All'indomani dei sigilli apposti, per iniziativa della Regione Sardegna, a uno dei cantieri nell'area di Tuvixeddu, Legambiente rinnova l'appello al ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, perché intervenga con urgenza. L'associazione ambientalista chiede un tavolo a tre con governo, amministrazione regionale e comune di Cagliari per concordare una seria proposta di tutela e un piano di finanziamenti che consentano la realizzazione di un parco archeologico nella zona della necropoli punica, minacciata dalle ruspe del consorzio Coimpresa. L'altroieri il presidente della commissione Cultura della Camera, Pietro Folena (Prc), ha visitato l'area su cui sta per sorgere l'insediamento edilizio. E Legambiente gli ha consegnato un dossier sul caso. «Presenterò subito - ha detto Folena - una risoluzione per coinvolgere la commissione e il ministro Rutelli. Ho visto le carte del progetto di costruzione di un intero quartiere sul colle dove sorge la necropoli. Mi sembra che tutti questi metri cubi di cemento, troppo vicini a un sito archeologico di questa importanza, non siano compatibili. Ho davvero dei fortissimi dubbi». Ieri la Regione ha confermato l'esproprio dell'area di Tuvixeddu tra i numeri civici 35 e 36 di viale Sant'Avendrace, a Cagliari, dove l'altro ieri sono stati apposti i sigilli al cantiere dell'impresa Cocco. Come annunciato dal presidente Renato Soru l'altro ieri durante una conferenza stampa, la giunta, con una delibera approvata ieri mattina, ha dato mandato all'assessore ai Beni culturali, Carlo Mannoni, di avviare tutte le iniziative utili per la massima valorizzazione del sito archeologico. Nel documento della giunta il progetto di valorizzazione di Tuvixeddu prevede «la conseguente dichiarazione di pubblica utilità» dell'area dove sorge il cantiere cui sono stati apposti i sigilli e la «successiva acquisizione dei terreni alla mano pubblica, ai sensi degli articoli 95, 96, 98, 99 e 100 del Codice Urbani, per di realizzare la porta d'accesso all'intera area archeologica di Tuvixeddu». Ora bisognerà trovare gli strumenti normativi per la copertura degli oneri finanziari dell'esproprio. Nella delibera della giunta viene segnalato, inoltre, «che la Commissione regionale per il paesaggio si appresta ad esaminare tutta la documentazione relativa all'intera area del colle di Tuvixeddu, al fine di completare la procedura per dichiararne il notevole interesse paesaggistico, e che il ministero per i Beni culturali ha sollecitato la propria Direzione regionale e la Soprintendenza archeologica ad adottare i provvedimenti di competenza». In particolare, la delibera della giunta Soru fa riferimento all'articolo 96 del Codice Urbani, che prevede «l'esproprio per causa di pubblica utilità per fini strumentali degli edifici ed aree, quando ciò sia necessario per assicurare la luce o la prospettiva» ai monumenti e «garantirne e accrescerne il decoro da parte del pubblico e facilitarne l'accesso». Dal versante del colle interessato dai lavori bloccati parte infatti il progetto di valorizzazione di Soru e della sua giunta per la necropoli di Tuvixeddu, una delle aree archeo-logiche e monumentali più significative del Mediterraneo. Resta il problema dell'area dove Coimpresa sta lavorando alla costruzione di un quartiere da 300 mila metri cubi. Qui, per il momento, la giunta regionale non ha disposto alcun blocco dei lavori, tantomeno espropri. Ieri Soru ha mandato nei cantieri Coimpresa la Guardia forestale. Nei prossimi giorni si vedrà se la giunta regionale ha intenzione di muoversi per proprio conto per bloccare Coimpresa oppure se preferirà attendere un'iniziativa di Rutelli, magari il tavolo a tre proposto da Legambiente. «Con il vincolo a Tuvixeddu il centrosinistra alla guida alla Regione conferma di aver un progetto chiaro anche per Cagliari: le valenze ambientali, archeologiche e culturali sono il volano per lo sviluppo della città». Così ieri Chicco Porcu, capogruppo in consiglio regionale di Progetto Sardegna, il partito di Soru. «Il Comune di Cagliari, che da sempre soffre di una carenza di idee e proposte concrete, bene farebbe - osserva Porcu - a sposare e non a ostacolare queste iniziative».