ROMA Al cancello di un villaggio "californiano" (tutto palme, laghetti e cascate), poco prima di Tropea, il primo impatto ambientale per i turisti stranieri atterrati a Lamezia sono i rifiuti sparsi attorno a due cassonetti stracolmi; in un albergo di Maratea, le luci nelle stanze tutte computerizzate si accendono sfiorando con un dito un interruttore ultramoderno, ma la formazione professionale e linguistica di alcuni camerieri è ancora decisamente precaria; e i tratti da mulattiera della Salerno-Reggio Calabria continuano a scoraggiare chi voglia andare in auto più a sud della Costiera amalfitana. Anche per questi fattori la conclusione di un recente rapporto della Svimez sull'Industria turistica nel Mezzogiorno è ancora una volta scontata e impietosa: a parte alcune "isole" (Golfo di Napoli, con Capri, Ischia, Penisola sorrentina e Costiera amalfitana; Taormina e l'area palermitana, con Monreale e Cefalù), il nostro Sud, al centro del Mediterraneo, cioè della più importante destinazione turistica del mondo, è l'area d'Italia meno capace di attrarre turisti stranieri. E i dati lo confermano. Infatti, dei quasi 240 milioni di turisti internazionali che hanno visitato il Mediterraneo nel 2003, solo il 2,6 si è recato nel Mezzogiorno. Nel 2005, secondo l'Istat, la quota di presenze straniere nelle varie strutture ricettive del Sud è arrivata ad appena il 13,4 per cento (concentrata peraltro quasi tutta in poche aree attraenti), contro il 44 del Nord-est, il 27,6 del Centro e il 15 del Nord-ovest. E i riflessi economici sono evidenti: secondo l'Ufficio Italiano Cambi, dei 28.453 milioni di euro spesi nel 2005 dagli stranieri che hanno passato le vacanze in Italia, solo 3.804 milioni sono rimasti nel Mezzogiorno. Ma c'è una scarsa attrattività anche sul fronte interno, quello dei turisti italiani. Infatti, secondo il Rapporto Svi-mez, solo il 18 per cento dei residenti nelle altre regioni italiane va in vacanza al Sud (è una quota analoga a quella diretta al Nord-ovest), e così la componente principale per il Sud resta il "turismo di prossimità": insomma, sono soprattutto i meridionali a sceglierlo come località turistica. Sardegna e Sicilia, infatti, trattengono al proprio interno più di un terzo dei propri residenti vacanzieri; in Campania, Sicilia, Molise e Basilicata più della metà dei residenti effettua le proprie vacanze nel Sud Italia. E per la Sicilia c'è un eloquente paradosso: una recente indagine coordinata dalla Doxa ha rivelato che è la regione italiana più nota all'estero (supera addirittura la Toscana e anche la Sardegna), ma attira solo il 4 percento dei visitatori stranieri. Le ragioni che bloccano questa competitività internazionale del Sud (mentre le città d'arte sono in netta ripresa, e Roma è da tempo in pieno boom) sono naturalmente molteplici. Non c'è solo il problema della scandalosa Salerno-Reggio Calabria, ma anche l'insufficienza dei collegamenti interni e la precarietà di quelli costieri (i 60 km. in pullman tra l'aeroporto di Lamezia Terme, un tratto "lunare" della Salerno-Reggio Calabria, e la tortuosa statale 522 per arrivare a Tropea sono un vero calvario); i porti turistici sono pochi, e quelli esistenti sono sottoutilizzati anche per incapacità di gestione; in qualche zona sono gli stessi depuratori che inquinano il mare (ad agosto del 2005 il presidente della Calabria, Agazio Loiero, fu costretto a chiedere pubblicamente scusa per il mare sporco); gli alberghi che le varie Guide considerano "di qualità" sono ancora pochi, e le gestioni caratterizzate da scarsa esperienza. E, naturalmente, ha un peso enorme la criminalità che, oltre al "pizzo", impone ad alberghi e villaggi le assunzioni di personale o le ditte di fornitori, di qualità spesso scadente proprio per lucrare di più. Ma, come per altre parti d'Italia, ormai la sola offerta sole-mare (peraltro limitata ai quattro mesi di punta) non regge più la concorrenza di altri paesi mediterranei: Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Slovenia e coste africane sono favorite dai voli low-cost e dai prezzi più bassi, agevolati anche da vistosi vantaggi fiscali. E i tentativi di prolungare la stagionalità, sfruttando il mix di enormi potenzialità del nostro Sud (clima, terme, arte, cultura, parchi, enogastronomia) si sono finora arenati su problemi culturali o economici. In tutta la Calabria, ad esempio, c'è solo un villaggio turistico, vicino Tropea, aperto tutto l'anno a turisti stranieri: tedeschi, austriaci, svìzzeri e scandinavi atterrano anche d'inverno a Lamezia con i charter per una settimana di riposo, spesa però quasi tutta all'interno del villaggio, e quindi con scarsi riflessi sull'economia locale. Gli altri operatori preferiscono restar chiusi per i costi ritenuti eccessivi (riscaldamento, personale, animazione, quota per i tour operator), ma anche per lo scarso sostegno delle istituzioni pubbliche, che organizzano eventi solo d'estate. In questo scenario, ogni regione fino a poco tempo fa è andata per proprio conto in giro per il mondo a reclamizzare per fiere, mostre e convegni, la propria immagine, senza alcun coordinamento o integrazione. Il risultato è che una parte del Bel Paese (che, con 41 siti dichiarati dall'Unesco "patrimonio dell'umanità", è al primo posto nel mondo) è ancora bloccata anche in questo settore decisivo che complessivamente è il più grande comparto produttivo dell'Italia (nel Sud vi sono occupati 620 mila lavoratori, contro 1 milione 700 mila del Centro-nord). Le potenzialità, comunque, sono ancora enormi e si stanno attrezzando anche le università, per aumentare la managerialità: da sei anni l'università della Calabria ha aperto un corso di laurea in Scienze turistiche; in Sardegna, un corso di laurea in Economia e imprese del turismo è attrezzato proprio al primo piano dell'accogliente aeroporto di Olbia. Ma tutti gli esperti sollecitano la nuova "cabina di regia" (costituita dall'Enit riformato e dalle Regioni) a varare finalmente una strategia complessiva di promozione internazionale, che ad esempio all'interno del marchio Italia lanci anche un marchio Southern Italy imperniato su una qualità turistico-ambientale sempre più "certificata" nelle strutture ricettive, nelle infrastnitture, nei servizi e anche nella formazione del personale.
Sud, lo straniero si ferma a Eboli
Il rapporto Svimez sull'Industria turistica nel Mezzogiorno conferma che il Sud Italia è l'area meno capace di attrarre turisti stranieri. Nel 2003, solo il 2,6% dei 240 milioni di turisti internazionali che hanno visitato il Mediterraneo si è recato nel Mezzogiorno. Le strutture ricettive del Sud hanno solo il 13,4% della quota di presenze straniere, mentre il Nord-est ha il 44%, il Centro il 27,6% e il Nord-ovest il 15%. I dati economici sono simili, con solo 3,8 milioni di euro spesi dai turisti stranieri nel Mezzogiorno, contro 28,4 milioni nel Nord-est.
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