La Galleria di Palazzo Barberini fu fondata nel 1895 per raccogliere opere provenienti da diverse collezioni private e dal Monte di Pietà. I Barberini avevano già cominciato ad alienare le loro collezioni nel Settecento con le vendite dell'ultima discendente, Cornelia Costanza, sposata a Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Le liti ereditarie dei figli che si dovettero dividere le primogeniture Colonna e Barberini, portarono ad una divisione delle collezioni fra i due rami della famiglia, con un accordo stipulato a Parigi nel 1811. Alla definitiva dispersione delle collezioni si arrivò nel 1934, con l'avallo dello Stato, che, con una specifica legge, permise la vendita delle opere fidecommissarie in cambio di un piccolo nucleo in proprietà, rinunciando alla tutela di una delle più importanti collezioni fidecommissarie romane. Solo nel 1984 si arrivò ad una migliore definizione dell'ordinamento riportando nella sua sede storica originaria la collezione Corsini, e portando tutte le opere di provenienza da acquisti o da collezioni prive della loro sede storica nel palazzo Barberini. L'intento era di creare in questa sede, quando fosse stato possibile, una Galleria Nazionale nel vero senso del termine, ordinata cronologicamente ma con la possibilità di inserire nel percorso acquisti e integrazioni, differente quindi come concezione dalla struttura definita dalle collezioni storiche del panorama romano, viceversa di impianto molto più vicino ai grandi musei stranieri e dotata come questi di tutti i più moderni servizi. Grazie all'accordo sottoscritto dal ministro Francesco Rutelli e dal ministro della Difesa Arturo Parisi, Palazzo Barberini torna ora Museo dopo il trasferimento del Circolo Ufficiali alla vicina Palazzina Savorgnan di Brazzà. Ciò ha consentito di recuperare più di 2.700 mq, mentre 700 mq resteranno disponibili esclusivamente per esigenze di alta rappresentanza del Ministro della Difesa. La nuova Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini è stata inaugurata il 13 dicembre 2006, in attuazione del progetto ideato fin dal 1895, ispirato alla salvaguardia del patrimonio artistico e alla creazione di una raccolta statale nella capitale dell'Italia da poco unita. Tutti i lavori di restauro strutturali e di allestimento del museo sono stati finora realizzati con i finanziamenti del programma ordinario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con i fondi del Gioco del Lotto. È stata portata a termine la prima parte dei grandi lavori di restauro e di allestimento che, insieme al giardino e al portico, restituiscono al pubblico le prime otto sale del piano nobile, che offrono una ricca selezione di dipinti del Cinquecento, scelti tra le opere più significative della Galleria Nazionale di Arte Antica. Nel loro insieme documentano lo svolgersi della cultura figurativa del secolo, dal Rinascimento al Manierismo. La prima sala è dedicata a Raffaello e alla sua scuola e vede al centro la celebre Fornarina, nelle collezioni Barberini già a partire dal Seicento. Attorno ci sono opere di Giulio Romano, come la raffinatissima Madonna con Bambino e di altri pittori, anche stranieri, come Maarten van Heemskerck, autore del trittico con Deposizione, ricco di suggestioni fiamminghe e di spunti raffaelleschi, esaltati dal restauro. Si segnala poi la tavola di Perin del Vaga, raffigurante Sacra Famiglia, già in deposito presso la Corte Costituzionale che lo ha generosamente restituito al museo. L'opera si rivela essenziale, permettendo di valutare il legame tra Raffaello e i suoi più diretti discepoli. Nella seconda sala sono esposti i raffaelleschi, artisti che seppero cogliere e diffondere anche in Italia settentrionale il linguaggio del maestro: Giacomo Francia, Vincenzo Tamagni, Innocenzo da Imola. Tra i dipinti, il Compianto sul Cristo morto, firmato dal Francia, lirico e commovente. Segue la sala dei Fiorentini con la nota Maddalena