DIAMO un compito chiaro al Paese, scriveva ieri Pellegrino Capaldo. In effetti, invece di disperdere il dibattito pubblico italiano in mille rivoli che per mesi vedono solo uno o l'altro aspetto ieri le tasse, oggi le pensioni al centro di polemiche, compito di un governo è quello di comunicare una semplice ed essenziale matrice dello sviluppo. Una matrice in cui individuare i settori prioritari ai quali convogliare le non ricche risorse disponibili della finanza pubblica, e soprattutto gli snellimenti procedurali e burocratici dai quali la competitività può risultare potenziata. Uno dei settori essenziali della matrice dello sviluppo italiana è il turismo, e se c'è un difetto della politica italiana è di aver riservato al problema troppi microinterventi disorganici sul territorio in un proliferare di iniziative di Regioni ed Enti locali fuori poche scelte prioritarie sostenute a livello nazionale. Siamo reduci da un 2006 che ha registrato, dai primi dati consuntivi, una modesta ripresa dopo anni disastrasi. Nel 1970 eravamo il Paese leader nel mondo per ingressi turistici. Oggi combattiamo a fatica per difendere meno del 5 degli 800 milioni che rappresentano il flusso turistico mondiale annuo, con Francia, Spagna, Stati Uniti e persino Cina che ci hanno staccato di decine e decine di milioni. Il turismo vale oggi poco più del 5 del Pil italiano, il 20 in meno di 10 anni fa. E se Spagna e Francia investono l'l del Pil di risorse pubbliche in promozioni tu-ristiche e tre o quattro volte tanto di risorse private nel settore, da noi le ultime due Finanziarie non hanno potuto che accantonare sia il maxi piano da 300 milioni di euro al quale pensava l'ex ministro Scajola, sia con la Finanziaria ultima la possibilità di accogliere almeno alcune delle richieste avanzate da anni dagli operatori di settore. Poco c'è mancato anzi che fosse reintrodotta la tassa di soggiorno, che ci avrebbe ulteriormente spiazzato rispetto alle offerte turi-stiche spagnole, croate o francesi. Il vicepremier Rutelli ha finalmente avviato il rinnovo dell'Enit che dovrà diventare una flessibile Agenzia del turismo, affidandolo a un manager credibile come Umberto Paolucci, che ha fatto miracoli in Microsoft. Ma per superare l'insensatezza di milioni di euro bruciati da tutti gli Enti Locali per promuovere iniziative che si elidono a vicenda dopo anni in cui persino la Corte costituzionale ha dovuto bocciare il caos creato intorno alla cabina di regia nazionale del turismo alla quale si opponevano le Regioni - occorre ben altro. Il presidente di Federturismo, Costanzo Jannotti Pecci, chiede da anni una riduzione dell'Iva sul turismo di un punto l'anno per 5 anni di seguito, per riportarci a livelli di tassazione analoghi a quelli dei concorrenti. E una riduzione dell'Irap che aiuti le imprese a destagionalizzare, aumentando l'occupazione stabile, e a fondere tra loro le troppe migliaia di piccoli esercizi alberghieri che in Italia offrono servizi poco competitivi ai turisti e poco remunerativi ai pro-prietari. Negli ultimi 5 anni, la bilancia turistica italiana annuale è passata da un attivo di quasi 15 miliardi di euro a poco più di 10. Per fermare la caduta, occorre uno sforzo in pochi punti precisi, appunto un disegno organico di interventi da progetto-Paese. Altrimenti, sarà pura strategia di sopravvivenza.