ulteriormente e la preside Ro-berta Pinelli ha inviato a 7 parlamentari modenesi una accorata lettera in cui, oltre a ricordare che sono già 4 mila le firme raccolte in calce al loro documento di protesta, già presentato al sindaco, chiedono il loro aiuto. «Una vicenda - la definisce la lettera - che per la sua esemplarità merita di superare i confini locali del dibattito pubblico». Dopo alcuni cenni storici la missiva entra nel cuore della questione: «L'amministrazione comunale, a cui era stato affidato il restauro dell'edificio, dopo aver terminato nel lontano 1993 il primo stralcio dei lavori e dopo averci fatto attendere i successivi quindici anni (con disagi, doppia sede ecc), alla fine dello scorso anno scolastico, quando sembrava imminente la seconda parte di restauro, ci ha comunicato che i soldi non c'erano più, e cheaveva deciso diversamente: avrebbe costruito per noi una sede nuova in un'area demaniale in periferia, e... con quali soldi? Con i soldi ricavati dalla vendita della sede storica!». «A nulla sono valse le obiezioni della scuola, su metodo e merito della scelta. - prosegue la lettera - Di conseguenza alcuni insegnanti hanno elaborato un documento di protesta e si sono costituiti in gruppo promotore di un'azione pubblica. Il documento, di cui la Preside è prima firmataria, è stato firmato dal 75 degli insegnanti, da centinaia di studenti e genitori della scuola, da tutto il personale, da migliaia di cittadini e da molte voci autorevoli della vita cittadina. Italia Nostra ha chiesto alla Direzione regionale dei beni culturali di vietare l'alienazione dell'edificio, l'associazione del centro "Porta Saragozza", il presidente di Lapam Federimpre-sa, Confesercenti, tutte le forze dell'opposizione e diversi rappresentanti delle forze di maggioranza sono intervenuti a sostegno della scuola, i Presidi delle Superiori all'unanimità hanno denunciato l'operato dell'amministrazione. Infine, alcuni giorni fa, il Consiglio d'Istituto ha votato contro la vendita dell'edificio, in coerenza con il sostegno all'ipotesi di restauro che sempre aveva espresso, finché l'ipotesi non è stata abbandonata dal Comune. Questo vasto movimento d'opinione non è bastato, tuttavia, a far riflettere l'amministrazione sulla sua scelta. Confidiamo che un Suo intervento possa essere più efficace».