dell'eccentrico Piero di Cosimo, personalità inquieta e singolare e con altri capolavori di Andrea del Sarto, Girolamo Genga e il Puligo, esponenti di uno dei periodi più felici per l'arte a Firenze. La successiva sala dei Senesi e Leonardeschi vede al centro uno dei dipinti più apprezzati dal pubblico, la grandiosa tavola delle Tre Parche di Marco Bigio, scenografica allegoria della precarietà della vita umana. Accanto, il Ratto delle Sabine del Sodoma, e altri dipinti di autori fortemente influenzati da Leonardo come i lodigiani Callista e Martino Piazza. Al centro del percorso si trova l'ampia sala di ingresso, nel Seicento destinata dai Barberini a Sala dell'Udienza, nella quale trovano spazio le opere del Garofalo, che documentano il garbato e narrativo diffondersi dello stile di Raffaello. Tra queste, l'Adorazione dei Magi, una grande tela in cui la scena sacra scorre ricca di particolari fiabeschi. Segue la sala dei veneti, nella quale spicca uno dei capolavori di Lorenzo Lotto, il Matrimonio mistico di Santa Caterina, firmato e datato 1524, commissionato al pittore dal facoltoso mercante bergamasco Giovanni Cassotti. A questa si aggiungono importanti opere di Tintoretto e di Palma il Giovane. Una recente attribuzione assegna infatti a questo noto artista la Strage degli Innocenti, appena restaurata. Si prosegue nell'ampia sala affrescata da Andrea Sacchi con la Divina Sapienza, che possiamo denominare sala dei ritratti perché dedicata ai tanti capolavori di questo genere nelle collezioni della Galleria Nazionale. Vanno citati il Ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein, in cui l'autore coniuga perfettamente padronanza tecnica rigorosissima e naturalezza di fisionomia; il raffinatissimo e prezioso Ritratto di Stefano IV Colonna di Bronzino o ancora il Ritratto di gentiluomo di Bartolomeo Veneto, curioso e bizzarro esempio della maniera di questo raro pittore o, ancora, il Ritratto di Giulia Farnese del fiorentino Jacopo Zucchi, esempio di un gusto aulico e altero. L'ultima è la sala dei Manieristi in cui sono esposti dipinti meno noti al grande pubblico come il poderoso San Gemiamo di Girolamo Muziano, o le intense rivisitazioni michelangiolesche del Maestro della Madonna di Manchester, di Jacopino del Conte, di Jacob de Backer, ma anche le immagini ormai visionarie di El Greco, autore di due famosi bozzetti per la chiesa del Collegio de Dona Maria de Aragòn a Madrid. Tutte le opere di questo nuovo allestimento sono state restaurate, nella quasi totalità, dal Laboratorio di Restauro del Polo Museale Romano che ha sede nello stesso Palazzo Barberini. L'allestimento definitivo nasce dalla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesistici di Roma e la Direzione del Museo (Polo Museale Romano) che, fin dall'inizio, hanno ideato un progetto che tenesse conto delle esigenze museali di spazi in progressiva espansione. La scelta nei materiali, nelle linee e nei colori è stata volutamente sobria e rigorosa per mettere in risalto sia la grandiosità architettonica delle volte decorate sia il rilievo delle opere esposte. Entro breve saranno allestite anche le altre sale del piano nobile, nelle quali sono già stati portati a termine tutti gli interventi strutturali. Esse accoglieranno dipinti della fine del Cinquecento e dei primi del Seicento e, in particolare, le opere di Caravaggjo, dei caravaggeschi e del primo Seicento emiliano. Si proseguirà poi negli ambienti del secondo piano, nei quali i lavori sono in corso di ultimazione e dove saranno esposti dipinti del Seicento per chiudere, successivamente, con quelli del Settecento che, in parte, saranno collocati anche negli appartamenti settecenteschi. In parallelo nella stessa ala nord, negli ambienti liberati dal Circolo Ufficiali, continuerà il progetto di restauro per ospitare le sezioni della Pittura del Duecento, Trecento e Quattrocento. Il restauro si concluderà nel prossimo quadriennio.